Ognuno per conto proprio. Alcuni puntano sulle dirette YouTube. Altri sui tour elettorali nelle principali città italiane. Altri ancora preferiscono puntare sui vecchi metodi, come la distribuzione dei volantini. I partiti che sostengono il No al referendum costituzionale sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo stanno adottando strategie diverse di campagna elettorale, mantenendo una certa autonomia rispetto agli alleati e alle campagne dei comitati elettorali per il No alla riforma.
I partiti che sostengono il No al referendum sono tre: il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, la lista formata da Europa Verde e Sinistra Italiana. Queste tre forze politiche, che rappresentano anche i principali partiti di opposizione in Parlamento, stanno facendo campagne elettorali diverse nei metodi e nei contenuti, facendo leva però su un messaggio condiviso: il rischio del “pericolo autoritario”.
In pratica, il messaggio che stanno facendo circolare i partiti del No è che lo scopo di fondo del governo con la separazione delle carriere sia quello di sottomettere la magistratura alla politica. Questa però è più che altro una teoria, e non un dato di fatto.
I partiti che sostengono il No al referendum sono tre: il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, la lista formata da Europa Verde e Sinistra Italiana. Queste tre forze politiche, che rappresentano anche i principali partiti di opposizione in Parlamento, stanno facendo campagne elettorali diverse nei metodi e nei contenuti, facendo leva però su un messaggio condiviso: il rischio del “pericolo autoritario”.
In pratica, il messaggio che stanno facendo circolare i partiti del No è che lo scopo di fondo del governo con la separazione delle carriere sia quello di sottomettere la magistratura alla politica. Questa però è più che altro una teoria, e non un dato di fatto.