I rapporti tra Azione e il centrosinistra sono sempre più complicati

Il dialogo tra il partito di Calenda e le altre forze di opposizione sta peggiorando, e si allontana la possibilità di un accordo per le prossime elezioni politiche
ANSA
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Alcuni esponenti di Azione negli ultimi mesi hanno ribadito che il partito non intende entrare nel cosiddetto “campo largo”, cioè la coalizione che include Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Secondo i suoi membri, il partito guidato da Carlo Calenda continua a sostenere la costruzione di un’area politica autonoma, alternativa sia al centrosinistra sia al centrodestra. 

E infatti in questa legislatura Azione ha condiviso diverse posizioni dei partiti della maggioranza – tra cui quella al referendum sulla giustizia, dove era schierato per il Sì – ma ha spesso votato contro la fiducia al governo Meloni. Per ora quindi Azione può ancora essere considerato un partito all’opposizione del governo Meloni, ma i rapporti con lo schieramento di centrosinistra sono sempre più complicati e ci sono molti dubbi su dove si collocherà il partito – che secondo gli ultimi sondaggi può contare su circa il 3 per cento dei consensi – alle prossime elezioni politiche, previste per il 2027.

Il caso di Venezia

Dopo il referendum, il tema del posizionamento di Azione è emerso di nuovo il 30 marzo, quando il quotidiano locale La Nuova Venezia ha riportato che elezioni comunali di Venezia del 24 e 25 maggio, Azione avrebbe sostenuto Simone Venturini, candidato appoggiato dal centrodestra. Contattato da Pagella Politica, però, Calenda ha smentito che il partito sosterrà formalmente Venturini. «Azione non sarà presente, non ci sarà il simbolo del partito e non farà campagna elettorale. Chi sosterrà Venturini lo farà a titolo personale, non come Azione». Secondo Calenda, la scelta dipende dal fatto che «non abbiamo un candidato per cui vale la pena» esprimere un sostegno ufficiale e che il partito è «concentrato sulle elezioni politiche».

Alle comunali di Venezia comunque la competizione non sarà limitata ai due principali schieramenti. Alla corsa parteciperà pure un candidato di area centrista, l’economista Michele Boldrin, cofondatore del partito Ora!, che però Azione non sosterrà nonostante negli ultimi mesi i due partiti avessero iniziato a dialogare su possibili alleanze. Calenda ha spiegato a Pagella Politica di aver appreso della candidatura di Boldrin «solo ieri sera», cioè il 30 marzo, ed ha escluso un sostegno al candidato. «Se un candidato vuole essere sostenuto ci sono due condizioni: bisogna che te lo dica e che non ti dia dell’affarista», ha dichiarato, riferendosi a un post pubblicato dallo stesso Boldrin su X e che ha scatenato una piccola lite sul social tra i due partiti.

Al di là del caso di Venezia, la posizione di Azione si inserisce nel dibattito più ampio, che parte dai mancati accordi elettorali del 2022 e arriva fino alle possibili alleanze alle prossime elezioni politiche del 2027.

L’accordo fallito nel 2022

In vista delle elezioni politiche anticipate del 25 settembre 2022, il partito di Calenda aveva inizialmente raggiunto un accordo elettorale con Più Europa, guidato allora da Benedetto Della Vedova, e con il Partito Democratico, il cui segretario era Enrico Letta. L’obiettivo dell’intesa era aumentare le possibilità di vittoria contro la coalizione di centrodestra – formata da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati – presentando candidature comuni nei collegi uninominali previsti dalla legge elettorale in vigore, che favorisce le coalizioni.

Nel testo dell’accordo PD, Azione e Più Europa indicavano tra gli obiettivi comuni la continuità con il governo Draghi, soprattutto in politica estera e di difesa, la conferma della collocazione europeista dell’Italia, il rispetto degli impegni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l’introduzione di un salario minimo. L’alleanza però è durata poco. Cinque giorni dopo la firma dell’accordo, Calenda ha annunciato l’uscita di Azione dalla coalizione, criticando la decisione del PD di includere Sinistra Italiana ed Europa Verde. Secondo il leader di Azione, l’intesa avrebbe riunito partiti con posizioni troppo distanti su alcuni temi rilevanti, come la politica energetica, il sostegno all’Ucraina e le politiche economiche.

I punti di distanza

Le difficoltà nel dialogo tra Azione e le altre forze del centrosinistra sembrano riproporsi anche in vista delle prossime elezioni politiche. In un documento del giugno 2025, il partito di Calenda ha ribadito di ritenere incompatibile una coalizione – che oggi includerebbe anche il Movimento 5 Stelle – tra forze con posizioni così distanti su temi che vanno dalla politica estera alla giustizia.

Azione ad esempio ha sempre sostenuto l’invio di aiuti militari all’Ucraina e il rafforzamento della difesa europea. Il 24 febbraio, nell’anniversario dell’invasione russa, Calenda ha ribadito questa posizione durante una visita a Kiev, criticando la scelta degli altri leader politici di non essere lì presenti. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno invece assunto posizioni diverse, votando in più occasioni contro l’invio di armi e criticando l’aumento della spesa militare europea. Anche sul tema della transizione energetica le posizioni restano distanti: i due partiti alleati sono contrari al nucleare e puntano soprattutto sulle fonti rinnovabili, mentre Azione da tempo sostiene la possibilità di includere il nucleare di nuova generazione nel mix energetico.

Per quanto riguarda le politiche economiche e del lavoro, Calenda ha criticato più volte alcune misure introdotte dai governi guidati da Giuseppe Conte, oggi leader del Movimento 5 Stelle. Tra queste ci sono il Superbonus – ritenuto troppo oneroso per i conti pubblici – e il reddito di cittadinanza, a cui Azione preferisce interventi più orientati all’inserimento occupazionale.

Come accennato, le distanze si sono viste anche sulla riforma della giustizia: Azione ha votato a favore della separazione delle carriere dei magistrati, prevista già nel programma elettorale del 2022, senza però partecipare alla campagna referendaria con le altre forze di centrodestra. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra si sono invece schierati contro, ritenendo che la misura potesse incidere sull’autonomia della magistratura.

Il fallimento del “terzo polo”

Alla luce di queste differenze, alcuni esponenti di Azione hanno escluso la possibilità di far parte dell’alleanza di centrosinistra. Non a caso il 29 marzo la deputata Elena Bonetti ha scritto su X che «Azione non fa parte e non farà parte del campo largo».

Parallelamente, il partito sostiene da tempo la necessità di costruire un’area politica alternativa sia al centrosinistra sia al centrodestra. Dopo le elezioni politiche del 2022, Azione aveva dato vita insieme a Italia Viva al cosiddetto “terzo polo”. L’esperienza si è però conclusa l’anno dopo, a seguito di divergenze tra i due partiti sulla creazione di un soggetto politico unitario e sulla strategia politica da seguire. 

Da allora Azione ha continuato a indicare come obiettivo la costruzione di un’area europeista e riformista autonoma, rivolta in particolare a un elettorato moderato che non si riconosce né nella coalizione guidata da Giorgia Meloni né in un’alleanza che includa Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. 

La convention di Più Europa

Al contrario di Azione, di recente Più Europa e Italia Viva si sono progressivamente avvicinate al centrosinistra. Il 28 marzo il partito guidato da Riccardo Magi ha organizzato una convention sul federalismo europeo, a cui hanno partecipato esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, ma non Azione. Calenda ha criticato l’iniziativa, definendola caratterizzata da «banalità retoriche», mentre Magi ha risposto accusandolo di spostarsi verso posizioni più vicine al centrodestra. Anche nelle elezioni locali e regionali più recenti le forze centriste si sono presentate spesso divise, rendendo più complessa la costruzione di un soggetto unitario. 

«Nonostante tutto spero nella costruzione di un polo alternativo ai due esistenti, che però va costruito e rafforzato nel tempo. Il messaggio agli altri partiti deve essere “uniamoci”, e non “venite”», ha dichiarato a Pagella Politica la deputata di Azione Giulia Pastorella. Tra i partiti attualmente rappresentati in Parlamento, il Partito Liberaldemocratico guidato dal deputato Luigi Marattin – ex Italia Viva – sembra essere l’unico partito con cui i dialoghi sono avviati. Lo stesso Calenda ha confermato a Pagella Politica che «con Marattin ne stiamo discutendo».

Insomma, a parole Azione continua a indicare come obiettivo la costruzione di un’area politica autonoma rispetto al centrodestra e al centrosinistra. Nei fatti però il partito difficilmente correrà da solo alle prossime politiche del 2027, soprattutto se la soglia di sbarramento rimarrà all’attuale 3 per cento, che metterebbe a rischio la presenza di Azione in Parlamento. I prossimi mesi saranno quindi decisivi per vedere se il partito fondato da Calenda spingerà per un’alleanza tra le forze centriste o se invece alla fine entrerà in una delle due principali coalizioni. 

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