Secondo le decisioni assunte finora, dal 1° ottobre le auto diesel Euro 5 non potranno più circolare liberamente in alcune delle principali città della Lombardia. Il divieto, inizialmente previsto anche in Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, nelle altre tre regioni della Pianura Padana è già stato sospeso e sostituito con altre misure per ridurre l’inquinamento.
Il blocco degli Euro 5 era stato introdotto inizialmente dal governo Meloni nel 2023 con un decreto-legge, dopo che con due sentenze la Corte di giustizia europea aveva condannato l’Italia per il superamento dei limiti di polveri sottili nell’aria. Questo primo blocco chiedeva alle regioni della pianura Padana di modificare i loro piani di qualità dell’aria per ridurre i livelli di inquinamento: in sostanza, a partire dal 2025 i comuni oltre i 30 mila abitanti di queste regioni avrebbero dovuto limitare la circolazione delle auto a diesel Euro 5, ovvero quelle immatricolate fino al 2015.
A maggio 2025, pochi mesi prima dell’inizio del divieto, il governo ha però deciso di rinviare l’applicazione del decreto quest’anno, rendendolo valido solo per le città superiori ai 100 mila abitanti. Ma non solo: il nuovo decreto ha permesso alle regioni di adottare interventi alternativi al posto del blocco, purché garantiscano una riduzione delle emissioni compatibile con gli obblighi europei. A poche settimane dalla scadenza, le quattro regioni interessate hanno così preso strade diverse. Al momento, la Regione Lombardia ha deciso di mantenere intatto il divieto, ma il Consiglio regionale sta lavorando a una nuova delibera per aggirare il divieto di circolazione, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Invece Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto già durante l’estate hanno optato per le cosiddette “misure compensative”. Nel frattempo, il 18 settembre, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che il governo discuterà nel prossimo consiglio dei ministri un nuovo decreto-legge che punta a rinviare a dopo il 2027 il blocco degli Euro 5.
Il blocco degli Euro 5 era stato introdotto inizialmente dal governo Meloni nel 2023 con un decreto-legge, dopo che con due sentenze la Corte di giustizia europea aveva condannato l’Italia per il superamento dei limiti di polveri sottili nell’aria. Questo primo blocco chiedeva alle regioni della pianura Padana di modificare i loro piani di qualità dell’aria per ridurre i livelli di inquinamento: in sostanza, a partire dal 2025 i comuni oltre i 30 mila abitanti di queste regioni avrebbero dovuto limitare la circolazione delle auto a diesel Euro 5, ovvero quelle immatricolate fino al 2015.
A maggio 2025, pochi mesi prima dell’inizio del divieto, il governo ha però deciso di rinviare l’applicazione del decreto quest’anno, rendendolo valido solo per le città superiori ai 100 mila abitanti. Ma non solo: il nuovo decreto ha permesso alle regioni di adottare interventi alternativi al posto del blocco, purché garantiscano una riduzione delle emissioni compatibile con gli obblighi europei. A poche settimane dalla scadenza, le quattro regioni interessate hanno così preso strade diverse. Al momento, la Regione Lombardia ha deciso di mantenere intatto il divieto, ma il Consiglio regionale sta lavorando a una nuova delibera per aggirare il divieto di circolazione, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Invece Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto già durante l’estate hanno optato per le cosiddette “misure compensative”. Nel frattempo, il 18 settembre, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che il governo discuterà nel prossimo consiglio dei ministri un nuovo decreto-legge che punta a rinviare a dopo il 2027 il blocco degli Euro 5.