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Il Senato sta discutendo se inserire l’inno di Mameli nella Costituzione

È quanto chiede una proposta del centrodestra, sostenuta anche da alcuni deputati del PD e di Italia Viva. L’inno però è già riconosciuto dal 2017
ANSA
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In questi anni il governo Meloni, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra, ha promesso due riforme della Costituzione, il premierato e la riforma della separazione delle carriere dei magistrati, che però non sono andate in porto. La prima è bloccata da mesi alla Camera e sembra che non verrà mai approvata definitivamente, almeno in questa legislatura. La seconda, approvata dal Parlamento, è stata bocciata dai cittadini nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026. 

Così le riforme costituzionali approvate definitivamente in questa legislatura sono solo tre, di minore portata: due riguardano la modifica degli statuti speciali del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, mentre l’altra ha incluso nella Costituzione la tutela dello sport. Oltre a queste, però, potrebbe aggiungersi un’altra riforma a cui sta lavorando in questi mesi la Commissione Affari costituzionali del Senato. Si tratta della proposta di riforma costituzionale per riconoscere ufficialmente della Costituzione l’inno di Mameli, cioè l’inno nazionale italiano. 

La proposta, firmata da tutti i partiti di centrodestra e da alcuni senatori del PD e di Italia Viva, chiede di modificare l’articolo 12 della Costituzione, che stabilisce che «la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». La proposta di riforma costituzionale propone di integrare l’articolo con questa frase: «L’inno nazionale della Repubblica è il “Canto degli Italiani”, con testo di Goffredo Mameli e musica di Michele Novaro». 

Per entrare nella Costituzione, la proposta dovrà essere approvata sia dal Senato che dalla Camera due volte nella stessa versione. In più, nella seconda votazione dovrà essere approvata da almeno i due terzi dei deputati e dei senatori, altrimenti la riforma potrà essere sottoposta a referendum. Il percorso dunque è ancora lungo ma, come ha spiegato a Pagella Politica la prima firmataria della riforma, la deputata di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione, la riforma potrebbe arrivare all’esame dell’aula del Senato a breve. Campione ha aggiunto che la Commissione Affari costituzionali potrebbe modificare leggermente il testo approvando un emendamento a firma della senatrice di Fratelli d’Italia Domenica Spinelli. L’emendamento prevede che la riforma aggiunga all’articolo 12 solo che “l’inno nazionale della Repubblica è il “Canto degli Italiani”», senza i riferimenti agli autori dell’inno.

Una modifica simbolica

Durante l’esame in commissione del testo la costituzionalista Ines Ciolli, professoressa all’Università La Sapienza di Roma, ha suggerito di correggere la riforma in modo tale «che questa sia il più possibile generale e introducesse solo l’inno senza altre specificazioni». Questa prudenza deriva dal fatto che l’articolo 12 rientra tra gli articoli che stabiliscono i princìpi fondamentali della Repubblica, e secondo la costituzionalista la riforma creerebbe un precedente che potrebbe aprire ad altre modifiche dei princìpi fondamentali. Non sarebbe comunque la prima volta che il Parlamento modifica uno degli articoli sui princìpi fondamentali della Costituzione: a febbraio 2022 il Parlamento ha approvato in via definitiva una riforma dell’articolo 9 della Costituzione per riconoscere la tutela dell’ambiente. Ma secondo Ciolli questa pratica di introdurre modifiche minimali alla Costituzione, in particolare agli articoli fondamentali, è simbolica e per certi versi rischiosa. «Continuare a proporre e adottare revisioni costituzionali», ha concluso la costituzionalista, «significa rendere fragile il testo che unisce tutti e che tutti ci rappresenta».

Tra l’altro l’inno di Mameli è già riconosciuto dalla legge italiana come l’inno nazionale, tramite una proposta di legge del Partito Democratico approvata dal Parlamento nel 2017, durante il governo Gentiloni. 

In ogni caso, secondo i proponenti della riforma costituzionale riconoscere l’inno nazionale a livello costituzionale servirà a colmare quella che secondo loro è una discrepanza di trattamento con la bandiera nazionale, che è riconosciuta nel tricolore proprio nella Costituzione. La proposta infatti non è nuova, ma anzi è un cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia e prima ancora del Popolo della Libertà, che nelle scorse legislature avevano presentato iniziative simili, senza successo.

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