Il voto dei fuorisede al referendum sulla giustizia è ancora un’incognita

Per consentire il voto in un comune diverso da quello di residenza servirebbe un nuovo provvedimento del governo, ma al momento non è previsto
ANSA
ANSA
Mancano poco più di due mesi al referendum sulla giustizia, fissato dal governo per il 22 e 23 marzo, e per una parte degli elettori italiani il diritto di voto potrebbe non essere garantito in modo pieno. Il problema riguarda i cosiddetti “fuorisede”, cioè i cittadini che per motivi di lavoro, studio o di salute vivono in un comune diverso da quello di residenza.

Il sistema elettorale italiano prevede infatti che ogni cittadino sia iscritto alle liste elettorali del comune in cui risiede e che solo per le elezioni politiche sia possibile votare per corrispondenza dall’estero. Chi vive in Italia ma è domiciliato in un comune diverso da quello di residenza, come appunto i fuorisede, è escluso da questa possibilità. Per partecipare al voto deve quindi rientrare nel proprio comune oppure trasferire formalmente la residenza nel luogo in cui abita.

Negli ultimi due anni il governo Meloni ha cercato di attenuare questo problema con interventi mirati, adottati in occasione di singole consultazioni. Prima, per le elezioni europee di giugno 2024, e poi per i referendum abrogativi su cittadinanza e lavoro di giugno 2025, sono state introdotte regole speciali per consentire ad alcune categorie di fuorisede di votare lontano dal comune di residenza. Si è trattato però di misure temporanee, valide solo per quelle tornate elettorali. Ora che si avvicina il referendum sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati, la questione si ripropone negli stessi termini.

Su questo punto non c’è ancora una posizione chiara da parte del governo. Fonti del Ministero dell’Interno hanno riferito a Pagella Politica che al momento non è previsto un nuovo provvedimento analogo a quelli adottati in passato per agevolare il voto dei fuorisede in occasione del referendum sulla giustizia. La situazione resta quindi incerta e, proprio per questo, negli ultimi giorni diversi comitati referendari e osservatori hanno sollevato di nuovo il problema.

I due esperimenti

Le soluzioni sperimentate finora non sono state univoche. Per le elezioni europee e per i referendum su cittadinanza e lavoro il governo ha infatti adottato due modelli differenti per consentire il voto a distanza.

Il meccanismo più recente, usato per i referendum del 2025, è stato introdotto con il decreto “Elezioni” di marzo dello stesso anno ed è risultato, per certi aspetti, più semplice rispetto alle elezioni europee. In  quell’occasione il voto fuori sede era stato limitato ai soli studenti, escludendo quindi i lavoratori, e prevedeva regole più articolate. Gli studenti potevano votare nel comune in cui si trovavano temporaneamente solo se questo rientrava nella stessa circoscrizione elettorale del comune di residenza. In caso contrario, erano obbligati a recarsi nel capoluogo di regione del territorio in cui si trovavano.

Per i referendum su cittadinanza e lavoro, invece, la possibilità di votare lontano dal comune di residenza è stata estesa a tutti i fuorisede, quindi anche ai lavoratori e alle persone sottoposte a cure mediche in un altro comune. In questo caso, dopo aver presentato una richiesta specifica al comune di domicilio, gli elettori ricevevano un contrassegno con l’indicazione della sezione speciale in cui votare, predisposta dal Ministero dell’Interno in ogni provincia, senza l’obbligo di spostarsi fino al capoluogo regionale.

Nonostante queste aperture, in entrambe le occasioni il numero di fuorisede che ha effettivamente usufruito della possibilità di votare è rimasto contenuto. Stimare con precisione quanti siano i fuorisede in Italia non è semplice, ma secondo le valutazioni più aggiornate sono circa 5 milioni. Alle elezioni europee del 2024, però, le richieste di voto fuori sede sono state circa 24 mila, pari allo 0,4 per cento del totale. A febbraio 2025, a distanza di alcuni mesi da quella consultazione, lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva espresso insoddisfazione per il sistema sperimentato.

Ai referendum su cittadinanza e lavoro il numero delle richieste è cresciuto, arrivando a circa 70 mila in tutta Italia, cioè intorno al 2 per cento dei potenziali interessati. L’aumento è stato favorito soprattutto dall’estensione del diritto di voto anche ai lavoratori e alle persone in cura lontano dal comune di residenza, ma la partecipazione è rimasta comunque limitata rispetto alla platea complessiva.

Le proposte in campo 

Accanto agli interventi temporanei del governo, esistono anche tentativi di riforma strutturale del sistema, con l’obiettivo di risolvere in modo definitivo il problema dei fuorisede. Ma in Parlamento queste iniziative non hanno finora prodotto risultati concreti.

A luglio 2023 la Camera ha approvato una proposta di legge, presentata dalla deputata del Partito Democratico Marianna Madia, che mirava a consentire ai cittadini fuorisede di votare nel comune in cui vivono. Durante l’esame in commissione, però, diversi esponenti della maggioranza di centrodestra hanno manifestato perplessità e il relatore del provvedimento, il deputato della Lega Igor Iezzi, ha presentato un emendamento che ne ha modificato profondamente l’impianto, delegando al governo la definizione delle nuove regole entro 18 mesi. Dopo il passaggio alla Camera, il testo è approdato al Senato per l’approvazione definitiva, ma il suo iter si è bloccato e non prosegue da febbraio 2024.

Più di recente il tema è tornato al centro del dibattito con la presentazione al Senato di un disegno di legge di iniziativa popolare promosso da The Good lobby, Will Media e dalla Rete Voto fuori sede. La proposta prevede il riconoscimento del diritto di voto per tutti i fuorisede nel comune di domicilio, per ogni tipo di consultazione elettorale, previa richiesta telematica attraverso il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale (SPID) o la carta d’identità elettronica (CIE). Anche questo testo è stato assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato, ma al momento il suo esame non è ancora iniziato.

Unisciti a chi crede in un giornalismo basato sui fatti, non sul tifo.

Entra nella nostra membership. Avrai accesso a:

• le guide sui temi del momento;
• la newsletter quotidiana con le notizie più importanti sulla politica;
• gli articoli esclusivi e all’archivio;
• un canale diretto di comunicazione con la redazione.
PROVA UN MESE GRATIS
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli