Nessun Paese europeo chiede così tante firme per candidarsi come l’Italia

La riforma della legge elettorale aumenta le sottoscrizioni richieste per collegio, mentre negli altri Stati dell’UE le soglie minime sono più basse
ANSA
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Candidarsi alle elezioni politiche non significa solo scegliere i candidati e depositare un simbolo. Tra gli adempimenti previsti dalla legge c’è, in alcuni casi, anche la raccolta delle firme degli elettori a sostegno delle liste. La riforma elettorale in discussione in Parlamento interviene anche su questo aspetto e, per alcune forze politiche, aumenta il numero delle sottoscrizioni necessarie.

L’Italia non è l’unico Paese europeo a prevedere firme a sostegno delle candidature. Questo requisito serve a dimostrare che una lista o un candidato dispongano di un minimo di sostegno tra gli elettori. Le regole però cambiano molto da un Paese all’altro: in alcuni casi le firme servono per un singolo candidato, in altri per una lista; possono essere richieste a livello nazionale oppure circoscrizione per circoscrizione; e spesso esistono esenzioni per i partiti già rappresentati in Parlamento.

Il caso italiano, però, si distingue per il numero delle firme richieste. Secondo le stime, se la riforma della legge elettorale sarà approvata in via definitiva, una forza politica non esentata che volesse presentare liste in tutti i collegi dovrebbe raccogliere tra 450 mila e 525 mila firme. Secondo le verifiche di Pagella Politica, è un numero molto superiore a quello previsto nei principali Paesi dell’Unione europea, anche se il confronto va fatto con cautela perché le regole per la presentazione delle candidature variano da un sistema elettorale all’altro.

Come funziona oggi

La legge elettorale oggi in vigore in Italia, il cosiddetto “Rosatellum”, stabilisce che la presentazione di una lista in un collegio plurinominale debba essere sostenuta da almeno 1.500 e non più di 2 mila elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni compresi nel collegio. Se le Camere vengono sciolte con più di 120 giorni di anticipo rispetto alla loro scadenza naturale, il numero delle firme è dimezzato. La stessa regola viene applicata anche alle liste per il Senato.

Esistono però alcune eccezioni. Oggi non devono raccogliere le firme i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione delle elezioni. Sono esentati anche i partiti rappresentativi delle minoranze linguistiche riconosciute che abbiano ottenuto almeno un seggio alle precedenti elezioni della Camera o del Senato.

Considerato che oggi ci sono 49 collegi plurinominali alla Camera e 26 collegi plurinominali del Senato, una forza politica che non beneficia delle esenzioni e che volesse presentare le proprie liste in tutti i 75 collegi dovrebbe raccogliere complessivamente tra 112.500 e 150 mila firme, un dato che sembra destinato a cambiare con la nuova legge elettorale.

Cosa cambierebbe con la riforma

La riforma elettorale è stata approvata con modifiche dal Senato il 15 settembre. Il testo della riforma elettorale era già stato approvato dalla Camera a luglio ma, dato che durante l’esame al Senato è stato modificato, è necessario un terzo passaggio. 

Una delle modifiche introdotte al Senato riguarda proprio le firme. Un emendamento ha sostituito la soglia di 1.500-2 mila sottoscrizioni con una nuova soglia compresa tra 6 mila e 7 mila firme per collegio plurinominale e deve presentare candidature in almeno la metà delle circoscrizioni. La nuova soglia non riguarderebbe però allo stesso modo tutti i partiti. Il testo approvato dal Senato prevede tre casi diversi: alcuni partiti non dovrebbero raccogliere nessuna firma, altri continuerebbero a raccoglierne un minimo di 1.500 e un massimo di 2 mila per collegio, mentre per gli altri scatterebbe la nuova soglia tra 6 e 7 mila. La differenza dipende dal tipo e dal momento della presenza che una forza politica ha in Parlamento. 

L’esenzione completa spetterebbe ai partiti o gruppi politici costituiti in un gruppo parlamentare all’inizio della legislatura in almeno una delle due Camere. Oggi, invece, per beneficiare di questa esenzione il gruppo deve essere costituito in entrambe le Camere. Per esempio, il Partito Democratico ha gruppi sia alla Camera che al Senato, mentre Alleanza Verdi-Sinistra ce l’ha solo alla Camera. Con la riforma della legge elettorale, partiti come AVS potranno candidarsi senza raccogliere le firme, a dispetto delle regole precedenti.

Per effetto di un altro emendamento approvato alla Camera, i partiti che invece non hanno un gruppo parlamentare ma solo una componente politica nel gruppo Misto, come Futuro Nazionale e Più Europa, continueranno a dover raccogliere tra le 1.500 e le 2 mila firme per collegio. 

Chi non rientra né nel primo né nel secondo gruppo – ossia chi non ha una rappresentanza ufficiale in Parlamento – dovrà invece raccogliere un minimo di 6 mila e un massimo di 7 mila firme per ogni collegio che, secondo le stime, corrispondono a un minimo di 450 mila e un massimo di 525 mila firme a livello nazionale rispetto alle 150 mila previste oggi dal “Rosatellum”. In quest’ultimo caso rientrano per esempio Progetto Civico di Alessandro Onorato e il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, visto che quest’ultimo è l’unico esponente del suo partito alla Camera e non ha né un gruppo né una componente politica al momento.

Cosa succede negli altri Paesi

Come dicevamo, l’Italia non è l’unico Paese in Unione europea a richiedere la raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni. Confrontando i numeri richiesti dal sistema italiano con quelli dei principali Paesi dell’UE emerge però che il numero di firme richiesto in Italia non ha eguali.

In Francia nelle elezioni per l’Assemblée nationale non è prevista una raccolta di firme degli elettori a sostegno della candidatura. Il candidato deve presentare una dichiarazione firmata con i propri dati, un documento di identità e la documentazione necessaria a dimostrare il possesso dei requisiti previsti dalla legge. In Germania invece per le elezioni al Bundestag è prevista la raccolta firme solo per i partiti non rappresentati nel Bundestag né in un Landtag – cioè l’assemblea legislativa di uno Stato federato – con almeno cinque deputati. In particolare, «gli elenchi nazionali dei partiti non affermati devono essere firmati (…) da almeno lo 0,1 per cento di coloro che hanno diritto di voto» fino a un «massimo di 2 mila» firme. In base alle soglie previste per le elezioni federali del 2025, presentare una lista in tutti i 16 Länder richiedeva complessivamente 27.328 firme. In Spagna la regola è simile alla Germania: la legge stabilisce (articolo 169) che i partiti, le federazioni e le coalizioni che alle elezioni precedenti non hanno ottenuto rappresentanza al Parlamento devono raccogliere, in ogni circoscrizione in cui intendono presentarsi, le firme di almeno lo 0,1 per cento degli elettori iscritti nei registri elettorali. Per i raggruppamenti di elettori, cioè candidature non presentate da partiti, la soglia sale all’1 per cento. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, alle ultime elezioni politiche del 2023 il Partito animalista con l’ambiente (PACMA) aveva raccolto un po’ meno di 50 mila firme per la candidatura, un numero simile a quello raccolto dal partito di sinistra Recortes Cero.

Anche se si confronta il dato italiano con quello di altri Paesi dell’UE l’Italia rimane un’anomalia. In Austria, ad esempio, sono necessarie 2.600 firme per candidarsi alle elezioni nazionali, in alternativa, la candidatura può essere sostenuta da almeno tre deputati della prima Camera del Parlamento austriaco. In Belgio le sottoscrizioni da raccogliere dipendono dal numero di abitanti delle circoscrizioni e vanno da un minimo di 200 a un massimo di 500, anche in questo caso è prevista un’alternativa: la candidatura può essere sostenuta da almeno tre parlamentari uscenti. In Romania (articolo 54), invece, è necessario raccogliere le firme dello 0,5 per cento degli elettori.

Tra i Paesi dell’UE con requisiti più consistenti c’è la Polonia, dove per presentare una lista al Sejm, la Camera bassa del Parlamento, sono necessarie almeno 5 mila firme per circoscrizione. Una volta registrate regolarmente le liste in almeno metà delle 41 circoscrizioni, però, lo stesso comitato può presentarsi nelle altre senza raccogliere ulteriori firme. Per ottenere questa possibilità occorrono quindi almeno 21 liste sostenute da 5 mila elettori ciascuna, ossia 105 mila firme.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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