Il fact-checking del video di Meloni sul referendum

Abbiamo verificato sei affermazioni della presidente del Consiglio in un video pubblicato sui social. In alcuni casi la leader di Fratelli d’Italia è stata attendibile, in altri meno
Ansa
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Il 9 marzo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un video sui social network a sostegno del Sì al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Nel video Meloni ha detto che sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati «si è creato un clima di forte confusione» e che sono state diffuse informazioni «parziali, o peggio completamente distorte».

«Per questo ho deciso di provare a spiegare in modo più possibile chiaro alcuni punti fondamentali della riforma che gli italiani saranno chiamati a confermare o meno con il loro voto, e di spiegare perché considero importante che si vada a votare e che si voti Sì», ha aggiunto Meloni illustrando poi una serie di motivi per cui gli elettori dovrebbero esprimersi a favore della riforma della giustizia al referendum. Dalla diffusione della separazione delle carriere in Europa a chi giudica le azioni dei magistrati, abbiamo verificato sei affermazioni fatte da Meloni, che in alcuni casi ha detto cose attendibili, in altri meno.

La separazione delle carriere in Europa

«Visti i toni apocalittici che sto ascoltando da parte di chi, diciamo, non sembra avere molti argomenti contro questa riforma, tipo l’accusa di scivolamento verso un sistema illiberale, io penso che sia utile che gli italiani abbiano questo dato: nella gran parte dei Paesi europei la separazione delle carriere già esiste».

Qui la presidente del Consiglio semplifica troppo il discorso. La separazione delle carriere riguarda il rapporto tra giudici e pubblici ministeri (pm). I primi svolgono la “funzione giudicante”: decidono sulle controversie e scrivono le sentenze; i secondi svolgono invece la “funzione requirente”: rappresentano l’accusa e conducono le indagini nei procedimenti penali. Attualmente, in Italia tutti i magistrati seguono lo stesso percorso formativo e possono cambiare funzione, passando dal ruolo di giudice a quello di pm o viceversa, una sola volta durante la loro carriera, e solo entro i primi dieci anni di servizio. La riforma costituzionale introduce una netta separazione: vieta ogni possibilità di passaggio da giudice a pm, e viceversa. Ogni magistrato dovrà scegliere il proprio ruolo all’inizio della carriera, senza possibilità di cambiare in seguito.

Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento sul tema, ogni Paese adotta un proprio modello e non esiste una linea di confine netta tra sistemi “separati” e “unificati”. In alcuni ordinamenti i pubblici ministeri fanno parte del potere giudiziario, in altri sono collocati come autorità indipendenti o all’interno dell’esecutivo, ma con diversi gradi di autonomia. Secondo i dati aggiornati della Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ), relativi al 2022 e a 49 Paesi del continente europeo, la maggior parte dei Paesi europei si divide in due categorie: quelli in cui il pubblico ministero ha una posizione indipendente come entità separata tra le istituzioni dello Stato, e quelli in cui fa parte del potere giudiziario, pur godendo di indipendenza funzionale. Diciannove Paesi – quasi tutti nell’Europa orientale – rientrano nella prima categoria, mentre diciotto nella seconda: tra questi ci sono l’Italia, la Spagna, il Belgio, i Paesi Bassi e la Grecia. In nove Paesi, invece, il pubblico ministero è formalmente inserito nell’ambito del potere esecutivo, ma dispone di autonomia nelle sue funzioni, cioè può decidere in modo indipendente se e come avviare un procedimento penale e nella conduzione delle indagini, senza ricevere istruzioni dirette dal governo o dal Ministero della Giustizia. Tra gli altri, fanno parte di questa categoria la Germania, la Polonia e i Paesi scandinavi. Ci sono poi alcuni casi particolari, come la Francia dove vige un sistema misto: i pubblici ministeri francesi fanno parte dell’autorità giudiziaria, come i giudici.

Cosa cambia con il sorteggio

«La riforma sostituisce questo modello [quello di elezione del CSM], che è in mano alle correnti ideologizzate e ai partiti politici, con un sorteggio. Ovviamente un sorteggio tra quelli che hanno i requisiti per ricoprire quell’incarico. Significa che noi avremo domani due CSM, uno per la magistratura inquirente e uno per la magistratura giudicante, composte da persone che non hanno dovuto chiedere il voto a chi devono poi promuovere o meno, trasferire o meno, e che non sono state scelte dai partiti»

Meloni non la racconta giusta. L’obiettivo dichiarato della riforma sulla separazione delle carriere voluta dal governo e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio è soprattutto togliere alle correnti della magistratura la possibilità di influenzare l’elezione dei membri togati. 

Innanzitutto, la riforma crea due CSM diversi, uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici, e poi cambia il meccanismo di scelta dei membri dei due organi. Per i membri togati, ossia i magistrati che faranno parte del CSM giudicante e di quello della magistratura requirente, la riforma elimina il meccanismo dell’elezione tra i magistrati e introduce un sorteggio secco: i componenti saranno estratti casualmente tra tutti i magistrati che abbiano i requisiti di legge per ricoprire l’incarico. Secondo i favorevoli alla riforma ciò permetterebbe di ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura, ma si tratta comunque di una previsione, e non di un dato di fatto.

Anche per i cosiddetti “membri laici” – quelli scelti dal Parlamento – la riforma prevede l’introduzione del sorteggio, ma in questo caso è “temperato”. Se la riforma fosse confermata dal referendum, Camera e Senato non eleggeranno più direttamente i membri laici, ma compileranno un elenco di professori e avvocati, selezionandoli in base alle competenze. Una volta formato l’elenco di idonei, sarà la sorte a decidere chi tra loro entrerà effettivamente nei due CSM. Quindi non sarà più la politica ad avere la decisione finale sull’elezione dei membri laici del CSM, che sarà affidata alla sorte, ma l’elenco dei candidati dovrà comunque essere deciso dal Parlamento, che potrà accordarsi sui nomi da includere nel listino. Dunque non è vero, come dice Meloni, che la riforma toglie completamente la facoltà ai partiti di indicare una parte del CSM.

Un salto nel buio?

«A chi dice che il sorteggio è un salto nel buio, perché manderebbe al CSM il primo che capita, io devo ricordare che viene fatto su una platea qualificata, che è formata da persone che normalmente decidono della libertà dei cittadini, della sorte delle famiglie, dell’economia italiana» 

Meloni ha ragione. Secondo il testo della riforma, la componente “togata” dei due CSM sarà sorteggiata tra i magistrati. In particolare, i membri togati del CSM requirente saranno sorteggiati tra i pubblici ministeri, mentre i membri togati del CSM giudicante saranno sorteggiati tra i giudici. Allo stesso modo, anche i membri “laici” saranno sorteggiati da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio.

Chi giudica i magistrati

«Finalmente dopo 80 anni anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo, cosa che accade già per tutti gli altri». 

La presidente del Consiglio non la racconta giusta, ma andiamo con ordine. In Italia esistono cinque tipi di giustizia: la giustizia ordinaria, che giudica e persegue i reati commessi dai cittadini; la giustizia amministrativa, che si occupa dei ricorsi contro le decisioni dello Stato; la giustizia contabile, che giudica i funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni; la giustizia tributaria, che si occupa delle controversie tra i contribuenti e l’amministrazione finanziaria (come l’Agenzia delle Entrate); e la giustizia militare, che si occupa per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate.

Ogni magistratura ha il proprio organo di governo. L’organo di governo dei magistrati ordinari è per l’appunto il CSM, quello dei magistrati amministrativi è il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa (CPGA), quello dei magistrati contabili è Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, quello dei magistrati tributari è il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT), mentre per magistrati militari è il Consiglio della Magistratura Militare (CMM). Come il CSM, seppur con alcune differenze, tutti gli organi di autogoverno delle altre magistrature si occupano sia delle carriere dei rispettivi magistrati, sia dei provvedimenti disciplinari nei loro confronti. 

Ora la riforma voluta dal governo Meloni prevede l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i giudizi sulla responsabilità dei soli magistrati ordinari. Come hanno evidenziato gli esperti, se la riforma voluta dal governo Meloni venisse confermata, si verrebbe dunque a creare un caso eccezionale, visto che solo i magistrati ordinari sarebbero sottoposti al giudizio dell’Alta corte disciplinare.

Le parole del presidente del Tribunale di Brescia

Meloni: «Il presidente del Tribunale di Brescia, che ovviamente è contrario alla riforma, ed è un sostenitore del no, che ha detto queste testuali parole: “Se io sono un membro del CSM eletto da una corrente progressista e voto per un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente, dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati questi membri decideranno secondo il loro arbitrio”».

Meloni fa riferimento a un intervento fatto dal presidente del Tribunale di Brescia Stefano Scati durante un dibattito sul referendum organizzato a Brescia il 25 febbraio. Nel suo intervento, Scati ha detto in sintesi quello che ha riassunto Meloni nel suo video, e infatti le parole del magistrato sono state riprese da diversi comitati per il Sì al referendum per criticare le logiche correntizie che sarebbero alla base dell’elezione dei membri del CSM.

Il 2 marzo però lo stesso Scati è tornato sulla vicenda per precisare che le sue parole volevano sostenere il principio della responsabilità che un eletto ha nei confronti dei suoi elettori: «Rispondere delle proprie azioni è esattamente l’opposto di ciò a cui si è alluso con l’uso strumentale delle mie parole: vuol dire prendere decisioni in autonomia e poi spiegarle, non ricevere ordini in modo passivo», ha aggiunto Scati.

Il sorteggio nel Tribunale dei ministri

«Il sorteggio per scegliere i giudici è già previsto, perché i magistrati che fanno parte del Tribunale dei ministri sono sorteggiati. Dunque, perché i magistrati che giudicano i politici possono essere sorteggiati e quelli che giudicano i magistrati no?»

Al di là delle legittimi opinioni politiche, la presidente del Consiglio ha ragione. Il Tribunale dei ministri è un organo giudiziario speciale, istituito per ogni distretto di Corte d’appello, ed è competente per i reati commessi dal presidente del Consiglio e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni. In base alla legge costituzionale del 1989, il Tribunale dei ministri è composto da tre magistrati estratti a sorte e agisce sostanzialmente “da filtro”, valutando se archiviare o chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento. I tre membri effettivi del Tribunale dei ministri (oltre ai tre supplenti) sono estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio in un determinato distretto di Corte d’appello e devono avere da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o una qualifica superiore. Il Tribunale dei ministri è presieduto dal magistrato con funzioni più elevate. In caso di parità di funzioni, è presieduto da quello più anziano d’età. I membri del Tribunale dei ministri vengono rinnovati ogni due anni.

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