Dalle elezioni al Pnrr: le tante scadenze della politica italiana di qui a fine anno

Governo e Parlamento dovranno rispettare una serie di scadenze serrate, non sempre legate alle necessità elettorali
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Il 21 luglio è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto con cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni per il prossimo 25 settembre. Sarà la prima volta nella storia repubblicana in cui i cittadini saranno chiamati a votare in autunno – dal 1948 a oggi le 18 elezioni per rinnovare il Parlamento si sono sempre tenute tra febbraio e giugno – e, di conseguenza, la prima volta in cui la campagna elettorale si svolgerà in estate, tra luglio e settembre. 

Questa tempistica anomala porta con sé una serie di scadenze molto ravvicinate, che terranno impegnati i partiti anche nel pieno dei mesi estivi. Da qui alla fine dell’anno poi, il Parlamento e il governo dovranno rispettare diverse scadenze che non hanno a che fare con le elezioni, ma sono comunque fondamentali per assicurare il corretto funzionamento dello finanze dello Stato e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). 

Ecco le date fondamentali per la politica dei prossimi mesi. 

Le date da ricordare, prima del voto…

27 luglio: gli elettori residenti all’estero

La prima scadenza arriva già il 27 luglio. Come stabilito da un decreto del presidente della Repubblica del 2003, entro sessanta giorni prima delle consultazioni elettorali il Ministero degli Esteri deve presentare al Ministero dell’Interno l’elenco aggiornato dei residenti all’estero aventi diritto di voto, gli unici autorizzati a votare per corrispondenza. 

12-14 agosto: i simboli

Le scadenze relative ai simboli e alle liste elettorali dei vari partiti sono definiti dal Testo unico per l’elezione della Camera dei deputati, del 1957, a cui poi fa riferimento anche il Testo unico per il Senato, del 1993. Secondo queste disposizioni, tra il 12 e il 14 agosto i partiti che intendono candidare i propri rappresentanti nei vari collegi devono presentare il «contrassegno», ossia il simbolo della lista, al Ministero dell’Interno. Il simbolo deve essere unico, quindi non deve essere mai stato utilizzato prima da altri partiti; non confondibile e privo di immagini o riferimenti religiosi. 

21-22 agosto: le liste 

Circa una settimana dopo, tra il 21 e il 22 agosto, i partiti dovranno presentare alla Cancelleria della Corte di Appello, o del Tribunale del capoluogo regionale, le liste dei candidati scelti per i collegi uninominali e plurinominali. Si tratta di un passaggio fondamentale, che può determinare il risultato delle elezioni, soprattutto per quanto riguarda i collegi uninominali. La legge elettorale attuale, il cosiddetto Rosatellum, prevede infatti che 222 seggi tra Camera e Senato – circa il 37 per cento del totale – siano assegnati con un sistema maggioritario, nel quale i partiti o le coalizioni presentano un unico candidato, e vince chi prende anche un solo voto in più rispetto agli avversari. Selezionare il giusto candidato per ogni seggio uninominale, considerando anche fattori come la popolarità dei partiti o dei singoli candidati in ogni area geografica, potrebbe quindi determinare l’attribuzione o meno di più di un terzo dei seggi in Parlamento. 

Inoltre alcuni partiti, tra cui quelli che alla fine del 2021 non avevano un proprio gruppo parlamentare in almeno una delle due camere (come Insieme per il futuro di Luigi Di Maio) dovranno corredare le liste presentate con almeno 750 firme per ogni collegio plurinominale della Camera e del Senato in cui intendono presentare candidati, a meno che non decidano di federarsi con altri partiti esentati dalla raccolta.

La questione della raccolta firme è stata modificata di recente dal cosiddetto decreto “Elezioni”, approvato a maggio 2022, che con un emendamento proposto da Riccardo Magi (+Europa) ed Enrico Costa (Azione) ha modificato le norme per le prossime elezioni ed esentato la maggior parte dei partiti di recente formazione, come +Europa e Italia viva, dall’obbligo di raccolta firme. Anche Azione di Carlo Calenda, dopo il federamento con +Europa, dovrebbe essere esentato dall’obbligo, che rimane invece in vigore per partiti come Italexit di Gianluigi Paragone e Alternativa c’è, in cui sono confluiti molti fuoriusciti dal Movimento 5 stelle. 
25 settembre: il voto

Circa un mese dopo, il 25 settembre, sarà il giorno del voto per il rinnovo di tutti i 600 parlamentari di Camera e Senato. In seguito, come stabilito dal decreto con cui il Presidente della Repubblica ha indetto le elezioni, «la prima riunione delle camere avrà luogo il giorno 13 ottobre». 

L’entrata in carica di un Parlamento rinnovato non coincide però con l’insediamento di un nuovo governo. Dopo aver preso atto dei risultati elettorali, le forze politiche dovranno infatti consultarsi per decidere il nome del prossimo presidente del Consiglio, che dovrà poi ottenere la fiducia sia dalla Camera che dal Senato, prima di ricevere formalmente la nomina da parte del presidente della Repubblica e prestare giuramento insieme a tutti i suoi ministri. Questo processo può richiedere diversi mesi: per esempio, le ultime elezioni si sono svolte il 4 marzo 2018, e il primo governo Conte è entrato in carica quasi tre mesi dopo, il 1° giugno. 

… e dopo il voto

27 settembre: la “Nadef”

Al di là delle elezioni, il Parlamento e il governo (dimissionari o rinnovati) dovranno comunque rispettare altre scadenze importanti. Entro il 27 settembre, per esempio, il governo in carica – che quindi sarà ancora quello attuale, considerano i tempi tecnici necessari alla nomina di un nuovo esecutivo – deve presentare alle camere la cosiddetta “Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza” (abbreviata in “Nadef”), che aggiorna le previsioni economiche e di finanza pubblica del Def pubblicato ad aprile.

15 ottobre: il bilancio per la Commissione europea

In seguito, entro il 15 ottobre tutti gli Stati dell’Ue devono trasmettere alla Commissione europea il “Documento programmatico di bilancio” (Dpb), che illustra all’Europa il proprio progetto di bilancio per l’anno successivo. 

31 dicembre: la legge di Bilancio

Teoricamente, poi, entro il 20 ottobre il governo deve presentare alle camere il disegno di legge di Bilancio per l’anno successivo. La data però non è così vincolante, e in passato diversi governi hanno accumulato ritardi. In ogni caso, la legge di Bilancio deve essere inderogabilmente approvata entro il 31 dicembre, altrimenti si rischia di entrare nel cosiddetto “esercizio provvisorio”. In questo caso la spesa pubblica è permessa “per dodicesimi”, ossia si prende la previsione di spesa fatta dal governo nella legge di Bilancio dell’anno precedente e la si divide per dodici mesi. Il risultato rappresenta il tetto di spesa mensile per un massimo di quattro mesi, con uno stallo che al massimo potrebbe durare fino ad aprile 2023. 

31 dicembre: gli impegni del Pnrr 

Infine, altre scadenze importanti riguardo il Pnrr. Per ricevere la terza rata del piano, dal valore di 19 miliardi di euro, l’Italia dovrà rispettare 55 impegni. Non sarà facile: oltre ai singoli provvedimenti, il prossimo governo dovrà anche adottare diversi “decreti attuativi” per rendere effettive le riforme della giustizia civile e penale, adottate a fine 2021, e il disegno di legge sulla concorrenza, approvato al Senato e attualmente all’esame della Camera. 
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