Dalla crisi di governo al voto: come siamo arrivati fin qui

Un riassunto di questa campagna elettorale estiva per rinfrescarsi la memoria prima delle elezioni
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Domenica 25 settembre quasi 47 milioni di elettori potranno recarsi ai seggi per le elezioni politiche con cui verranno eletti i 600 rappresentanti del prossimo Parlamento. È la prima volta dal 1948 in cui voteremo in autunno, un’eccezione dovuta alla caduta del governo Draghi, che ha anticipato la fine naturale della legislatura in corso e prodotto la prima campagna elettorale estiva. Secondo le normali tempistiche, infatti, avremmo dovuto votare l’anno prossimo, in primavera.

Per chi non ha seguito, o ha seguito poco, gli sviluppi degli ultimi mesi, ecco un riassunto dei punti salienti di questa anomala campagna elettorale.

La caduta del governo Draghi

Era metà luglio quando sono emersi i primi, evidenti segnali di un’imminente crisi di governo, la seconda in estate nel giro di tre anni: nel 2019, dallo stabilimento balneare Papeete Beach di Milano Marittima, in Emilia-Romagna, Matteo Salvini annunciò di voler togliere la fiducia al primo governo Conte, sostenuto da Lega e Movimento 5 stelle, portando alla nascita del secondo governo Conte, sostenuto questa volta dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico. 

Lo scorso luglio, la crisi del governo Draghi è stata scatenata dalla contrarietà del Movimento 5 stelle al cosiddetto decreto “Aiuti”, un provvedimento da oltre 14 miliardi di euro che conteneva varie misure per aiutare famiglie e imprese in difficoltà a causa della guerra in Ucraina e dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Uno dei punti più contestati dal Movimento 5 stelle era quello che avrebbe agevolato la costruzione di un nuovo termovalorizzatore a Roma, un impianto che brucia i rifiuti e produce energia tramite la loro combustione, che il partito guidato da Giuseppe Conte considera dannoso per l’ambiente e la salute (in realtà, le soluzioni più all’avanguardia sono piuttosto sicure). 

Il nodo del termovalorizzatore è presto diventato il simbolo dei malumori del Movimento 5 stelle verso il governo, che avevano in realtà radici più profonde. Il 6 luglio, per esempio, Conte aveva presentato al presidente del Consiglio Mario Draghi un elenco di nove richieste, tra cui delle rassicurazioni sul futuro del reddito di cittadinanza, sul Superbonus edilizio al 110 per cento, sull’introduzione del salario minimo e su maggiori investimenti nelle energie rinnovabili.

Nel tentativo di accelerare l’approvazione del decreto “Aiuti”, il governo ha posto la fiducia sul testo. Alla Camera i deputati del M5s hanno votato a favore della fiducia, ma sono usciti dall’aula durante la votazione sul testo. Al Senato invece, non hanno partecipato alla votazione congiunta su fiducia e decreto, aprendo così la crisi di governo e portando alle dimissioni di Draghi, inizialmente respinte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il 20 luglio, dopo giorni di discussioni e retroscena e ore di interventi in aula, i senatori del M5s, della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia (unico partito all’opposizione) non hanno votato la fiducia al governo Draghi, che quindi ha perso la maggioranza parlamentare. 

Nei giorni successivi Draghi ha formalizzato le proprie dimissioni a Mattarella, che ha quindi sciolto le Camere e convocato elezioni anticipate per il 25 settembre. 

La formazione delle coalizioni e i partiti in gioco

Dati i tempi estremamente ridotti – sono passati circa due mesi dall’indizione delle elezioni al giorno del voto – i partiti hanno immediatamente cominciato a organizzare la campagna elettorale. Se la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, si è mostrata compatta fin da subito, quella di centrosinistra ha seguito un percorso più tormentato. Era incerto per esempio cosa avrebbero deciso di fare i partiti di centro, come Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda, ma anche altre forze politiche, come Sinistra italiana ed Europa verde, che a differenza del Pd erano sempre state all’opposizione del governo Draghi. 

Inizialmente, il 2 agosto, il Partito democratico e Azione, al tempo ancora federato con Più Europa, hanno firmato un “patto elettorale” con cui si impegnavano a correre insieme. Solo cinque giorni dopo, il 7 agosto, Calenda ha annunciato in tv di voler abbandonare l’alleanza con il Pd, che nel frattempo aveva stretto accordi anche con Alleanza Verdi-Sinistra, la lista unica forma da Sinistra italiana ed Europa verde, che Calenda ha sempre criticato in particolare per la loro opposizione al governo Draghi. 

Rotto l’accordo con il Pd, Calenda si è poi alleato con Matteo Renzi, formando un’unica lista, nota come il “Terzo polo”, con candidati di Azione e Italia viva e rappresentata proprio da Calenda. Nel frattempo sono diventati più chiari anche i confini della coalizione di centrosinistra, formata dal Pd, da Alleanza Verdi-Sinistra, Più Europa e Impegno civico, il partito fondato da Luigi Di Maio e Bruno Tabacci il 1° agosto. Il Movimento 5 stelle ha deciso invece di presentarsi da solo alle elezioni. 

Altre forze politiche che troveremo sulle schede elettorali sono Unione popolare, un movimento di sinistra fondato dall’ex sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi De Magistris, e alcuni partiti “antisistema”, tra cui il più importante al momento sembra essere Italexit di Gianluigi Paragone, giornalista, già senatore del Movimento 5 stelle. Si tratta di forze politiche che vanno contro il «mainstream» e il «pensiero unico», e che generalmente hanno posizioni sovraniste, euroscettiche, complottiste e no-vax. 

Uniti, ma non troppo

Nel corso della campagna elettorale le coalizioni di centrodestra e centrosinistra si sono in realtà mostrate divise su diversi argomenti. Per esempio, nel centrodestra la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si è più volte detta favorevole alle sanzioni alla Russia e contraria a un ulteriore scostamento di bilancio, visto solo come «extrema ratio», mentre il segretario della Lega Matteo Salvini ha criticato le sanzioni, affermando che queste stanno causando più danni all’Ue che alla Russia, e ha invocato la necessità di uno scostamento di bilancio da 30 miliardi di euro per far fronte, tra le altre cose, al caro energia. Il 22 settembre, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha difeso la decisione di Putin di invadere l’Ucraina, affermando che è stato «spinto dalla popolazione russa e dal suo partito». 

Nel centrosinistra, invece, i principali motivi di divisione ruotano intorno al governo Draghi – fortemente sostenuto dal Pd, ma a cui Europa verde e Sinistra italiana si sono sempre opposti – e alla guerra in Ucraina: se il partito di Enrico Letta è favorevole all’invio di armi, Alleanza Verdi-Sinistra chiede nel suo programma di interromperlo «subito». 

Le strategie dei partiti

La campagna elettorale è durata circa due mesi, agosto e settembre. Dopo i primi scossoni iniziali, soprattutto nella coalizione di centrosinistra, è proseguita con toni piuttosto accesi da parte di tutti i principali partiti. Il Partito democratico ha avviato una campagna di comunicazione fortemente basata sul bipolarismo tra Pd e Fratelli d’Italia, presentate come due forze politiche opposte su molti fronti, dalla politica estera ai diritti civili. Il segretario Letta ha anche organizzato un tour per l’Italia a bordo di un bus elettrico, durante il quale non è mancato qualche imprevisto. 
Nella prima fase della campagna elettorale, invece, Giorgia Meloni ha adottato toni ben diversi dal solito, cercando di presentarsi come una leader moderata e lontana dagli estremismi, “pronta” quindi – come afferma il suo slogan – a guidare l’Italia. Meloni ha fortemente sostenuto l’Ucraina e condannato la Russia, ha detto che con un suo potenziale governo l’Italia non uscirebbe dall’Unione europea, e di non voler eliminare le unioni civili (ma anche di non voler concedere le adozioni per le coppie omosessuali). Negli ultimi giorni, invece, Meloni sembra aver cambiato nuovamente atteggiamento in pubblico, abbandonando in parte i toni pacati adottati in precedenza. 

Dal canto suo, Matteo Salvini ha lanciato una campagna di comunicazione basata sullo slogan “Credo”, mentre Carlo Calenda si è concentrato soprattutto sulla comunicazione sui social, in particolare su Twitter.
Con lo slogan “Dalla parte giusta”, il Movimento 5 stelle ha cercato invece di presentarsi come una forza progressista, vicina alle idee del centrosinistra, soprattutto per quanto riguarda i diritti civili, oltre a difendere alcuni suoi cavalli di battaglia, come il reddito di cittadinanza o il Superbonus edilizio al 110 per cento. 

E ora?

In questi giorni i principali partiti stanno organizzando vari eventi pubblici per chiudere le rispettive campagne elettorali. Il 22 settembre, il centrodestra si è presentato unito a Piazza del Popolo, nel centro di Roma, mentre Alleanza Verdi-Sinistra italiana ha organizzato un evento ai Fori imperiali.

Il 23 settembre, ultimo giorno utile per fare campagna elettorale, i leader dei singoli partiti del centrodestra terranno tre comizi autonomi: Giorgia Meloni sarà a Napoli, Silvio Berlusconi a Milano, mentre Matteo Salvini terrà una «maratona di quattro ore» sui principali canali social. 

Per quanto riguarda la coalizione di centrosinistra, il 23 settembre il Pd terrà una manifestazione a Piazza del Popolo, Più Europa girerà la città in bus e Luigi Di Maio sarà a Napoli. Il 23, il Movimento 5 stelle riunirà i suoi sostenitori a Piazza Santi Apostoli, e l’alleanza Italia viva-Azione chiuderà la campagna al Gianicolo.

La campagna elettorale è ormai al termine: ora la parola spetta agli elettori.

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