Che cosa succederà dopo le elezioni

Dalla formazione del nuovo Parlamento alla legge di Bilancio, abbiamo messo in fila le principali scadenze dopo il voto del 25 settembre
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Al di là di quelli che saranno i risultati delle elezioni di domenica 25 settembre, le scadenze che impegneranno la politica dopo il voto sono già molte. Dalla legge di Bilancio all’elezione dei nuovi membri del Consiglio superiore della magistratura (Csm), passando per le scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ecco le tappe più importanti da tenere sott’occhio.

Quando si riunisce il nuovo Parlamento

Dopo la proclamazione dei candidati eletti, ufficializzata dal Ministero dell’Interno, le nuove camere si riuniranno giovedì 13 ottobre. Nel frattempo, per garantire la continuità delle istituzioni, i poteri della Camera e del Senato attualmente in carica saranno prorogati. 

Una volta riunite, le nuove camere dovranno subito confrontarsi con alcuni compiti rimasti in sospeso, tra cui la riforma dei regolamenti parlamentari. Questa è diventata necessaria in seguito alla riforma del taglio dei parlamentari, approvata con un referendum costituzionale nel 2020, che ha ridotto il numero di deputati e senatori dagli attuali 945 a 600. 

A fine luglio, il Senato ha già approvato le modifiche al proprio regolamento, mentre la Camera non lo ha ancora fatto. Fonti di Montecitorio hanno confermato a Pagella Politica che la riforma del regolamento della Camera spetterà ai nuovi deputati e sarà messa nel calendario dei lavori dell’assemblea.

I tempi per la formazione del governo 

Se per la prima riunione del nuovo Parlamento i tempi sono certi, il discorso è diverso per quanto riguarda la formazione di un nuovo governo. 

Una volta concluse le elezioni politiche, la palla passa al presidente della Repubblica. A quest’ultimo spetta il compito, alla luce dei risultati delle elezioni, di affidare l’incarico di formare un nuovo governo a una figura che metta d’accordo i partiti, per avere la maggioranza necessaria in Parlamento: ogni governo, lo ricordiamo, deve ottenere la fiducia sia della Camera che del Senato. 

In generale, i tempi per la formazione di un governo dopo le elezioni sono molto variabili e possono protrarsi anche per diversi mesi, a seconda della situazione politica, dei rapporti di forza dopo le elezioni e della capacità dei partiti di trovare un accordo. Per fare alcuni esempi, nel 2018, il primo governo Conte sostenuto dalla Lega e dal M5s è nato ufficialmente il 1° giugno, quasi tre mesi dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Cinque anni prima, nel 2013, le elezioni politiche si erano tenute invece il 24 e il 25 febbraio, e il governo Letta era entrato in carica il 28 aprile, poco più di due mesi dopo. Molto più rapida è stata invece la formazione del quarto governo Berlusconi, nato l’8 maggio 2008, 24 giorni dopo le elezioni del 13 e 14 aprile. 

In attesa della formazione di un nuovo esecutivo, i poteri del governo Draghi saranno prorogati per l’ordinaria amministrazione.

La legge di Bilancio e le scadenze finanziarie

Una serie di scadenze fiscali molto serrate si accavalleranno tra i lavori del governo e del Parlamento attuali e di quelli che si formeranno in seguito alle elezioni. 

Entro il 27 settembre, per esempio, il governo dimissionario guidato da Draghi dovrà presentare alle camere la cosiddetta “Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza” (abbreviata in “Nadef”), che aggiorna le previsioni economiche e di finanza pubblica del Documento di economia e finanza (Def) pubblicato ad aprile.

Il 15 ottobre, invece, tutti gli Stati dell’Unione europea dovranno trasmettere alla Commissione europea il “Documento programmatico di bilancio” (Dpb), che illustra all’Europa il proprio progetto di bilancio per l’anno successivo. 

Entro il 31 dicembre, poi, dovrà essere approvata la legge di Bilancio, il testo che spiega nel dettaglio come saranno spese le risorse dello Stato e per quali voci. In caso di ritardi, l’Italia rischia di entrare nel cosiddetto “esercizio provvisorio”: in questo caso la spesa pubblica è permessa “per dodicesimi”, ossia si prende la previsione di spesa fatta dal governo nella legge di Bilancio dell’anno precedente e la si divide per dodici mesi. Il risultato rappresenta il tetto di spesa mensile per un massimo di quattro mesi, con uno stallo che al massimo potrebbe durare fino ad aprile 2023. 

In generale, i tempi di approvazione della legge di Bilancio dipenderanno molto da quando il nuovo governo riuscirà a insediarsi. Ma non solo: negli ultimi anni, gli esecutivi hanno accumulato sempre maggiori ritardi nel presentare questo disegno di legge al Parlamento per la sua approvazione. Lo scorso gennaio, alcuni deputati hanno presentato una proposta di legge per cercare di ridurre i tempi di approvazione delle legge di Bilancio. Il testo è stato approvato dalla Camera ma si è poi bloccato in Senato, rendendo vana l’iniziativa.

Le scadenze del Pnrr

Oltre alla legge di Bilancio, il governo che nascerà dopo le elezioni del 25 settembre avrà il compito di portare a termine i 55 obiettivi concordati con l’Ue del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) entro la fine del 2022. Parte di questi obiettivi sono già stati raggiunti in queste settimane dal governo Draghi.

Al rispetto di questi impegni è vincolata l’erogazione dei quasi 20 miliardi di euro della terza rata del Pnrr.

L’elezione dei membri del Csm

Un’altra scadenza a cui fin da subito dovrà lavorare il nuovo Parlamento sarà l’elezione dei dieci membri “laici”, ossia i membri eletti dalle due camere, del Consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo di governo dei magistrati in Italia. 

L’elezione dei membri “laici” del Csm si tiene con il Parlamento in seduta comune, con i membri della Camera e del Senato riuniti insieme. Fonti della Camera dei deputati hanno spiegato a Pagella Politica che l’elezione era prevista per il mese di settembre, ma la crisi di governo e le elezioni anticipate hanno stravolto il calendario dei lavori, rinviando questa scadenza alle nuove camere. 

Nel frattempo, negli ultimi giorni si sono concluse le elezioni dei cosiddetti membri “togati”, gli altri 20 componenti del Csm, eletti tra i magistrati in tutta Italia.

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