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I mille modi di stare al centro

Abbiamo confrontato le posizioni di oltre dieci partiti e movimenti per capire che cosa li accomuna e su quali temi si dividono
Ansa
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Per anni, nel dibattito politico italiano, la tendenza a dividersi in tanti piccoli partiti è stata associata soprattutto alla sinistra. Negli ultimi tempi però anche il centro ha visto moltiplicarsi sigle, formazioni, scissioni e movimenti che cercano di ritagliarsi un proprio spazio all’interno del panorama politico. 

L’ultimo arrivato è Più Uno, il partito che il 10 ottobre Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate, e Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, hanno presentato con l’obiettivo di rafforzare il centrosinistra. Per questo abbiamo selezionato i principali partiti e movimenti che, in modi diversi, si richiamano al centro, da Italia Viva di Matteo Renzi fino a Noi Moderati di Maurizio Lupi. Sono realtà con caratteristiche e dimensioni differenti, alcune delle quali non hanno nemmeno una rappresentanza in Parlamento. E, come vedremo, alcune fanno parte del centrosinistra, altre del centrodestra, mentre altre ancora cercano di costruire un’alternativa ai due schieramenti.

Ma quanto sono davvero diversi questi partiti, e perché non riescono ad allearsi tra loro? Abbiamo confrontato manifesti e proposte sui principali temi politici e, al netto delle dovute differenze, anche tra partiti di schieramenti opposti emergono diverse affinità. A spiegare la frammentazione del centro, quindi, potrebbero non essere soltanto le differenze politiche, ma anche i rapporti personali e le rivalità tra i leader.

Alleanze, vere o presunte

Partendo dalle differenze, una delle principali riguarda le alleanze. Nel centrosinistra per ora il partito di centro più grande e strutturato è Italia Viva, che punta a utilizzare il suo progetto “Casa Riformista” per costruire nel cosiddetto “campo largo” una «lista unica di centro», come ha dichiarato a settembre la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi. Il già citato Più Uno potrebbe rientrare in questa lista, mentre al momento non è chiaro dove si collocherà Progetto Civico Italia, il nuovo movimento di centrosinistra fondato dall’assessore romano Alessandro Onorato, che riunisce sindaci e amministratori locali. Onorato è in buoni rapporti con Giuseppe Conte, tanto che il Movimento 5 Stelle di recente ha “prestato” a Progetto Civico un senatore per creare una componente al Senato e diminuire così il numero di firme che il nuovo partito dovrà raccogliere per candidarsi alle prossime elezioni. Questa vicinanza di Onorato con il Movimento 5 Stelle allo stesso tempo ha allontanato Progetto Civico da Italia Viva, tanto che per il momento lo stesso Onorato ha escluso la possibilità di unirsi con il partito di Matteo Renzi.
Alessandro Onorato guida la protesta di Progetto Civico contro le nuove regole sulla raccolta delle firme previste dalla legge elettorale, Roma, 14 settembre 2026 – Fonte: Ansa
Alessandro Onorato guida la protesta di Progetto Civico contro le nuove regole sulla raccolta delle firme previste dalla legge elettorale, Roma, 14 settembre 2026 – Fonte: Ansa
Nel “campo largo” dovrebbe rientrare Più Europa, che però sta vivendo un periodo di crisi interna, con il segretario Riccardo Magi che vuole avvicinare il partito al centrosinistra mentre il presidente del partito Matteo Hallissey – presidente anche dei Radicali Italiani – rivendica una maggiore autonomia e punta ad allearsi con altre forze di centro fuori dal “campo largo”. Lo stesso Magi di recente ha comunque espresso dubbi nei confronti del progetto di “Casa Riformista” di Renzi, criticando le condizioni poste dall’ex presidente del Consiglio alla costruzione di una lista comune.

Nel centrodestra la situazione sembra più chiara. Noi Moderati fa stabilmente parte della maggioranza che sostiene il governo Meloni, mentre l’Unione di Centro (UDC) di Antonio De Poli ha confermato la volontà di presentarsi alle prossime elezioni politiche nella stessa coalizione. L’ultimo acquisto del centrodestra è Sud chiama Nord, il partito dell’ex sindaco di Messina Cateno De Luca, che il 10 ottobre ha annunciato un accordo con il centrodestra per le politiche del 2027. 

Fuori dai principali schieramenti ci sono poi alcuni partiti che vogliono presentarsi come un’alternativa di centro al bipolarismo. Tra queste forze politiche però non c’è una vera e propria alleanza. Il leader di Azione Carlo Calenda ha rilanciato a settembre il progetto di un «fronte europeista, liberale e popolare» insieme a Spazio Pubblico, movimento fondato a giugno dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno dopo la sua uscita dal PD, e al Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, prima in Italia Viva. Un altro caso ancora riguarda Ora!, fondato un anno fa dall’economista Michele Boldrin e dall’imprenditore Alberto Forchielli. Nonostante alcune collaborazioni a livello locale, Marattin ha escluso qualsiasi alleanza con il partito di Boldrin per motivi legati al suo carattere. Una cosa simile era stata detta da Calenda a Pagella Politica qualche mese prima.
Pina Picierno partecipa alla presentazione di un libro di Carlo Calenda,  15 aprile 2026 – Fonte: Ansa
Pina Picierno partecipa alla presentazione di un libro di Carlo Calenda, 15 aprile 2026 – Fonte: Ansa

La produttività unisce, il salario minimo divide

Passiamo ora alle proposte politiche dei partiti di centro. Sul piano economico, molti di loro condividono l’obiettivo di aumentare la produttività e favorire gli investimenti privati.

Il partito Liberaldemocratico di Marattin, per esempio, propone una «ondata senza precedenti» di liberalizzazioni e una riduzione delle tasse finanziata con tagli alla spesa pubblica. È un’impostazione coerente con il suo manifesto, in cui il mercato è definito il «miglior strumento per allocare le risorse» e si sostiene che l’intervento pubblico debba essere efficace, ma limitato.

Semplificazione e concorrenza sono richiamate da Più Uno, che nel suo manifesto punta su produttività e investimenti per migliorare salari e servizi pubblici, proponendo una politica industriale nei settori strategici. Sul fisco si chiede invece un sistema più semplice e progressivo e un contrasto più efficace all’evasione. Alla crescita dei salari Ora! lega una diversa distribuzione del carico fiscale: il partito vuole alleggerire le imposte sul lavoro e chiedere un maggior contributo da patrimoni e rendite. Su una riduzione mirata delle tasse sul lavoro punta, nel centrodestra, Noi Moderati, che affianca alla semplificazione per le imprese la proposta di azzerare le tasse per tre anni ai giovani sotto i 30 anni al primo contratto di lavoro. 
Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli, più a sinistra, con Bruno Tabacci durante l'assemblea nazionale di Più Uno a Roma, 10 ottobre 2026 – Fonte: ANSA
Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli, più a sinistra, con Bruno Tabacci durante l'assemblea nazionale di Più Uno a Roma, 10 ottobre 2026 – Fonte: ANSA
Le differenze emergono però su questioni specifiche, come il salario minimo. Azione sostiene una soglia stabilita per legge di 9 euro lordi l’ora, una misura appoggiata da Più Europa e Italia Viva. Più Uno la richiama nel proprio manifesto, senza indicare però una cifra precisa. La scelta di fissare una soglia per legge è invece contestata da Boldrin e Marattin. Tra le posizioni di Ora! sullo sviluppo economico si legge che «i salari non si alzano per decreto. Si alzano quando le imprese crescono, innovano e competono»; Marattin invece preferisce affidare alla contrattazione collettiva nazionale il compito di stabilire i minimi salariali.

Su nucleare ed Europa tutti d’accordo

Il nucleare è uno dei temi su cui convergono partiti collocati in schieramenti diversi. Le differenze riguardano soprattutto il modo in cui raggiungere questo obiettivo.

Nel “campo largo”, Italia Viva e Più Europa hanno criticato le misure del governo Meloni, pur essendo favorevoli a questa fonte energetica. Ora! propone di affiancare il nucleare alle rinnovabili – che «da sole non bastano» – per raggiungere l’«indipendenza energetica» dall’estero. Nel centrodestra Noi Moderati ha sostenuto la legge delega del governo, approvata definitivamente dal Senato a settembre con il voto favorevole di Azione. 
Al di là dell’energia, ad accomunare questi partiti è l’europeismo. Oltre alle forze politiche già citate, Spazio Pubblico di Pina Picierno sostiene l’Ucraina contro l’invasione russa e, nel suo manifesto, chiede un rafforzamento dell’integrazione europea, soprattutto sul piano politico e della sicurezza. Una linea condivisa da Progetto Civico, che propone una maggiore integrazione politica, fiscale e militare dell’UE, anche per affrontare a livello europeo questioni come l’immigrazione. Visioni opposte invece esistono al centro su Israele e la situazione nella Striscia di Gaza: in questi anni Più Europa e Ora! sono i partiti più sensibili nei confronti del popolo palestinese e più critici verso il governo di Benjamin Netanyahu (Boldrin ha parlato di «genocidio» a Gaza), mentre Marattin ha spesso difeso Israele, definendo di recente «falsità» le storie raccontate dal discusso documentario Naza sulle operazioni militari israeliane nella Striscia.
Il leader del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin alla sinagoga di Milano per la commemorazione del massacro del 7 ottobre – Fonte: Profilo Facebook di Marattin
Il leader del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin alla sinagoga di Milano per la commemorazione del massacro del 7 ottobre – Fonte: Profilo Facebook di Marattin

Immigrazione e cittadinanza

Sull’immigrazione emergono alcuni punti di incontro, a partire dalle procedure per assumere lavoratori stranieri. Azione e Ora!, per esempio, vogliono entrambi superare il cosiddetto “click day”, il meccanismo che dà priorità alle domande delle imprese in base alla rapidità di invio, entro le quote fissate dal governo. Il Partito Liberaldemocratico condivide questo obiettivo, ma propone di sostituirlo con un sistema che preveda tempi più ampi per presentare le richieste e criteri di selezione più trasparenti.

Le proposte riguardano inoltre chi è già in Italia senza regolare permesso di soggiorno. Azione e Ora! sostengono percorsi di regolarizzazione legati al lavoro, mentre Più Europa chiede di riformare la legge sull’immigrazione nota come “Bossi-Fini”, andando nella direzione di facilitare gli ingressi regolari e regolarizzare chi è già nel Paese. È una battaglia portata avanti da tempo dai Radicali Italiani, tra i promotori della campagna “Ero straniero”. 

Per quanto riguarda la cittadinanza, Azione, Italia Viva e Più Europa sono favorevoli a modificare la legge per facilitare l’accesso alla cittadinanza dei minori stranieri cresciuti in Italia, pur con proposte differenti. Ora! vuole concederla ai bambini nati in Italia da genitori stranieri già al primo anno di scuola primaria.  L’apertura a una riforma non riguarda però solo i partiti fuori dalla maggioranza. Nel 2024 il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi si era detto favorevole allo ius scholae, cioè alla concessione della cittadinanza legata a un percorso scolastico in Italia, chiedendo però il completamento di almeno due cicli di studi.

Le differenze su diritti civili e giustizia

Sui diritti civili le distanze tra i partiti di centro sono più marcate. Radicali Italiani, Più Europa e Ora! condividono diverse battaglie, dal riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso all’introduzione di una legge nazionale sul fine vita.

Proprio su quest’ultimo tema emerge una divisione con le forze di centrodestra. Più Europa ha presentato una propria proposta di legge, mentre l’Unione di Centro si oppone a un ampliamento delle possibilità di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. Ad agosto il segretario dell’UDC Antonio De Poli ha ribadito questa posizione, sostenendo che lo Stato debba dare priorità alla tutela della vita e rafforzare le cure palliative. Per quanto riguarda Noi Moderati, il cui leader Lupi è vicino al movimento cattolico Comunione e Liberazione, la senatrice Mariastella Gelmini (prima in Azione) ha sottolineato come il partito abbia «sempre sostenuto la necessità di una legge, non la legalizzazione del suicidio assistito o dell’eutanasia, ma la depenalizzazione dell’aiuto al suicidio».

Anche tra le formazioni che condividono molte battaglie sui diritti, però, le proposte non coincidono sempre. Sulla cannabis, Radicali Italiani e Più Europa sono da sempre a sostegno della legalizzazione e collaborano con l’associazione “Meglio legale” che si batte per la legalizzazione delle droghe leggere in Italia, mentre gli altri partiti di centro vicini al “campo largo” non hanno espresso una linea ufficiale sul tema. Noi Moderati invece è contrario.
Riccardo Magi e Matteo Hallisey, rispettivamente segretario e presidente di Più Europa, durante una sit in a favore della legalizzazione della cannabis – Fonte: Ansa
Riccardo Magi e Matteo Hallisey, rispettivamente segretario e presidente di Più Europa, durante una sit in a favore della legalizzazione della cannabis – Fonte: Ansa
Sulla giustizia alcune convergenze attraversano gli schieramenti. Al referendum del marzo 2026 sulla riforma costituzionale della magistratura, che comprendeva la separazione delle carriere, Azione, Radicali Italiani e Partito Liberaldemocratico hanno sostenuto il Sì, come il centrodestra. Più Europa si è espressa a favore, pur criticando alcuni aspetti della riforma. Italia Viva ha scelto invece una strada diversa perché, pur condividendo il principio della separazione delle carriere, ha lasciato libertà di voto al referendum e il partito si era astenuto in Parlamento sul testo della riforma.

Insomma, nonostante alcune differenze su temi specifici, molti dei partiti che si richiamano al centro condividono buona parte delle loro proposte politiche. A spiegare la frammentazione di quest’area, quindi, non sembrano essere soltanto le divergenze sui programmi o sulle alleanze, ma anche i rapporti personali tra i leader. In diversi casi, infatti, le difficoltà a trovare un accordo sembrano dipendere più dalle rivalità e dalle incompatibilità tra chi guida questi partiti che da reali differenze politiche.
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