In meno di vent’anni si sono dimessi più di 60 membri del governo

I politici che hanno lasciato l’incarico sono più di tre l’anno. Il governo Meloni è quello con il più alto numero di dimissioni legate a vicende giudiziarie
ANSA
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Negli ultimi giorni il tema delle dimissioni dei membri del governo è tornato al centro del dibattito pubblico, anche alla luce di alcune vicende che hanno riguardato l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. A riaccendere il confronto sono stati in particolare i casi del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e della ministra del Turismo Daniela Santanchè, coinvolti in vicende giudiziarie e polemiche politiche che li hanno portati a lasciare l’incarico.

Le dimissioni di ministri, viceministri e sottosegretari non sono però un fenomeno così raro. Basti pensare che in meno di vent’anni, dal 2008 a oggi, si sono succeduti nove governi e tutti hanno registrato almeno un caso di dimissioni. Per eseguire il confronto, abbiamo esaminato gli elenchi ufficiali dei membri di ogni governo pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri e le principali notizie pubblicate sulla stampa. Per un’analisi quanto più attendibile, abbiamo considerato solo le dimissioni che, per motivi diversi, hanno comportato l’uscita dal governo, escludendo i cambi di incarico interni allo stesso esecutivo. 

Secondo le verifiche fatte da Pagella Politica in collaborazione con Andrea Carboni, ricercatore della School of Global Studies dell’Università del Sussex, in meno di vent’anni si sono dimessi in totale 61 membri del governo, in media più di tre dimissioni all’anno. Ma quali governi hanno registrato più dimissioni? E per quali motivi? Per capirlo abbiamo analizzato il numero di dimissioni sia in valori assoluti sia in rapporto alla durata dei governi, distinguendo le principali ragioni che hanno portato all’uscita dall’esecutivo.

I governi con più dimissioni

In valori assoluti, considerando gli ultimi nove esecutivi, il governo che ha subìto più dimissioni è stato quello guidato da Silvio Berlusconi da maggio 2008 a novembre 2011, in cui 16 membri hanno lasciato l’incarico. All’opposto c’è l’esecutivo guidato da Mario Draghi tra febbraio 2021 e ottobre 2022, con sole due dimissioni. Nel calcolo non sono stati considerati i sottosegretari Anna Ascani, Giorgio Mulè e Gian Marco Centinaio perché hanno rassegnato le dimissioni a ottobre 2022, quando però il governo Draghi era già dimissionario. Il governo Meloni è tra quelli che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare più dimissioni in termini assoluti: nove fino a oggi, di cui tre ministri – Gennaro Sangiuliano, Raffaele Fitto e Daniela Santanché –, cinque sottosegretari e un viceministro.
Se però consideriamo il numero di dimissioni in base alla durata del governo, le cose cambiano. Il governo guidato da Enrico Letta, in appena 300 giorni di durata, ha affrontato le dimissioni di otto membri, di cui due ministre – Josefa Idem e Nunzia De Girolamo – quattro sottosegretari e due viceministri. Questo significa una dimissione ogni 37 giorni circa, il numero più elevato degli ultimi 18 anni. Subito dopo c’è il quarto governo Berlusconi (una ogni 80 giorni), mentre all’ultimo posto c’è l’esecutivo guidato da Mario Draghi (una dimissione ogni 308 giorni), seguito dal governo di Mario Monti (una ogni 176 giorni). Tra i governi con il tasso più basso di dimissioni c’è pure quello di Giorgia Meloni (una dimissione ogni 139 giorni).

Va precisato però che non tutte le dimissioni sono avvenute per gli stessi motivi.

Perchè si dimettono

Per analizzare le dimissioni dei membri del governo abbiamo distinto tre tipologie di motivazioni: quelle legate a vicende giudiziarie o polemiche pubbliche; quelle politiche, legate ad esempio a contrasti all’interno della maggioranza; e quelle dovute all’assunzione di altri incarichi al di fuori dal governo. 

Per quanto riguarda la prima categoria, dal 2008 i membri di governo che si sono dimessi in seguito a inchieste giudiziarie o polemiche pubbliche sono stati 19. Il governo guidato da Giorgia Meloni è quello che ha registrato il numero più alto di casi: cinque tra ministri e sottosegretari hanno lasciato l’incarico per questi motivi. Oltre ai casi più recenti, c’è quello dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, dimessosi a settembre 2024 dopo le polemiche legate al rapporto con l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia; quello dell’ex sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, che ha lasciato il ruolo a febbraio 2024 dopo alcune contestazioni relative a presunte attività incompatibili con il ruolo; e infine quello dell’ex sottosegretaria al Ministero dell’Università Augusta Montaruli, che si è dimessa a febbraio 2023 in seguito a una condanna per peculato. 

Tra quelli considerati, l’unico governo a non aver registrato dimissioni per motivi legati a polemiche o inchieste giudiziarie è il secondo governo Conte.

Negli ultimi nove governi, le dimissioni per motivazioni politiche sono state invece 23. Il quarto governo Berlusconi è quello che ne ha registrate di più, otto in totale, mentre quattro governi – Renzi, il primo governo Conte, Draghi e Meloni – non hanno avuto dimissioni di questo tipo. Nel governo Letta, per esempio, cinque membri si dimisero dopo la scissione del Popolo della Libertà e il passaggio all’opposizione di Forza Italia. Nello stesso esecutivo si dimise anche il viceministro all’Economia Stefano Fassina, per via delle differenti idee politiche con l’allora segretario del PD Matteo Renzi.

Le dimissioni dovute all’assunzione di altri incarichi, quasi sempre istituzionali, sono state un po’ meno: in quasi vent’anni se ne contano 19. Tra i casi più rilevanti c’è quello dell’ex ministro per le Politiche agricole Luca Zaia che nel 2010, durante il quarto governo Berlusconi, lasciò l’incarico per assumere quello di presidente della Regione Veneto, ruolo che ha poi ricoperto per 15 anni, fino allo scorso anno.

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