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È iniziato il “mercato” dei parlamentari in vista delle elezioni

Sia a destra che a sinistra, le forze politiche più grandi stanno cedendo deputati e senatori a quelle più piccole per esentarle delle nuove norme sulla raccolta firme 
Un momento della Votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull’articolo 3 alla Camera dei Deputati. Roma, 7 ottobre 2026 – Fonte: ANSA/Emannuele Valeri
Un momento della Votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull’articolo 3 alla Camera dei Deputati. Roma, 7 ottobre 2026 – Fonte: ANSA/Emannuele Valeri
Dopo il via libera alla riforma della legge elettorale promossa dal centrodestra, in Parlamento sono iniziate le manovre in vista delle prossime elezioni politiche, in programma nel 2027. In particolare, i partiti più grandi di destra e sinistra si stanno già dando da fare per aiutare i loro alleati più piccoli, cercando di aggirare le nuove norme sulla raccolta firme per candidarsi, che rischiano di portare all’esclusione delle forze politiche minori o nate da poco. 

Il 12 ottobre, per esempio, il deputato di Fratelli d’Italia Luca Sbardella è passato al gruppo Misto aderendo insieme Manlio Messina – anche lui ex deputato del partito di Giorgia Meloni – alla nuova componente di Sud Chiama Nord, il partito meridionalista dell’ex sindaco di Messina Cateno De Luca, che fino a questo momento poteva contare su un solo deputato, Francesco Gallo. Tre giorni prima, il 9 ottobre, il senatore del Movimento 5 Stelle Luigi Nave è passato al gruppo Misto del Senato, nella componente di Alleanza Verdi-Sinistra. Secondo fonti del partito di Giuseppe Conte, Nave è solo “di passaggio” nella componente di AVS, dato che l’obiettivo è quello di formare una componente che rappresenti “Avanti-Partito Socialista Italiano” – tra i partiti eredi dello storico PSI – guidato da Enzo Maraio e Progetto Civico Italia, il nuovo partito dell’assessore romano Alessandro Onorato. 

Queste due operazioni, una tra i partiti di maggioranza e una tra quelli di opposizione, hanno in comune il fine ultimo: esentare da un lato Sud Chiama Nord e dall’altro il PSI e Progetto Civico Italia dalle nuove norme sulla raccolta delle firme per candidarsi introdotte proprio con la nuova legge elettorale, che rischierebbero di estromettere questi partiti dalle prossime elezioni politiche. Presto, di operazioni del genere, se ne potrebbero aggiungere altre.

Le nuove norme sulle firme

Prima di vedere quali sono i movimenti in corso in Parlamento in vista delle elezioni, bisogna chiarire quali sono le nuove norme sulla raccolta firme per potersi candidare. 

Presentarsi alle elezioni non è semplice come sembra. Non basta annunciare un partito, scegliere un nome e un simbolo per poi comparire sulla scheda elettorale, ma bisogna seguire numerosi passaggi burocratici, tra cui raccogliere un numero stabilito di firme. In base alla nuova legge elettorale, i partiti che non hanno nessuna rappresentanza in Parlamento dovranno raccogliere da un minimo di 6 mila a un massimo di 7 mila firme in ogni collegio elettorale, mentre i partiti che hanno almeno una componente politica nel gruppo Misto di Camera e Senato – come Più Europa e Futuro Nazionale – dovranno continuare a raccogliere al massimo 2 mila firme a collegio, come previsto prima dello Stabilicum. In pratica, significa che se con il Rosatellum a un partito servivano tra le 100 mila e le 150 mila firme per candidarsi in tutti i collegi, con la nuova legge elettorale ne serviranno circa 500 mila.

Non tutti i partiti dovranno raccogliere mezzo milione di firme: dalla raccolta continueranno a essere esentati completamente tutti i partiti che hanno un gruppo in entrambe le camere, come il PD e Fratelli d’Italia, i partiti delle minoranze linguistiche e, solo per le prossime elezioni politiche, anche i partiti che hanno almeno un gruppo in una camera, come Alleanza Verdi-Sinistra che ha un gruppo solo al Senato.

Dunque, in virtù delle nuove norme, sarebbero obbligati a raccogliere le 6 mila firme a collegio partiti come Progetto Civico di Alessandro Onorato, che non ha nessun parlamentare, Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, che alla Camera non aveva una propria componente, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, che ha appunto solo Marattin come deputato, e Più Uno, il nuovo soggetto politico dell’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini e dell’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, che non hanno nessun deputato e senatore. 

Come anticipato, dall’aumento delle firme non sono invece stati toccati Più Europa e Futuro Nazionale, che hanno entrambi una componente all’interno del gruppo Misto della Camera e per cui la nuova regola non vale e dovranno raccogliere meno firme. 

Il prestito del Movimento 5 Stelle

L’aumento del numero di firme da raccogliere per i partiti nuovi o non rappresentanti in Parlamento è stato molto criticato dalle opposizioni, perché giudicato come sproporzionato e penalizzante. Tra l’altro, come abbiamo analizzato in un precedente approfondimento, con questa novità l’Italia è l’unico Paese europea a chiedere così tante sottoscrizioni per potersi candidare alle elezioni politiche. In ogni caso, la modifica al numero di sottoscrizioni è uno dei punti che saranno oggetto dei ricorsi contro la riforma elettorale che saranno presentati alle Corte Costituzionale nelle prossime settimane.

Dopo il via libera alla legge elettorale, il Movimento 5 Stelle ha subito annunciato di voler muoversi contro le nuove regole sulle firme, ritenute ingiustizie e sproporzionate. Per questo, il senatore Luigi Nave è passato al gruppo Misto del Senato con l’obiettivo di formare una componente per “Avanti-PSI” di Maraio e Progetto Civico Italia di Onorato. 

Al Senato per formare una componente politica all’interno del gruppo Misto basta anche un solo parlamentare, cosa che invece non è prevista alla Camera, come vedremo più avanti. Secondo il regolamento del Senato, possono creare una componente nel gruppo Misto i senatori che rappresentano un partito che ha eletto almeno un senatore alle scorse elezioni oppure che nell’attuale legislatura hanno eletto propri rappresentanti alle elezioni regionali o del Parlamento europeo. 

Il partito di Maraio rientra proprio in quest’ultimo caso, visto che la lista di Avanti-PSI alle elezioni regionali in Campania del 2025 (con il nome di “Avanti Campania”) ha eletto tre consiglieri regionali, avendo preso quasi il 6 per cento dei voti in quell’occasione. Per questo, con il passaggio di Nave al gruppo Misto, Avanti-PSI avrà il diritto di fare una propria componente associandosi a Progetto Civico Italia: in questo modo i due partiti dovranno raccogliere tra le 1.500 e le 2 mila firme per collegio, e non le minimo 6 mila richieste ai nuovi partiti sulla base della riforma della legge elettorale. Fonti del Movimento 5 Stelle hanno spiegato che, nonostante la sua uscita, Nave «è e resta del Movimento 5 Stelle e si è fatto carico di una battaglia che riguarda tutto il Movimento». Secondo il partito di Conte, si sarebbe trattato «non di una manovra di palazzo» ma di una mossa «contro una legge liberticida e antidemocratica», ossia la nuova disciplina sulla raccolta firme.

Fratelli d’Italia per Cateno De Luca

Sul fronte opposto, invece, Fratelli d’Italia si è mossa per aiutare Sud Chiama Nord, il partito meridionalista fondato dall’ex sindaco di Messina Cateno De Luca, di cui è presidente attualmente Laura Castelli, ex esponente del Movimento 5 Stelle e viceministra nei governi Conte e Draghi. 

Ex esponente locale della Democrazia Cristiana, e successivamente con precedenti in varie formazioni politiche, De Luca ha fondato Sud Chiama Nord a giugno 2022, presentandosi come un partito sostanzialmente anti-sistema, critico nei confronti sia della destra che della sinistra e con l’obiettivo di difendere le istanze del Sud a livello nazionale. Dotato di forte carisma e con toni molto accesi, alle elezioni politiche 2022 De Luca è riuscito a far eleggere due parlamentari, il già citato Francesco Gallo alla Camera e Dafne Musolino al Senato (poi passata a Italia Viva), grazie alla vittoria nei collegi uninominali di Messina, dove i candidati di Sud Chiama Nord hanno superato quelli del centrodestra, storicamente molto forti in quella zona. In origine, De Luca aveva attaccato diverse volte Meloni e il centrodestra, contestando provvedimenti sul tema degli abusi edilizi e dei condoni, la gestione di emergenze e delle risorse regionali, oltre a contestazioni su riforme e giustizia. 

Da dove arriva Cateno De Luca, l’uomo dietro la lista con 19 simboli elettorali

In seguito, però, c’è stato via via un avvicinamento con il centrodestra, tramite alleanze a livello locale alle elezioni regionali del 2025 in Calabria, Marche, Puglia e Campania. Lo scorso 10 ottobre, in un’intervista al Corriere della Sera, De Luca ha raccontato alcuni retroscena sull’alleanza con il centrodestra. Il leader di Sud Chiama Nord ha detto di essere stato contattato in questi mesi non solo da Meloni, ma anche da alcuni esponenti dei partiti di opposizione, tra cui il deputato di Italia Viva Davide Faraone, per sondare la possibilità di un’alleanza con loro. De Luca ha poi spiegato che l’alleanza con il centrodestra vale a livello nazionale, mentre per le prossime elezioni regionali in Sicilia il suo partito ha «mani libere», nel senso che potrà decidere liberamente cosa fare. 

Per concretizzare l’alleanza, alla Camera Fratelli d’Italia ha “prestato” a Sud Chiama Nord il deputato siciliano Luca Sbardella, che insieme a Gallo e al deputato Manlio Messina hanno potuto formare una componente interna al gruppo Misto del partito di De Luca. A differenza di quello del Senato, il regolamento della Camera prevede che per formare una componente servano almeno tre deputati collegati a un simbolo che si è presentato alle scorse elezioni politiche. E finora Sud Chiama Nord, che contava solo su un deputato, non aveva questa possibilità. Grazie alla nuova componente politica, Sud Chiama Nord non dovrà raccogliere le almeno 6 mila firme per collegio previste per i partiti non rappresentati in Parlamento, ma soltanto tra le 1.500 e le 2 mila, una soglia raggiungibile più facilmente.
Cateno De Luca con il simbolo della lista "Libertà" presentata alle elezioni europee del 2024 – Fonte: ANSA
Cateno De Luca con il simbolo della lista "Libertà" presentata alle elezioni europee del 2024 – Fonte: ANSA

Tabacci in soccorso di Ruffini e Gabrielli 

Tornando tra i partiti di opposizione, c’è chi sta lavorando per aiutare invece “Più Uno”, il nuovo soggetto politico di centrosinistra fondato dall’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini che ha ricevuto il sostegno dell’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. 

La persona in questione è Bruno Tabacci, 80 anni di età, storico esponente della Democrazia Cristiana nella Prima repubblica e in Parlamento dal 1992. Tabacci è dal 2012 il leader del Centro Democratico, un piccolo partito di centro che in questi anni è sempre stato stabilmente nella coalizione di centrosinistra. Negli anni Tabacci ha più volte “prestato” il suo simbolo ad altre formazioni politiche del centrosinistra per esentarle, anche solo parzialmente, dalla raccolta firme per candidarsi alle elezioni. Per esempio, alle scorse elezioni politiche del 2022 Tabacci aveva siglato un accordo con Impegno civico, il partito fondato dall’ex capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, consentendo a Di Maio di non dover raccogliere le firme per quella tornata elettorale, forte del fatto che fino a quel momento il Centro Democratico aveva una propria rappresentanza parlamentare. Alla fine, però, l’accordo non ha portato molta fortuna a Di Maio, visto che Impegno Civico alle scorse elezioni è riuscito a eleggere un solo deputato, cioè lo stesso Tabacci. In ogni caso, sfruttando lo stesso meccanismo, a gennaio 2018, Tabacci aveva offerto il proprio simbolo a Più Europa consentendo alla neonata lista di Bonino di non dover raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni politiche che si sarebbero poi tenute a marzo. 
Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli, più a sinistra, con Bruno Tabacci durante l'assemblea nazionale di Piu' Uno a Roma, 10 ottobre 2026 – Fonte: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli, più a sinistra, con Bruno Tabacci durante l'assemblea nazionale di Piu' Uno a Roma, 10 ottobre 2026 – Fonte: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Ora, come ha confermato lui stesso a la Repubblica, Tabacci sta lavorando per aiutare il nuovo soggetto politico di Ruffini e Gabrielli. Al momento Tabacci è da solo nel gruppo Misto della Camera e sta cercando almeno due deputati che si uniscano a lui per formare una componente con il nome del Centro Democratico e di Più Uno, in modo da consentire a Ruffini e Gabrielli di dover raccogliere solo 1.500 firme a collegio e non 6 mila. Fonti di Più Europa hanno spiegato a Pagella Politica che una delle ipotesi in campo è che Tabacci possa entrare nella stessa componente di Più Europa, già presente alla Camera, con la possibilità che questa venga ridenominata aggiungendo il nome di Più Uno. In questo modo, però, è possibile che Ruffini e Gabrielli dovranno formare una lista una con Più Europa alle prossime elezioni, visto che le norme sulla raccolta delle firme non menzionano la possibilità di presentarsi con liste separate.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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