Mattarella ha sciolto le camere: che cosa succede e che poteri avrà il governo

Le elezioni anticipate si terranno il 25 settembre: per la prima volta nella storia repubblicana si voterà in autunno 
Quirinale
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Aggiornamento 22 luglio, ore 12:30 – La Presidenza del Consiglio dei ministri ha pubblicato la circolare che chiarisce i limiti delle funzioni del governo Draghi durante il “disbrigo degli affari correnti”.

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Nel pomeriggio di oggi, giovedì 21 luglio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annunciato lo scioglimento delle camere, dopo che nella mattinata il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva rassegnato le proprie dimissioni, questa volta irrevocabili. La scorsa settimana le dimissioni non erano state accolte, in attesa del voto in Senato di ieri, dove la maggioranza di governo è di fatto finita, con la decisione di Forza Italia, Lega e Movimento 5 stelle di non partecipare a un voto di fiducia a favore dell’esecutivo. 

Che cosa succederà adesso? Che cosa potrà ancora fare l’esecutivo?

Gli scenari più probabili

Con lo scioglimento delle camere, si è concretizzato lo scenario delle elezioni anticipate. Oggi pomeriggio, prima dell’annuncio della sua scelta, il presidente della Repubblica ha incontrato i presidenti della Camera e del Senato ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, in base al quale «il presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le camere o anche una sola di esse». La scadenza dell’attuale legislatura è prevista per la fine di marzo 2023, ma con il voto anticipato gli elettori saranno chiamati al voto molto probabilmente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. 

In base all’articolo 61 della Costituzione, le elezioni devono essere fatte entro 70 giorni dallo scioglimento delle camere. Servono però almeno 60 giorni di tempo per la presentazione delle liste elettorali e degli elettori all’estero. In pratica, nuove elezioni vanno organizzate non prima di 60 giorni e non oltre 70 giorni. La data per il voto è dunque stata fissata a domenica 25 settembre, una data mai registrata nella storia repubblicana italiana. Dal 1948 a oggi le 18 elezioni per rinnovare il Parlamento si sono sempre tenute tra febbraio e giugno. Negli scorsi giorni, alcuni osservatori avevano sottolineato che il 25 settembre cade in concomitanza con il capodanno religioso nel calendario ebraico. Ma l’Unione delle comunità ebraiche italiane ha chiarito che in realtà le elezioni del 25 settembre non creano ostacoli, visto che «la solennità inizia la sera»: i fedeli potrebbero comunque andare a votare nelle ore precedenti.

I poteri del governo

Come specificato dal Quirinale, ora il governo Draghi rimarrà in carica per il cosiddetto “disbrigo degli affari correnti”. Che cosa significa questa formula? 

Con il “disbrigo degli affari correnti”, deve essere garantita la continuità dell’azione amministrativa del governo. Qui rientra la possibilità da parte del Consiglio dei ministri di adottare decreti-legge, che sono previsti dalla Costituzione «in casi straordinari di necessità e urgenza». Dunque, nei prossimi giorni, l’attuale governo potrà approvare decreti-legge, per esempio per gestire le urgenze dovute agli scenari economici di questi mesi, mentre non potrà esaminare nuovi disegni di legge, salvo quelli imposti da obblighi internazionali e comunitari, se la prassi confermerà le disposizioni annunciate dalla Presidenza della Repubblica, per esempio, con la crisi di governo dell’estate 2019.

Più incertezza c’è invece su altri fronti, per esempio sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che entro la fine del 2022 prevede il raggiungimento di 55 obiettivi. Secondo alcuni, nel “disbrigo degli affari correnti”, rientrano anche i provvedimenti del Pnrr, mentre secondo altri no, perché richiedono un pieno potere politico, che il governo non ha più, dopo le dimissioni di Draghi. 

Pnrr a parte, gli esperti sembrano comunque concordare su un punto: un governo dimissionario è politicamente indebolito non solo sul piano nazionale, ma anche quello internazionale. Su quest’ultimo fronte, le conseguenze maggiori potrebbero esserci nelle trattative con gli altri Paesi europei, per esempio per introdurre un tetto al prezzo del gas, o con quei Paesi con cui l’Italia sta trattando per aumentare le proprie forniture di gas.

Discorso simile vale anche per il Parlamento: nonostante lo scioglimento anticipato delle camere, Camera e Senato resteranno operativi. Ma secondo gli esperti, le camere sciolte faranno più fatica a esaminare i disegni e i progetti di legge.
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