Perché la BCE ha alzato i tassi di interesse prima di tutti

La decisione di Lagarde serve a contrastare l’aumento dell’inflazione causato dalla crisi in Iran, dopo le critiche per essere intervenuta tardi sul conflitto in Ucraina
ANSA
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Giovedì 11 giugno la Banca centrale europea (BCE) ha annunciato un aumento dei tassi di interesse nell’area euro. È una notizia importante, perché mostra la prima vera mossa della politica monetaria per contrastare l’aumento dell’inflazione dovuto al conflitto in Iran.

Durante la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, in molti avevano criticato la BCE e la sua presidente Christine Lagarde per aver aspettato troppo per agire sui tassi, mentre stavolta la banca ha anticipato perfino le mosse degli Stati Uniti. La scelta di aumentare i tassi potrebbe impedire una crescita incontrollata dei prezzi in futuro, ma anche avere conseguenze sulla crescita e sul benessere dei cittadini. Proviamo a capire perché.

Perché la BCE ha aumentato i tassi

Il comunicato della BCE in cui annuncia l’aumento dei tassi si apre con il principale obiettivo dell’istituzione: «Il Consiglio direttivo si impegna a definire una politica monetaria volta a garantire che l’inflazione si stabilizzi al 2 per cento, il suo obiettivo a medio termine». Per farlo, ha imposto un aumento dei tassi di 25 punti base (0,25 punti percentuali). Il tasso di rifinanziamento principale è passato così dal 2 al 2,25 per cento. Sono stati modificati anche altri tassi utilizzati sui mercati finanziari, ma questo riferimento è quello che interessa di più a famiglie e imprese perché indica il costo a cui le banche commerciali, quelle utilizzate dai cittadini, prendono a prestito risorse dalla Banca centrale europea.

La motivazione della scelta di alzare i tassi è piuttosto chiara e viene citata dalla BCE nelle prime righe del comunicato: «Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro». 

La decisione non è dunque arrivata in risposta a uno shock immediato, ma è data dal fatto che le previsioni per il futuro sono molto incerte. Ci sono buone probabilità che la prosecuzione del conflitto in Iran spinga ulteriormente verso l’alto i prezzi e, dato che un accordo di pace non sembra all’orizzonte, la BCE ha preferito frenare in misura modesta i consumi nel breve periodo, anziché aspettare uno shock inflazionistico più difficile da gestire.

Come funziona l’aumento dei tassi

L’aumento dei tassi, infatti, ha un effetto depressivo sull’economia, perché rende più costoso il denaro da prendere a debito. Aumentare il livello dei tassi di interesse non è mai una scelta semplice, perché il rallentamento economico che ne deriva ha un effetto negativo sul PIL e sul reddito delle famiglie nel breve periodo. L’obiettivo, però, è quello di garantire maggiore stabilità nel medio-lungo periodo, evitando di rovinare il potenziale di crescita di un Paese a causa di prezzi incontrollati.

La BCE vorrebbe ridurre i consumi grazie all’eccessivo costo di indebitamento. Per esempio, se gli interessi su un mutuo aumentano, una famiglia potrebbe decidere di rinunciare all’acquisto di una casa. Se questa scelta viene fatta da molte famiglie, l’agente immobiliare dovrà ridurre il prezzo dell’immobile, sperando che una cifra più bassa possa in parte contenere il maggiore costo del debito. Lo stesso può avvenire per un’impresa che deve fare un investimento. Nella maggior parte dei casi, i prezzi non scendono, ma smettono di crescere, proprio come è accaduto con gli aumenti dei tassi voluti dalla BCE per contrastare l’inflazione durante la guerra in Ucraina. Lagarde ha semplicemente deciso di anticipare questa scelta rispetto all’ultima crisi, supponendo che non si tornerà presto alla normalità.

La decisione della BCE sembra rientrare nel lavoro ordinario di una Banca centrale, chiamata in questo periodo a controllare un’inflazione che ha già raggiunto il 3,2 per cento a maggio (3,3 in Italia), contro un obiettivo di politica monetaria del 2 per cento nel medio periodo.

È il momento giusto per alzare i tassi?

La scelta della BCE ricalca il pensiero economico mainstream: qualsiasi manuale di economia suggerisce di aumentare i tassi di interesse quando l’inflazione è troppo alta e di ridurli quando i prezzi non crescono abbastanza, in modo da stimolare la crescita economica grazie a un costo del denaro più basso. È importante però comprendere le origini di questa maggiore inflazione. Finora abbiamo descritto un aumento dei prezzi causato da un aumento di domanda, per esempio quando tutti vogliono acquistare una casa e il mercato immobiliare cresce troppo in fretta, ma esistono anche casi in cui l’aumento dei prezzi non dipende dal consumo eccessivo da parte dei cittadini, ma da una mancanza di beni da acquistare. 

Immaginiamo per esempio che un terremoto distrugga metà delle case disponibili in una città: i prezzi degli immobili rimasti in piedi potrebbero raddoppiare, dato che molte persone hanno bisogno urgentemente di una sistemazione ed è difficile trovarne una. In quel caso, ha senso aumentare i tassi di interesse per frenare i prezzi? Lo stesso ragionamento può essere fatto guardando a questa crisi energetica, dato che la scarsità di carburante, tra i vari problemi commerciali causati dal conflitto, non dipende da un consumo eccessivo, ma da una carenza nelle forniture.

La scelta della BCE potrebbe dunque sembrare controproducente, dal momento che la spinta inflattiva arriva da fattori esterni. È il motivo per cui Lagarde e i suoi tecnici avevano preferito aspettare prima di aumentare i tassi durante la crisi energetica del 2022, quella causata dalla guerra in Ucraina. L’efficacia degli aumenti dei tassi nell’estate del 2022, però, ha mostrato che anche una crisi inflazionistica causata dalla carenza di offerta può essere contrastata con i tassi di interesse. Questo avviene sia perché esiste comunque una componente inflazionistica causata dalla domanda, sia perché la crescita del costo del denaro potrebbe ridurre ulteriormente il consumo di beni scarsi, già disincentivato dagli aumenti dei prezzi. Per esempio, è vero che l’aumento del costo della benzina dipende da fattori esterni, ma il suo consumo non è calato negli ultimi mesi grazie a misure come il taglio delle accise, che contribuiscono a far crescere i prezzi dal lato della domanda. Se il costo del carburante continua a essere sostenibile per tutte le famiglie, infatti, la domanda resterà la stessa, mentre l’offerta è ridotta a causa delle chiusure dello Stretto di Hormuz. Il risultato è che il prezzo del petrolio continuerà a crescere.

Secondo alcuni esperti, come i tecnici del centro di ricerca Bruegel, la BCE aveva agito con troppo ritardo durante la crisi energetica russo-ucraina, aumentando il peso dell’inflazione sulla crescita. Questa volta sembra avvenire l’opposto: proprio per evitare misure più drastiche in futuro, la BCE anticipa la Federal Reserve e la Bank of England, le banche centrali di Stati Uniti e Regno Unito, e prova a difendersi in anticipo dall’inflazione. Le decisioni e gli sviluppi dei prossimi mesi aiuteranno a capire se si tratta della strada giusta per contrastare questa nuova crisi legata ai prezzi e, soprattutto, alle risorse.

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