C’è un modo per aggirare il limite del voto fuorisede

I partiti schierati per il No al referendum propongono di iscriversi come rappresentanti di lista per poter votare nel comune di domicilio, ma i posti sono limitati
Ansa
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Una delle scelte più discusse riguardo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è la decisione della maggioranza di non agevolare il voto ai “fuorisede”, ossia tutte le persone che per motivi di lavoro, studio o salute vivono in un comune che non è quello di residenza.

I partiti di governo hanno dichiarato che non c’erano i tempi tecnici per introdurre il voto fuorisede per questo referendum e il numero di elettori coinvolti nelle precedenti sperimentazioni è stato ritenuto troppo basso. Secondo le opposizioni invece la scelta non è stata tecnica, ma politica: a loro avviso il governo avrebbe agito per convenienza, ritenendo che limitare il voto dei fuorisede potesse favorire un esito più favorevole al referendum.

Nonostante la limitazione, diversi partiti di opposizione in questi giorni hanno trovato un modo per aggirare il limite e permettere ai fuorisede di votare nel loro comune di domicilio. Come? Facendo i rappresentanti di lista.

Chi sono i rappresentanti di lista

In Italia ogni cittadino è iscritto alle liste elettorali del comune di residenza e può quindi votare solo in quello specifico comune. Per le elezioni politiche e i referendum è prevista la possibilità di votare per corrispondenza dall’estero, ma non esiste una modalità analoga per chi vive in Italia in un comune diverso da quello di residenza, come i fuorisede. In questi casi, per votare è necessario tornare nel proprio comune oppure trasferire formalmente la residenza nel luogo in cui si abita. Il governo guidato da Giorgia Meloni aveva introdotto una soluzione temporanea in due occasioni: per le elezioni europee del 2024 e per i referendum abrogativi su cittadinanza e lavoro del 2025. In quei casi alcune categorie di fuorisede avevano potuto votare lontano dal comune di residenza. Si trattava però di misure sperimentali, limitate a quelle consultazioni.

È qui che entrano in gioco i rappresentanti di lista. Si tratta di persone che seguono nei seggi le operazioni di voto e lo scrutinio delle schede, con il compito di controllarne il corretto svolgimento e tutelare gli interessi del soggetto che li ha nominati, che può essere un partito, un gruppo politico, un candidato o un comitato promotore. Nel caso dei referendum, la legge italiana stabilisce che possano essere nominati rappresentanti «di ognuno dei partiti, o dei gruppi politici rappresentati in Parlamento, e dei promotori del referendum». La designazione spetta a una persona indicata da questi soggetti. In generale, per i rappresentanti di lista, così come per il presidente e il segretario di seggio, è previsto che possano votare nella sezione in cui svolgono la loro funzione, anche se non sono iscritti tra gli elettori di quella sezione.

Così facendo, nominando i fuorisede come rappresentanti di lista, partiti e comitati permettono di fatto a chi vive in un comune diverso da quello di residenza di votare nel comune in cui abita.

La trovata delle opposizioni

Tra i partiti che hanno promosso più esplicitamente questa soluzione c’è Alleanza Verdi-Sinistra. Pochi giorni dopo la bocciatura del voto fuorisede da parte della maggioranza, la coalizione formata da Europa Verde e Sinistra Italiana ha annunciato l’intenzione di riservare ai cittadini fuorisede i propri posti di rappresentanti di lista, indipendentemente dalla loro residenza.

Questa linea è stata rilanciata recentemente anche dal segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. Il 7 marzo Fratoianni ha pubblicato su Facebook un video insieme a un ragazzo presentato come «uno dei milioni di fuorisede a cui la destra ha negato il diritto costituzionale al voto per il referendum». Nel post, denunciando i costi in termini di tempo e di soldi per chi deve tornare nel comune di residenza per votare, il segretario di Sinistra Italiana ha sostenuto la possibilità per i fuorisede di registrarsi come rappresentanti di lista «per poter votare senza dover spendere cifre insostenibili e ore e ore di viaggio». Nella descrizione del video è presente anche un link a un sito in cui è possibile registrarsi fino al 15 marzo per diventare rappresentanti di lista di Alleanza Verdi-Sinistra.

Anche il Partito Democratico ha deciso di percorrere una strada simile. Sul sito del PD è stata creata una pagina dedicata alla candidatura come rappresentante di lista, con un elenco delle regioni italiane divise per provincia. Per ogni territorio è disponibile un link che rimanda a un modulo di registrazione: dopo l’iscrizione, si legge, la persona verrà ricontattata per «completare la procedura e ricevere tutte le informazioni necessarie». Prima ancora del PD, a inizio febbraio una scelta analoga  era stata adottata anche dal Movimento 5 Stelle sul proprio sito.

Ma a offrire questa opportunità ci sono anche alcuni comitati referendari schierati per il No, come Giusto Dire No, il comitato promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), e Società civile per il No al Referendum Costituzionale, un comitato che riunisce diverse associazioni della società civile, tra cui il sindacato CGIL.

Oltre a partiti e comitati schierati per il No al referendum, anche alcune forze politiche favorevoli alla riforma della giustizia offrono questa possibilità. Tra queste ci sono Azione e Più Europa, schierate appunto per il Sì nella campagna referendaria.

Una soluzione limitata

Al di là del valore simbolico e politico dell’iniziativa, si tratta comunque di una soluzione parziale, soprattutto per via dei limiti nel numero di rappresentanti di lista che è possibile nominare. Ogni partito, gruppo politico o comitato referendario può infatti designare al massimo due rappresentanti per ogni seggio: uno «effettivo» e uno «supplente», che subentra cioè in caso di indisponibilità del primo. Questo significa che i posti disponibili sono necessariamente limitati.

Non è semplice stabilire con precisione quanti siano i fuorisede in Italia, ma alcune stime aggiornate indicano una platea di circa 5 milioni di persone tra studenti e lavoratori. Considerando che in Italia i seggi elettorali sono più o meno 60 mila, anche ipotizzando che tutti i partiti e i comitati referendari utilizzino tutti i posti disponibili, il numero di fuorisede che potrebbe votare attraverso la nomina a rappresentante di lista resterebbe comunque una piccola parte rispetto a quello delle persone potenzialmente interessate.

Inoltre, questi posti non sono distribuiti sul territorio in base al numero di fuorisede presenti o alle loro richieste. Dipendono invece dalla presenza organizzativa di partiti e comitati nei singoli comuni e dal numero di seggi disponibili in ciascuna area. Questo significa che in alcune città ci sono più possibilità di essere nominati rappresentanti di lista, mentre in altre i posti disponibili sono molti meno.
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