Il governo è tornato a vantare meriti economici che non ha

Fratelli d’Italia ha condiviso alcuni grafici per mostrare i successi dell’esecutivo, ma i dati non tornano e il messaggio è fuorviante
Ansa
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Il 29 marzo, l’account Instagram di Fratelli d’Italia ha pubblicato un post intitolato «Così tre anni di riforme hanno cambiato l’economia italiana». Il titolo riprende quello di un articolo de Il Giornale pubblicato il 28 marzo, in cui si sostiene che l’economia italiana non sia solo in ripresa, ma stia cambiando i propri fondamenti, ossia la struttura dell’economia stessa.
Nel post, Fratelli d’Italia ha inserito diversi grafici, che a prima vista sembrerebbero registrare una vera e propria “inversione di tendenza” da quando è in carica il governo Meloni, specialmente su temi come la disoccupazione e la crescita del potere d’acquisto. Non è la prima volta che il governo rivendica il merito di aver fatto passare degli indicatori da negativi a positivi: è successo in passato con i salari, il turismo e la stessa occupazione. Come abbiamo mostrato nelle nostre verifiche, però, quelle inversioni di tendenza non hanno trovato riscontro nei dati, e anche in questo caso il messaggio del post rischia di essere fuorviante.

La crescita dell’occupazione

Partiamo dalla prima slide del post, che insiste su un cavallo di battaglia della maggioranza: i risultati sul mercato del lavoro. Il grafico proposto da Fratelli d’Italia, mostrato qui sotto, riporta correttamente i dati sull’andamento del tasso di occupazione e di disoccupazione. 
Il primo grafico del post di Fratelli d'Italia
Il primo grafico del post di Fratelli d'Italia
Il fatto è che questa immagine non mostra molte cose che andrebbero puntualizzate.

Innanzitutto, c’è un problema di visualizzazione: l’asse verticale è molto compresso, in modo da dare l’idea di una variazione più importante rispetto a quella effettivamente registrata. In tre anni di governo Meloni, il tasso di occupazione è salito “solo” di 2,4 punti percentuali e la disoccupazione è calata di 2 punti percentuali. Eppure, guardando distrattamente il grafico, sembra quasi che il primo sia raddoppiato e il secondo dimezzato. Esasperando a piacere questa compressione dell’intervallo da analizzare, anche un aumento di pochi punti decimali potrebbe essere visualizzato come una vistosa impennata del grafico.

Come abbiamo già raccontato in altre analisi, inoltre, i risultati raggiunti da questo governo sono sì un record in termini numerici (non abbiamo mai avuto così tanti occupati, per esempio), ma si inseriscono in una tendenza che era in atto già prima che Giorgia Meloni si insediasse come presidente del Consiglio. In poche parole, molti governi precedenti a quello attuale avevano registrato un record di occupazione. La crescita del mercato del lavoro è infatti frutto di una combinazione di fattori, come la ripresa post pandemica, l’aumento (seppur lento) della bassa occupazione femminile, e il declino demografico, che fa aumentare l’incidenza delle persone in età da lavoro sul totale della popolazione. Si può obiettare che non sappiamo se la tendenza sarebbe continuata anche senza Meloni presidente del Consiglio, ma di certo non si può sostenere che la crescita degli occupati sia il risultato di scelte del governo attuale, come invece fa il grafico di Fratelli d’Italia, che visualizza l’inversione di tendenza tra il 2023 e il 2024.

Un grafico più rappresentativo della realtà sarebbe invece quello qui sotto, che sottolinea la tendenza precedente all’insediamento dell’esecutivo e ridimensiona l’asse Y (quello verticale) evitando di esagerare cali e aumenti delle variabili.

La crescita del potere d’acquisto

Il secondo grafico proposto da Fratelli d’Italia mostra come nei primi tre anni di governo sia crollata l’inflazione e sia tornato a crescere il potere d’acquisto. Il potere d’acquisto, come dice il nome, indica la quantità di beni e servizi che si possono acquistare con il proprio reddito e può aiutarci a capire l’impatto dell’inflazione sul nostro benessere. 
Il secondo grafico dal post di Fratelli d'Italia
Il secondo grafico dal post di Fratelli d'Italia
Anche in questo caso il grafico riporta dati corretti, ma visualizzati in modo fuorviante. L’idea è la stessa del grafico precedente: inizialmente il dato positivo (linea blu) è inferiore al dato negativo (linea rossa), ma dopo l’insediamento del governo Meloni il divario inizia ad assottigliarsi fino a che nello scenario attuale il dato positivo si trova molto più in alto rispetto a quello negativo.

Partiamo dal dato sull’inflazione: non possiamo sapere come sarebbero andate le cose senza il governo Meloni, ma le tendenze internazionali ci aiutano a capire se davvero c’è stato un qualche merito da parte dell’esecutivo. Come si vede nel grafico qui sotto, l’inflazione ha iniziato a crollare in molti Paesi simili al nostro a partire dalla metà del 2023. Difficile dunque sostenere che in Italia sia avvenuto qualcosa di diverso per merito – o per colpa – del governo nazionale, visto che l’andamento dell’inflazione in Italia è pressoché identico a quello degli altri Paesi.
Inoltre, come avevamo già raccontato ai tempi della crisi post-pandemica, gli aumenti di prezzo in Italia negli ultimi tre anni sono stati più bassi anche perché l’inflazione aveva colpito più forte il nostro Paese all’inizio della crisi. Se guardiamo ai dati dal 2020 a oggi, il livello dei prezzi in Italia è aumentato di poco meno del 25 per cento, dato in linea con la media dell’area euro. L’aver ereditato una situazione più difficile non è certo una colpa di Meloni, ma è naturale che partire da una situazione peggiore possa far registrare performance migliori rispetto ad altre economie che avevano subito una stessa crisi, ma con minore intensità. Per intenderci, i Paesi che tra il 2021 e il 2022 hanno avuto la più alta crescita del Prodotto interno lordo (PIL) erano gli stessi che nel 2020 avevano registrato il calo più drastico.

Anche il dato sul potere d’acquisto va letto in questo senso: è vero che si è registrata una crescita dal 2022 a oggi, ma si è trattato di una ripresa successiva al crollo dei redditi dopo la pandemia. Un grafico come quello qui sotto avrebbe contestualizzato in modo più chiaro il dato. Visualizzare la tendenza prima dell’insediamento del governo aiuta a contestualizzare, e ridimensiona l’aumento del potere d’acquisto che lascia intendere il post di Fratelli d’Italia.

La crescita degli investimenti

Il terzo grafico è il più problematico nel post di Fratelli d’Italia, anche perché è di difficile interpretazione, visto che la slide non contiene nulla se non il titolo, «crescita degli investimenti», e tre variabili. 
Il terzo grafico dal post di Fratelli d'Italia
Il terzo grafico dal post di Fratelli d'Italia
Il grafico, che sull’asse delle ascisse parte da un valore di 100, suggerisce che dal 2022 gli investimenti diretti esteri siano aumentati del 16,8 per cento, con una crescita del 18,1 per cento per quelli in azioni e del 7,9 per cento per quelli in titoli di Stato italiani. Questi dati, però, non sono molto chiari: a cosa ci si riferisce esattamente con investimenti diretti esteri? Qual è la fonte dei dati? Anche l’andamento delle linee nel grafico è peculiare. Sembrerebbe che per gli investimenti nel complesso si abbia solo il dato per il 2022 e per il 2025, dato che la linea unisce i due punti senza alcuna variazione. Per quelli in azioni, invece, sembrerebbe disponibile anche il dato per il 2024, dato che l’andamento della linea cambia in quel punto. Per quelli in titoli di Stato, invece, c’è un cambio di tendenza in un momento non precisato del 2023.

La fonte originale del grafico, l’articolo de Il Giornale, non aiuta a risolvere la questione, dato che anche lì ci si limita a citare i dati senza la fonte: «In questi tre anni gli investimenti diretti esteri sono cresciuti del 7,9 per cento, quelli in azioni del 18,1 per cento e la quota di titoli di Stato detenuti da non residenti è aumentata del 16,8 per cento, con l’Italia salita dall’undicesimo all’ottavo posto nella graduatoria mondiale di attrattività».

Tra l’altro, i dati riportati nell’articolo sono diversi rispetto a quelli nel grafico: i numeri sono gli stessi, ma la cifra per gli investimenti nel complesso e quella per gli investimenti in titoli di Stato sono state invertite. Gli investimenti diretti esteri (la linea blu nel grafico), anche nel caso in cui queste cifre non verificabili fossero realistiche, sarebbero quindi aumentati del 7,9 per cento, molto meno rispetto alle due linee, che rappresentano sottocategorie degli investimenti esteri. Secondo la Banca Mondiale, inoltre, gli investimenti diretti esteri non sono aumentati, ma in ogni caso il loro andamento è molto variabile nel tempo e difficile da monitorare con una sola statistica.

Il dato sugli investimenti in titoli di Stato presenta ulteriori problemi: nell’articolo originale si specifica che la quota di titoli di Stato detenuti da non residenti «è aumentata del 16,8 per cento». Non si tratta degli investimenti in sé, ma della quota di debito pubblico detenuta da stranieri. Se, per esempio, quest’anno gli italiani investissero 100 milioni di euro in meno in titoli di Stato e gli investimenti stranieri aumentassero della stessa cifra, la quota detenuta da stranieri crescerebbe, ma non il totale degli investimenti. Comparare questo dato con la crescita assoluta degli investimenti rischia di mostrare un quadro poco chiaro.

L’ultimo grafico è dedicato alla crescita delle esportazioni. Anche in questo caso, come in tutte le slide del post, non è indicata la fonte, ma il dato dovrebbe essere lo stesso che abbiamo raccontato in Conti in tasca, la nostra newsletter di economia, ed è riportato correttamente.
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Un uso peculiare dei grafici

La scelta comunicativa di Fratelli d’Italia è inusuale per un partito politico, ma mostra le potenzialità della cosiddetta data visualisation, ossia l’utilizzo di dati e infografiche per raccontare un fenomeno, in questo caso economico e politico. In molti casi, però, si è scelto di utilizzare questi grafici in un modo fuorviante per chi legge il contenuto, senza preoccuparsi se questo fornisse una visione distorta della realtà.

L’aggiunta di un contesto non elimina i risultati raggiunti sotto il governo Meloni: l’occupazione è davvero a livelli record, anche se rimaniamo ultimi in Ue per tasso di persone al lavoro. La disoccupazione è davvero ai minimi storici, ma il tasso di inattivi, persone che non lavorano e non cercano un impiego, è rimasto stabile nel corso dei tre anni di governo Meloni. L’esecutivo può vantare dei risultati positivi, ma il modo in cui sono stati rappresentati in questo contenuto rischia di attribuire al governo dei meriti che non sono suoi.

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