La Grande recessione del 2008 e la Crisi dei debiti sovrani immediatamente successiva hanno colpito profondamente l’economia italiana, condannandola a oltre un decennio di stagnazione economica. Allo scoppio della pandemia, il PIL non era ancora tornato sopra i livelli del 2008 e ancora nel 2025 la crescita totale in 17 anni è stata solo del 2 per cento. Per confronto, i Paesi dell’UE hanno aumentato in media del 20 per cento il loro PIL nello stesso periodo.

L’Italia ha condiviso il suo destino con Paesi simili, sia per radici culturali e sociali, sia per molti tratti della struttura economica. È nato così informalmente il soprannome PIGS, un acronimo che indica Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. A questi, nel tempo, si è aggiunta l’Irlanda, diversa per ragioni storiche, ma con alcune caratteristiche storiche comuni con i PIGS. A quasi vent’anni dalla Grande Recessione, tutti i PIGS sembrano tornati a seguire un buon sentiero di crescita economica. Tutti, a parte l’Italia. Perché?

Ce lo siamo chiesti in un podcast, PIGS, disponibile dal 6 agosto e con una puntata in uscita ogni giovedì fino al 10 settembre. In ogni episodio, il giornalista Massimo Taddei racconterà la storia delle crisi che hanno colpito questi Paesi dal 2008 in poi, e proverà ad analizzare come ne sono usciti, Paese per Paese.

In attesa di settembre, con il ritorno alle discussioni per la legge di Bilancio e alle politiche e polemiche quotidiane, con PIGS vogliamo raccontare una storia che spesso viene dimenticata, ma che ci aiuta a capire quali sono i problemi più importanti del nostro Paese. E, soprattutto, quanto sia importante risolverli in modo strutturale.