Il 5 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) per il 2026. Si tratta di uno dei rapporti più importanti sullo stato della finanza pubblica e sulle prospettive di spesa del governo nei prossimi anni. Il DPFP viene pubblicato poco prima dell’inizio dei lavori sulla legge di Bilancio e al suo interno l’esecutivo indica i dati e le previsioni sulla crescita del PIL, del debito, del deficit e della spesa pubblica, illustrando le azioni che intende intraprendere per aumentare la crescita economica.
Durante la presentazione del documento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato chiaro sul quadro attuale: «Il DPFP arriva in un contesto particolarmente complesso», in cui «fare previsioni diventa sempre più complicato», ha detto Giorgetti. I pochi elementi che emergono, però, non trasmettono un messaggio rassicurante: in sostanza, per il 2027 ci saranno risorse davvero limitate per qualsiasi politica espansiva. Giorgetti ha rivendicato il fatto che il governo non dovrà deviare dalla spesa programmata negli scorsi anni, ma questo significa anche che non potrà aggiungere nessun intervento di spesa pubblica o quasi per l’anno prossimo. Si tratterebbe di una pessima notizia per qualsiasi legge di Bilancio, ma diventa di particolare importanza per quella attuale, considerando che le prossime elezioni politiche si terranno tra meno di un anno, secondo alcuni addirittura nella primavera del 2027. Il governo avrà dunque pochi strumenti per approvare misure che facciano guadagnare consenso elettorale a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento.
La situazione attuale è causata soprattutto da fattori esterni, come i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente o la guerra commerciale intrapresa dagli Stati Uniti, ma è anche il risultato delle scelte della presidente del consiglio Giorgia Meloni durante il suo lungo mandato di governo. Per ricostruire tutta la storia, occorre partire dallo stato attuale dei conti pubblici.
Durante la presentazione del documento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato chiaro sul quadro attuale: «Il DPFP arriva in un contesto particolarmente complesso», in cui «fare previsioni diventa sempre più complicato», ha detto Giorgetti. I pochi elementi che emergono, però, non trasmettono un messaggio rassicurante: in sostanza, per il 2027 ci saranno risorse davvero limitate per qualsiasi politica espansiva. Giorgetti ha rivendicato il fatto che il governo non dovrà deviare dalla spesa programmata negli scorsi anni, ma questo significa anche che non potrà aggiungere nessun intervento di spesa pubblica o quasi per l’anno prossimo. Si tratterebbe di una pessima notizia per qualsiasi legge di Bilancio, ma diventa di particolare importanza per quella attuale, considerando che le prossime elezioni politiche si terranno tra meno di un anno, secondo alcuni addirittura nella primavera del 2027. Il governo avrà dunque pochi strumenti per approvare misure che facciano guadagnare consenso elettorale a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento.
La situazione attuale è causata soprattutto da fattori esterni, come i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente o la guerra commerciale intrapresa dagli Stati Uniti, ma è anche il risultato delle scelte della presidente del consiglio Giorgia Meloni durante il suo lungo mandato di governo. Per ricostruire tutta la storia, occorre partire dallo stato attuale dei conti pubblici.