Candidarsi alle elezioni non è facile come sembra

Tra raccolta delle firme e procedure burocratiche solo una parte dei partiti che annunciano di voler partecipare al voto riesce ad arrivare sulla scheda elettorale
Un momento del video di lancio di Per la verità – Fonte: Youtube
Un momento del video di lancio di Per la verità – Fonte: Youtube
Negli ultimi mesi sono nati o sono stati annunciati diversi nuovi progetti politici. Fabrizio Corona ha presentato il movimento “Per la Verità”, con l’intenzione di entrare nel dibattito politico nazionale e di partecipare alle prossime elezioni. Marco Rizzo, già parlamentare e oggi tra i promotori di Italia Domani, sta costruendo un progetto che insiste su sovranità nazionale e lavoro. C’è anche il Partito Capibara che, diventato noto soprattutto grazie a meme e contenuti sui social, ha detto di voler partecipare alle prossime elezioni politiche. E infine c’è Beppe Grillo, il fondatore del Movimento 5 Stelle, che secondo fonti stampa starebbe per annunciare la propria candidatura, anche se al momento nulla è stato reso ufficiale.

Ma basta annunciare di candidarsi per partecipare alle elezioni? In breve, no. Annunciare un partito, scegliere un nome e un simbolo o dichiarare di voler partecipare alle elezioni non significa infatti poter comparire automaticamente sulla scheda elettorale.

Succede ogni volta che sono in programma le elezioni politiche: diverse figure e movimenti annunciano la loro candidatura, alcuni poi depositano il contrassegno, ma solo una parte viene effettivamente ammessa. Per esempio, alle ultime elezioni politiche nel 2022 erano stati depositati 101 contrassegni, ma poi il Ministero dell’Interno ne aveva ammessi 75.

Insomma, per partecipare alle elezioni bisogna rispettare una serie di regole e requisiti, che tra l’altro con la nuova legge elettorale potrebbero in parte cambiare.

I requisiti oggi

La prima distinzione da fare è tra i requisiti richiesti a una persona per poter essere eletta e quelli che deve rispettare una lista per partecipare alle elezioni.

Per quanto riguarda le persone, la Costituzione stabilisce un requisito di età. Alla Camera possono essere eletti tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto 25 anni, mentre per essere eletti al Senato bisogna averne compiuti 40.

Avere questi requisiti, però, non basta per comparire sulla scheda. Le candidature devono essere presentate secondo le procedure previste dalla legge elettorale. I partiti o movimenti devono innanzitutto depositare al Ministero dell’Interno il proprio contrassegno, cioè il simbolo con cui intendono partecipare alle elezioni, e il nome del partito o del gruppo politico. Successivamente devono presentare le liste dei candidati agli uffici elettorali competenti. Il deposito del contrassegno deve avvenire non prima delle ore 8 del 44° giorno prima delle elezioni e non oltre le 16 del 42° giorno.

Per alcuni partiti c’è poi un altro passaggio: la raccolta delle firme necessarie a sostenere la presentazione delle liste. Con le regole oggi in vigore, per ogni collegio plurinominale servono tra le 1.500 e le 2 mila firme di elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni compresi in quel collegio. Se lo scioglimento delle Camere anticipa di oltre 120 giorni la loro scadenza naturale, il numero minimo richiesto viene dimezzato. Oggi i collegi plurinominali sono 49 alla Camera e 26 al Senato. In teoria, una forza politica che intende presentarsi in tutti i collegi deve raccogliere un minimo di 112.500, fino a un massimo di 150 mila firme.

La legge prevede però alcune eccezioni. Non devono raccogliere le firme i partiti o gruppi politici che erano costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione delle elezioni. Sono esentati anche i partiti rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano ottenuto almeno un seggio alle ultime elezioni. Quindi, per un nuovo partito nato fuori dal Parlamento il percorso verso le elezioni è più complicato rispetto a quello di una forza politica già rappresentata nelle istituzioni. Come vedremo, la nuova legge elettorale ha modificato la disciplina sulle firme da depositare, aumentando il numero di quelle necessarie ed esentando invece dalla raccolta firme tutti i partiti che avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere alla data del 31 dicembre 2025.

Chi non può candidarsi

Avere l’età richiesta e il diritto di voto non significa necessariamente poter essere eletti. Esistono altre condizioni che potrebbero limitare la candidatura: incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità.

L’incandidabilità impedisce di presentarsi alle elezioni e di ricoprire la carica. È il caso, per esempio, di alcune condanne penali definitive previste dalla cosiddetta “legge Severino”, dal nome dell’ex ministra della Giustizia Paola Severino. Non possono candidarsi alla Camera o al Senato coloro che hanno ricevuto una condanna definitiva a più di due anni di reclusione per alcune categorie di reati di particolare gravità, per alcuni delitti contro la pubblica amministrazione o per altri delitti non colposi per cui la pena massima prevista è di almeno quattro anni. È questo ad esempio il caso di Fabrizio Corona, che non può essere eletto alla Camera o al Senato perché è stato interdetto dai pubblici uffici. La condanna definitiva era arrivata nel 2013, dopo che l’ex fotografo era stato ritenuto responsabile di estorsione aggravata e trattamento illecito dei dati personali per aver preteso dall’ex calciatore David Trezeguet 25 mila euro per non pubblicare alcune sue fotografie private. 

Diversa è l’ineleggibilità. In questo caso non c’è un divieto di presentare la candidatura, ma una particolare carica ricoperta può impedire che l’elezione sia considerata valida. Rientrano in questo gruppo i sindaci di comuni con più di 20 mila abitanti, salvo che cessino dalla carica nei tempi previsti dalla legge.

L’incompatibilità riguarda invece quello che succede dopo l’elezione. Non impedisce di candidarsi né di essere eletti, ma alcune cariche non possono essere ricoperte contemporaneamente. In quel caso la persona interessata deve scegliere quale mantenere. Per esempio, la Costituzione stabilisce che non si può essere contemporaneamente membri del Consiglio o della Giunta regionale e parlamentari.

Che cosa prevede la nuova legge elettorale

Queste regole potrebbero in parte cambiare con la nuova riforma elettorale proposta dal centrodestra. Il 15 settembre il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale ribattezzata “Stabilicum”, che ora passa alla Camera per l’eventuale approvazione definitiva. Il testo era già stato approvato a luglio dalla Camera ma, dato che durante l’esame al Senato è stato modificato, deve tornare alla Camera per il via libera finale.

In generale, la nuova legge elettorale prevede l’introduzione di un sistema proporzionale con la possibile assegnazione di un “premio di governabilità” – e cioè una quota di seggi aggiuntiva – alla lista o alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti. 

Le modifiche al Senato non hanno toccato l’impianto generale della legge, né i requisiti per diventare deputati o senatori, ma sono intervenute ad esempio introducendo le preferenze “semi-bloccate” e aumentando il numero di firme necessarie per chi decide di candidarsi. E proprio quest’ultimo punto potrebbe rendere più difficile per chi sta fuori dal Parlamento riuscire a candidarsi alle elezioni del 2027.

Serviranno più firme

Durante l’esame al Senato la senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda ha presentato un emendamento che riguarda i partiti che non hanno un gruppo parlamentare o una componente in Parlamento nell’attuale legislatura, aumentando il numero di firme che quelle liste devono raccogliere per presentarsi alle elezioni.

Nell’attuale legge elettorale era necessario raccogliere tra un minimo di 1.500 e un massimo di 2 mila firme per collegio. Con la nuova legge elettorale, invece, saranno necessarie tra le 6 mila e le 7 mila firme per le liste che non hanno nessuna rappresentanza ufficiale in Parlamento. Come abbiamo spiegato in un altro articolo, ad esempio sarebbero obbligati a raccogliere le firme partiti come Progetto Civico di Alessandro Onorato, che non ha nessun parlamentare, e il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, che non ha una componente ufficiale. A meno di esenzioni o alleanze con forze politiche già presenti in Parlamento, quindi, anche per i nuovi progetti politici – come quello di Corona o il partito Capibara – sarà necessario raccogliere le firme per poter concorrere alle prossime elezioni politiche. Al contrario, partiti come Più Europa e Futuro Nazionale non sarebbero toccati dall’emendamento perché entrambi hanno una componente all’interno del gruppo Misto della Camera.

Come funziona la raccolta delle firme

Raccogliere le firme, però, non è così facile come sembra. «Per prima cosa i partiti che devono raccogliere le firme devono preparare le liste di tutti i collegi d’Italia della Camera del Senato e non più di 180 giorni prima del deposito delle candidature devono avere tutte le liste di candidati preparate sugli appositi moduli e iniziare a smistarle in tutta Italia», ha spiegato a Pagella Politica Nicolò Scibelli, responsabile dell’ufficio legislativo di Più Europa.

In questa fase quindi è fondamentale l’organizzazione territoriale del partito. «Ovunque ci deve essere qualcuno a cui il partito centrale fa arrivare dei moduli con le liste di candidati firmate dal rappresentante legale del partito e che chiede ai comuni la possibilità di fare dei gazebo o dei banchetti nelle piazze», ha aggiunto Scibelli. Poi quelle firme è necessario raccoglierle, quindi «bisogna fermare gli elettori per strada. 
Non c’è più l’abitudine di raccogliere le firme, quindi spesso le persone sono diffidenti quando gli si chiede di firmare per fare in modo che un partito si presenti alle elezioni».

Una volta raccolte le firme, è necessario depositarle. «Alle firme autenticate devono essere allegati i certificati che attestano l’iscrizione dei sottoscrittori nelle liste elettorali, per dimostrare che quelle persone hanno i diritti politici – ha aggiunto Scibelli –. Quindi è necessario chiedere quei documenti ai comuni perché senza i certificati le firme non valgono». Bisogna poi considerare che la raccolta delle firme viene fatta tutta con carta e penna, e che quindi è possibile commettere errori nelle trascrizioni. Per questo, come ha spiegato il responsabile legislativo di Più Europa, non basta raggiungere il numero minimo indispensabile di firme, ma è necessario sempre raccoglierne alcune in più per sicurezza.

Al di là dei vari passaggi burocratici, per alcuni partiti è difficile raggiungere il numero necessario di firme, e lo sarà ancora di più con il cambiamento introdotto dallo “Stabilicum”. «Il senso della raccolta firme è evitare che alle elezioni si presentino decine o centinaia di piccole liste che non esistono veramente, che sono più che altro liste di disturbo. È giusto quindi che si dimostri che hanno un minimo di consistenza sul territorio. Con la nuova legge elettorale però sarà necessario raccogliere 6 mila firme anche nel collegio di alta montagna, dove magari alle elezioni prenderesti pochi voti», ha concluso Scibelli.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli