Il referendum che vuole cancellare le nuove regole sull’educazione sessuale a scuola

Il quesito riguarda l’autorizzazione preventiva delle famiglie, ma non renderebbe obbligatoria una nuova materia
ANSA
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C’è una proposta di referendum per abolire una legge appena entrata in vigore. Si tratta del referendum “Sì educazione affettiva e sessuale nelle scuole”, che punta ad abrogare la cosiddetta “legge Valditara”, dal nome del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. La norma ha introdotto l’obbligo, per le scuole, di ottenere il consenso informato dei genitori degli studenti minorenni prima di trattare temi legati alla sessualità e all’affettività.

La proposta di referendum è promossa dal “Comitato Sì educazione Affettiva nelle Scuole”, i cui portavoce sono i fondatori del Partito Gay LGBT+ Fabrizio Marrazzo e Marina Zela. Il comitato è composto da 12 persone, alcune già coinvolte in precedenti campagne referendarie sui diritti civili, come quella per introdurre il matrimonio egualitario.

Ma che cosa prevede nel dettaglio questa proposta di referendum, e cosa stabilisce invece la legge Valditara che vuole cancellare?

Che cosa prevede il quesito del referendum

Quello promosso dal “Comitato Sì educazione Affettiva nelle Scuole” è un referendum abrogativo, cioè propone la cancellazione di una norma attualmente in vigore. In questo caso, l’iniziativa prevede l’abrogazione totale della “legge Valditara”.

In concreto, il quesito chiede di eliminare l’obbligo del consenso scritto preventivo dei genitori per la partecipazione degli studenti alle attività di educazione affettiva e sessuale, e la conseguente possibilità di allontanare dalla classe gli alunni per cui il consenso non è stato dato. 

Se il referendum passasse, però, non sarebbe introdotta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Lo specifica lo stesso comitato: l’abrogazione della legge «non introdurrebbe automaticamente una nuova materia scolastica obbligatoria denominata “educazione affettiva e sessuale”. Verrebbero eliminate le regole speciali introdotte nel 2026 e continuerebbero ad applicarsi le norme generali che regolano l’autonomia scolastica, l’offerta formativa e la partecipazione delle famiglie». In altre parole, ogni scuola continuerebbe a programmare le proprie attività attraverso il PTOF, cioè il Piano triennale dell’offerta formativa, e per parlare di argomenti attinenti la sfera sessuo-affettiva non sarebbe più prevista l’autorizzazione scritta delle famiglie.

Il comitato poi spiega anche che cosa si intende per “educazione sessuale e affettiva nelle scuole”, sostenendo che i contenuti siano calibrati in base all’età degli studenti. In particolare, nei primi anni si impara soprattutto a riconoscere e comunicare le emozioni e a rispettare il proprio corpo e quello degli altri; mentre negli anni successivi si affrontano temi come la pubertà, le relazioni affettive, il consenso, gli stereotipi, la prevenzione della violenza, la sicurezza digitale e la salute sessuale e riproduttiva.

Che cos’è la “legge Valditara”

La legge sul consenso informato è stata presentata dal ministro Valditara a maggio 2025 e, dopo essere stata approvata da Camera e Senato, è entrata in vigore a luglio 2026. 

Come dicevamo, il provvedimento prevede che le istituzioni scolastiche siano «tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità» e per la presa visione «del materiale didattico che si intende utilizzare». In caso di mancata adesione, la scuola deve prevedere «la fruizione di attività formative alternative». Infine, la legge ha previsto che le scuole dell’infanzia e la primaria, cioè l’asilo e le elementari, siano escluse dalle attività riguardanti temi legati alla sessualità.

Il ministro Valditara ha presentato la legge come una misura di trasparenza verso le famiglie, sostenendo che serva a tutelare i minori e a restituire ai genitori un ruolo nelle scelte educative dei figli. Ma diverse associazioni ed esponenti politici hanno criticato il provvedimento, sostenendo che rischi di ostacolare i percorsi di educazione alle relazioni e prevenzione della violenza di genere, oltre che limitare la libertà di insegnamento.

I prossimi passaggi

La raccolta firme è iniziata il 6 agosto e in cinque giorni ha superato le 70 mila sottoscrizioni. Il procedimento però prevede ancora numerosi passaggi. In Italia, infatti, per tenere un referendum abrogativo servono le firme di almeno 500 mila elettori o il sostegno di cinque consigli regionali. I promotori hanno tre mesi di tempo per raccoglierle e poi depositarle alla Corte di Cassazione tra il 1° gennaio e il 30 settembre.

Successivamente, iniziano le verifiche. Entro il 31 ottobre l’Ufficio centrale per il referendum controlla la regolarità delle firme. In seguito, la Corte costituzionale entro il 10 febbraio dell’anno successivo decide se il quesito è ammissibile. Infine, se il quesito è valido, può essere indetta la votazione in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno, salvo che siano previste le elezioni politiche. In quel caso infatti i tempi si allungano. 

Come segnalano gli stessi promotori, «nel caso in cui venisse raggiunto il numero di firme richiesto, la votazione referendaria si terrebbe dopo le elezioni, diventando il primo banco di prova per il prossimo Governo». Ed è per questo che negli scorsi giorni il comitato ha lanciato un appello ai «candidati delle primarie» del centrosinistra, sostenendo che «l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole deve essere al centro dei vostri programmi», in modo da dare una risposta «di sistema» alle «discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, bullismo e femminicidi».

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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