Negli ultimi quattro anni si è registrato un aumento significativo del sovraffollamento carcerario. In pratica, le carceri ospitano più persone di quante ne potrebbero contenere e la situazione nel tempo sta peggiorando. Come si legge nell’ultimo rapporto di Antigone, l’associazione che si occupa dei diritti delle persone detenute, al 28 luglio le persone trattenute in carcere sono 64.741 a fronte di 46.343 posti disponibili, dunque il tasso di sovraffollamento reale è pari a 139,7 per cento.
Il dato calcolato da Antigone differisce in modo significativo da quello calcolato attraverso i dati forniti dal Ministero della Giustizia, per cui il tasso di sovraffollamento si ferma a circa il 127 per cento. Il divario dipende dalla capienza considerata disponibile. Antigone ha infatti rilevato che tra i posti calcolati dal ministero ce ne sono 4.877 che in realtà non sono disponibili.
Come evidenzia Antigone, dietro al dato medio del sovraffollamento si celano situazioni ancora più gravi. Cinque regioni hanno un tasso di sovraffollamento superiore al 150 per cento: Puglia (180,4 per cento), Molise (165,9), Basilicata (162,5), Lombardia (157,9) e Friuli-Venezia Giulia (152). In sei istituti, poi, il tasso di occupazione supera il 200 per cento, cioè è ospitato un numero di detenuti superiore al doppio dei posti disponibili. Ad aggravare le condizioni di vita dei detenuti concorrono problemi strutturali degli edifici e il caldo intenso di queste settimane.
Quello delle carceri è un problema noto da tempo, e infatti la coalizione di centrodestra lo aveva inserito in un punto del programma unitario per le elezioni politiche del 2022. Nello specifico il centrodestra aveva promesso un «piano carceri, maggiore attenzione alla Polizia Penitenziaria e accordi con gli Stati esteri per la detenzione in patria dei detenuti stranieri». Il tema è risultato centrale per il governo guidato da Giorgia Meloni già dai primi giorni. Durante la replica per la richiesta di fiducia al suo governo al Senato, il 26 ottobre 2022, Giorgia Meloni aveva dichiarato che per la rieducazione del condannato «servono sicuramente condizioni di vita molto più dignitose nelle nostre carceri e che queste si producano soprattutto ampliando gli spazi e creando condizioni di vita decisamente migliori, che oggi non ci sono, e su cui siamo impegnati». Sulla stessa linea di pensiero si è inserito il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che pochi giorni dopo l’insediamento del governo, aveva definito le carceri come la sua priorità, aggiungendo che «la certezza della pena prevede che la condanna deve essere eseguita, ma questo non significa solo carcere e soprattutto non significa carcere crudele e inumano che sarebbe contro la Costituzione e i principi cristiani».
Ma a quasi quattro anni di distanza da queste promesse e dichiarazioni, che cosa ha fatto il governo Meloni sul tema delle carceri?
Il dato calcolato da Antigone differisce in modo significativo da quello calcolato attraverso i dati forniti dal Ministero della Giustizia, per cui il tasso di sovraffollamento si ferma a circa il 127 per cento. Il divario dipende dalla capienza considerata disponibile. Antigone ha infatti rilevato che tra i posti calcolati dal ministero ce ne sono 4.877 che in realtà non sono disponibili.
Come evidenzia Antigone, dietro al dato medio del sovraffollamento si celano situazioni ancora più gravi. Cinque regioni hanno un tasso di sovraffollamento superiore al 150 per cento: Puglia (180,4 per cento), Molise (165,9), Basilicata (162,5), Lombardia (157,9) e Friuli-Venezia Giulia (152). In sei istituti, poi, il tasso di occupazione supera il 200 per cento, cioè è ospitato un numero di detenuti superiore al doppio dei posti disponibili. Ad aggravare le condizioni di vita dei detenuti concorrono problemi strutturali degli edifici e il caldo intenso di queste settimane.
Quello delle carceri è un problema noto da tempo, e infatti la coalizione di centrodestra lo aveva inserito in un punto del programma unitario per le elezioni politiche del 2022. Nello specifico il centrodestra aveva promesso un «piano carceri, maggiore attenzione alla Polizia Penitenziaria e accordi con gli Stati esteri per la detenzione in patria dei detenuti stranieri». Il tema è risultato centrale per il governo guidato da Giorgia Meloni già dai primi giorni. Durante la replica per la richiesta di fiducia al suo governo al Senato, il 26 ottobre 2022, Giorgia Meloni aveva dichiarato che per la rieducazione del condannato «servono sicuramente condizioni di vita molto più dignitose nelle nostre carceri e che queste si producano soprattutto ampliando gli spazi e creando condizioni di vita decisamente migliori, che oggi non ci sono, e su cui siamo impegnati». Sulla stessa linea di pensiero si è inserito il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che pochi giorni dopo l’insediamento del governo, aveva definito le carceri come la sua priorità, aggiungendo che «la certezza della pena prevede che la condanna deve essere eseguita, ma questo non significa solo carcere e soprattutto non significa carcere crudele e inumano che sarebbe contro la Costituzione e i principi cristiani».
Ma a quasi quattro anni di distanza da queste promesse e dichiarazioni, che cosa ha fatto il governo Meloni sul tema delle carceri?