Nel tardo pomeriggio di mercoledì 25 marzo la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha lasciato il suo incarico. Dopo ore di attesa, l’esponente di Fratelli d’Italia ha deciso di dimettersi dopo la richiesta fatta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nella serata del 24 marzo, in una nota alla stampa, Meloni aveva ringraziato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capa di gabinetto al Ministero alla Giustizia Giusi Bartolozzi per la loro scelta di dimettersi, auspicando inoltre che la stessa decisione – ossia le dimissioni – fosse presa da Santanchè.
La ministra del Turismo è da tempo al centro di diverse inchieste giudiziarie sulla gestione di alcune sue società che possedeva prima di assumere l’incarico da ministra, ma finora il centrodestra aveva negato tutte le richieste di dimissioni fatte dalle opposizioni nei suoi confronti. Secondo fonti stampa, la scelta di Meloni di chiedere le dimissioni di Santanchè è dovuta alla volontà della presidente del Consiglio di “coprire” la bocciatura della riforma della giustizia al referendum, rimpiazzando tutti gli esponenti del governo con inchieste giudiziarie a carico. Santanchè ha rassegnato le sue dimissioni con una lettera inviata alla stessa Meloni, in cui ha precisato i motivi per cui ha atteso alcune ore prima di lasciare l’incarico. L’ex ministra ha scritto che voleva che la sua decisione «fosse separata sia dai commenti sul referendum». «Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e financo nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto», si legge nella lettera di Santanchè.
Dal 2022 la ministra del Turismo è coinvolta in una serie di inchieste giudiziarie, tutte legate alla sua precedente attività imprenditoriale e dirigenziale, in particolare alle società del gruppo Visibilia e ad altre controllate. Tra i vari filoni di indagine, a gennaio 2025 la Procura di Milano ha rinviato a giudizio Santanchè per falso in bilancio e false comunicazioni sociali relativamente ai bilanci di Visibilia Editore e delle società collegate. Il processo su questo caso è in corso e dopo udienze interlocutorie si stanno depositando prove e testi in vista delle fasi decisive del dibattimento. Allo stesso tempo, per Santanchè è in corso un processo sulla presunta truffa aggravata ai danni dell’INPS. La ministra è accusata di aver ottenuto indebitamente la cassa integrazione Covid per dipendenti, che però avrebbero comunque continuato a lavorare. Questo procedimento è stato più volte rinviato e sospeso: in autunno 2025 l’udienza preliminare è stata bloccata in attesa di una decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Senato circa l’utilizzabilità di alcune registrazioni, e ad oggi resta in una fase di stallo, in attesa di esiti che potrebbero richiedere mesi. Nel frattempo, a febbraio di quest’anno la Procura di Milano ha iscritto Santanchè nel registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta in relazione ai fallimenti di Ki Group e Bioera, società già collegate al suo gruppo imprenditoriale.
Se Santanchè non si fosse dimessa volontariamente, sarebbe stato necessario il voto della mozione di sfiducia presentata alla Camera dai partiti di opposizione. Come abbiamo spiegato in un altro articolo, i ministri si possono dimettere per loro spontanea volontà oppure dopo il via libera di una mozione di sfiducia. In base alla Costituzione, il presidente del Consiglio ha infatti solo il potere di proporre la nomina dei ministri al presidente della Repubblica, ma non di chiederne la revoca.
La ministra del Turismo è da tempo al centro di diverse inchieste giudiziarie sulla gestione di alcune sue società che possedeva prima di assumere l’incarico da ministra, ma finora il centrodestra aveva negato tutte le richieste di dimissioni fatte dalle opposizioni nei suoi confronti. Secondo fonti stampa, la scelta di Meloni di chiedere le dimissioni di Santanchè è dovuta alla volontà della presidente del Consiglio di “coprire” la bocciatura della riforma della giustizia al referendum, rimpiazzando tutti gli esponenti del governo con inchieste giudiziarie a carico. Santanchè ha rassegnato le sue dimissioni con una lettera inviata alla stessa Meloni, in cui ha precisato i motivi per cui ha atteso alcune ore prima di lasciare l’incarico. L’ex ministra ha scritto che voleva che la sua decisione «fosse separata sia dai commenti sul referendum». «Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e financo nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto», si legge nella lettera di Santanchè.
Dal 2022 la ministra del Turismo è coinvolta in una serie di inchieste giudiziarie, tutte legate alla sua precedente attività imprenditoriale e dirigenziale, in particolare alle società del gruppo Visibilia e ad altre controllate. Tra i vari filoni di indagine, a gennaio 2025 la Procura di Milano ha rinviato a giudizio Santanchè per falso in bilancio e false comunicazioni sociali relativamente ai bilanci di Visibilia Editore e delle società collegate. Il processo su questo caso è in corso e dopo udienze interlocutorie si stanno depositando prove e testi in vista delle fasi decisive del dibattimento. Allo stesso tempo, per Santanchè è in corso un processo sulla presunta truffa aggravata ai danni dell’INPS. La ministra è accusata di aver ottenuto indebitamente la cassa integrazione Covid per dipendenti, che però avrebbero comunque continuato a lavorare. Questo procedimento è stato più volte rinviato e sospeso: in autunno 2025 l’udienza preliminare è stata bloccata in attesa di una decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Senato circa l’utilizzabilità di alcune registrazioni, e ad oggi resta in una fase di stallo, in attesa di esiti che potrebbero richiedere mesi. Nel frattempo, a febbraio di quest’anno la Procura di Milano ha iscritto Santanchè nel registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta in relazione ai fallimenti di Ki Group e Bioera, società già collegate al suo gruppo imprenditoriale.
Se Santanchè non si fosse dimessa volontariamente, sarebbe stato necessario il voto della mozione di sfiducia presentata alla Camera dai partiti di opposizione. Come abbiamo spiegato in un altro articolo, i ministri si possono dimettere per loro spontanea volontà oppure dopo il via libera di una mozione di sfiducia. In base alla Costituzione, il presidente del Consiglio ha infatti solo il potere di proporre la nomina dei ministri al presidente della Repubblica, ma non di chiederne la revoca.