Il referendum ha fatto male a Fratelli d’Italia

Secondo i sondaggi di marzo, il partito di Giorgia Meloni ha perso mezzo punto in un mese, il risultato peggiore tra le principali forze politiche
Ansa
Ansa
La vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati ha causato uno scossone interno al governo Meloni, che ha portato alle dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capa di gabinetto al Ministero della Giustizia, della ministra del Turismo Daniela Santanchè, e del capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri.

Il momento difficile del governo successivo al voto del 22 e 23 marzo si sta riflettendo anche sulle intenzioni di voto delle elettrici e degli elettori. Rispetto al mese precedente, nei sondaggi di marzo infatti la coalizione formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati ha continuato a perdere consensi rispetto alla coalizione progressista, complice anche la conferma di Futuro Nazionale, il partito dell’ex generale Roberto Vannacci che si attesta su percentuali simili a quelle di febbraio. A subire maggiormente il contraccolpo della sconfitta al referendum è proprio Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Questa media dei sondaggi, che abbiamo elaborato in collaborazione con Sondaggi BiDiMedia, prende in considerazione le rilevazioni uscite nel mese di marzo. In caso di più sondaggi dello stesso istituto abbiamo considerato solo la rilevazione più recente e abbiamo preso in considerazione solo i partiti sondati da almeno la metà degli istituti. La variazione è calcolata con la media dei sondaggi di febbraio, che segue lo stesso criterio.

Questo metodo riduce l’influenza delle singole rilevazioni e restituisce un quadro più solido sull’orientamento di voto, che va comunque interpretato con cautela, perché anche le medie dei sondaggi incorporano sempre un margine di incertezza.

Il calo di Fratelli d’Italia

A marzo Fratelli d’Italia ha perso mezzo punto percentuale, passando dal 29 al 28,5 per cento. Il secondo partito a fare peggio è Forza Italia, un altro partito della maggioranza, che è passato dall’8,7 di febbraio all’8,3 per cento attuale. La Lega invece dopo il calo di febbraio, dovuto alla scissione di Vannacci, ha ripreso un decimo di punto e si attesta ora al 7,1 per cento delle preferenze. Anche Futuro Nazionale aggiunge un decimo percentuale e sale al 3,1 per cento. Al contrario, perdono un decimo di punto i partiti di opposizione che hanno sostenuto il Sì al referendum, ossia Azione e Più Europa, che passano rispettivamente al 3,2 e all’1,5 per cento. Nessun cambiamento per Noi Moderati, che si mantiene all’1 per cento.
Il partito con il risultato migliore a marzo è stato il Movimento 5 Stelle, che in un mese ha guadagnato lo 0,4 per cento ed è salito al 12,7 per cento. Nonostante la vittoria alle urne, il Partito Democratico invece ha perso consensi ed è sceso dal 22 al 21,8 per cento. Alleanza Verdi-Sinistra, anche lei per il No al referendum, è rimasta stabile, così come Italia Viva, che non ha espresso una posizione ufficiale sul voto sulla riforma della giustizia. Gli altri partiti dentro e fuori dal Parlamento hanno guadagnato complessivamente lo 0,7 per cento e sono saliti al 4 per cento.

Le coalizioni oggi

La variazione nei sondaggi e il calo di partiti come Fratelli d’Italia e Forza Italia sta avvicinando molto la coalizione di maggioranza alla coalizione progressista, che comprende tutti i partiti di opposizione eccetto Azione.

A marzo la coalizione di centrodestra ha perso 0,8 punti percentuali, scendendo al 44,9 per cento dei consensi, appena un decimale sopra al 44,8 per cento della coalizione progressista, che ha guadagnato lo 0,1 per cento. Dunque, a fare da “ago della bilancia” potrebbero essere in questo momento Futuro Nazionale e Azione, che per ora non sono entrati ufficialmente in nessuna coalizione.
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli