Nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio la Commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato gli emendamenti presentati al decreto “Elezioni” dai partiti di opposizione per agevolare il voto dei fuorisede al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. 

Chi vive in Italia ma è domiciliato in un comune diverso da quello di residenza – per esempio per motivi di lavoro o di studio, o per motivi di salute – deve rientrare nel proprio comune per votare, oppure trasferire la residenza nel luogo in cui abita.

Negli ultimi anni, questa regola è stata temporaneamente derogata. In occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su cittadinanza e lavoro del 2025 il governo aveva infatti introdotto solo temporaneamente una disciplina sperimentale che ha consentito ai fuorisede di votare in quelle due consultazioni senza tornare al proprio comune di residenza.

Per estendere la stessa possibilità anche al referendum costituzionale sulla giustizia sarebbe stato quindi necessario approvare un nuovo provvedimento specifico, che il governo Meloni non ha voluto adottare. 

Nei giorni scorsi, in Commissione Affari costituzionali alla Camera i deputati del Partito Democratico, di Azione, di Alleanza Verdi-Sinistra e di Più Europa hanno presentato alcuni emendamenti per consentire il voto dei fuorisede nel comune in cui abitano, tutti poi respinti dai partiti della maggioranza. 

Secondo fonti di Pagella Politica, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) ha espresso il parere negativo del governo sugli emendamenti, sostenendo che non ci sarebbero i tempi tecnici sufficienti per predisporre una normativa speciale di voto per questi cittadini.

Dopo questo parere, i deputati di centrodestra, che costituiscono la maggioranza in Commissione Affari costituzionali, hanno votato contro gli emendamenti, bocciandoli. La stessa maggioranza non intende presentare un proprio provvedimento sui fuorisede, come era avvenuto in passato, sempre per la ragione indicata dal governo, cioè la mancanza di tempo.

Che il voto dei fuorisede non fosse una priorità per l’esecutivo era emerso già nelle settimane precedenti. Lo avevamo documentato in un altro articolo pubblicato lo scorso 14 gennaio, in cui alcune fonti del Ministero dell’Interno ci avevano confermato che un provvedimento specifico sul tema non era in programma.