Maggioranza e opposizione litigano ancora sul voto ai fuorisede

Per i partiti di centrodestra la questione deve essere inclusa nella nuova legge elettorale, mentre per PD, AVS e Movimento 5 Stelle va affrontata a parte
ANSA
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Il destino del voto per i cittadini “fuorisede” sembra ancora in un limbo, perché nella discussione sulla nuova legge elettorale i partiti di centrodestra e quelli di centrosinistra sono tornati a scontrarsi su come affrontare questo problema irrisolto. Ancora oggi, infatti, chi vive in Italia ma è domiciliato in un comune diverso da quello di residenza – per esempio per motivi di lavoro o di studio, o per motivi di salute – deve rientrare nel proprio comune per votare, oppure trasferire la residenza nel luogo in cui abita. 

Il 13 aprile Fratelli d’Italia ha pubblicato su X un post in cui ha attaccato le opposizioni, accusandole di aver votato «contro l’inserimento del voto fuorisede nella nuova legge elettorale». Il riferimento è a quanto avvenuto qualche giorno prima, il 9 aprile, in Commissione Affari costituzionali alla Camera durante l’esame della riforma della legge elettorale. 

Più nel dettaglio, su proposta dei partiti di centrodestra, la Commissione ha approvato quello che in linea di massima sarà il “perimetro” di discussione sulla nuova legge elettorale, ossia gli argomenti su cui la commissione si concentrerà nell’affrontare la riforma del sistema di voto per le prossime elezioni politiche. E proprio sulla definizione di questo perimetro maggioranza e opposizioni si sono scontrate sul voto per i fuorisede, su cui la politica non sembra trovare una soluzione. Per i partiti di centrodestra la questione deve infatti essere discussa con la nuova legge elettorale, mentre per PD, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle va affrontata a parte, con una legge specifica.

La definizione del “perimetro”

In Italia, lo ricordiamo, la legge elettorale attualmente in vigore è il cosiddetto Rosatellum – dal nome del deputato Ettore Rosato (oggi vicesegretario di Azione), uno dei principali sostenitori del testo approvato nel 2017 – e consiste in un sistema misto tra proporzionale e maggioritario. Da tempo però, dopo le elezioni politiche del 2022, sia i partiti di centrodestra che sostengono il governo Meloni sia quelli di centrosinistra discutono su come cambiare questo sistema elettorale, che negli anni ha mostrato diversi problemi.   

Lo scorso 26 febbraio, dunque, i partiti di centrodestra – Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati – hanno presentato in Parlamento la loro proposta di riforma della legge elettorale, ribattezzata con il nome di “Stabilicum”, che prevede invece un sistema interamente proporzionale con un premio di maggioranza e la possibilità di ricorrere a un ballottaggio. L’esame della nuova legge elettorale è iniziato in Commissione Affari costituzionali alla Camera lo scorso 31 marzo, e la maggioranza di centrodestra ha aperto alla possibilità di modificare il testo della proposta. Lo scorso 9 aprile poi la Commissione ha votato per definire il perimetro della discussione, e dunque l’insieme di temi su cui verteranno le possibili modifiche al testo della legge elettorale. In particolare, la Commissione ha stabilito che la discussione sulla legge elettorale riguarderà non solo il meccanismo di elezione dei membri di Camera e Senato, ma anche le modalità di voto per i fuorisede e gli italiani all’estero. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Nazario Pagano (Forza Italia) ha spiegato a Pagella Politica che la definizione del perimetro di discussione è servita a individuare i possibili ambiti di modifica della proposta di riforma del centrodestra. In pratica, secondo Pagano, in questo modo i deputati potranno presentare emendamenti alla proposta di riforma che prevedano l’introduzione di un sistema di voto a distanza per i fuorisede. Questo non vuol dire comunque che il voto per i fuorisede sarà incluso per certo nella nuova legge elettorale. 

Le critiche delle opposizioni

In ogni caso, i partiti di opposizione, in particolare Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle, hanno contestato la decisione di allargare il perimetro del dibattito al voto fuorisede e agli italiani all’estero, e così hanno votato contro la proposta del centrodestra. 

Secondo gli esponenti di PD, AVS e Movimento 5 Stelle in commissione, tanto il voto dei fuorisede quanto quello degli italiani all’estero devono essere trattati con dei provvedimenti a parte, specifici. Per esempio, il deputato del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci e la deputata del PD Simona Bonafè hanno ricordato come al Senato sia ferma da tempo una proposta di legge dei partiti di opposizione proprio sul voto ai fuorisede, che il centrodestra aveva trasformato in una legge delega e che è già stata approvata dalla Camera. In pratica, secondo le opposizioni, si potrebbe procedere andando avanti su quella proposta di legge, visto che è buon punto, evitando di disperdere il dibattito dentro a quello sulla nuova legge elettorale. Per contro, per i partiti di centrodestra la discussione sul voto dei fuorisede, così come quello degli italiani all’estero, deve andare di pari passo con l’approvazione della nuova legge elettorale, visto che i temi sono secondo loro affini. 

Pagano ha spiegato che tutte le strade sono aperte. «Quello che abbiamo definito è soltanto un perimetro di discussione. In questo modo, se arriveranno emendamenti per introdurre nel testo il voto ai fuorisede o per gli italiani all’estero, io non potrò dichiararli inammissibili. Starà poi alla commissione votare e decidere se approvarli», ha detto il deputato.

Una questione irrisolta

Secondo il presidente della Commissione Affari costituzionali non è nemmeno escluso, alla fine, che si continui a discutere invece la proposta di legge sui fuorisede ferma al Senato. 

La proposta di legge in questione è a prima firma della deputata del PD Marianna Madia ed è stata approvata dalla Camera a luglio 2023. Durante l’esame in aula, il suo contenuto è stato però completamente riscritto e trasformato per l’appunto in una legge delega al governo. In questo modo, il compito di legiferare spetterà in ultima istanza alla volontà politica del governo, che dovrà approvare una serie di decreti legislativi per definire le regole sul voto ai fuorisede. La decisione di trasformare quella proposta di legge in una legge delega è stata fortemente criticata all’epoca dai partiti di opposizione. Il punto comunque è che, dopo il via libera della Camera, da febbraio 2024 la proposta è ferma al Senato e il suo esame non è più andato avanti. 

Nel frattempo, in occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su cittadinanza e lavoro del 2025 il governo aveva infatti introdotto solo temporaneamente una disciplina sperimentale che ha consentito ai fuorisede di votare in quelle due consultazioni senza tornare al proprio comune di residenza. Al contrario, per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, il governo non ha previsto nessun sistema di voto specifico per i fuorisede, giustificandosi con la mancanza di tempo necessario per approvare le norme. In occasione del referendum sulla giustizia, i partiti di opposizione avevano comunque trovato un modo per agevolare il voto fuorisede, proponendo a quest’ultimi di diventare rappresentanti di lista. I rappresentanti di lista vigilano sull’andamento del voto e possono votare nella sezione del comune in cui sono assegnati anche se non sono residenti in quella città.

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