I partiti del No al referendum puntano tutto sul “pericolo autoritario”

Movimento 5 Stelle, PD e AVS stanno promuovendo l’idea secondo cui il governo vuole controllare la magistratura, con iniziative però non sempre riuscite
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Ognuno per conto proprio. Alcuni puntano sulle dirette YouTube. Altri sui tour elettorali nelle principali città italiane. Altri ancora preferiscono puntare sui vecchi metodi, come la distribuzione dei volantini. I partiti che sostengono il No al referendum costituzionale sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo stanno adottando strategie diverse di campagna elettorale, mantenendo una certa autonomia rispetto agli alleati e alle campagne dei comitati elettorali per il No alla riforma.

I partiti che sostengono il No al referendum sono tre: il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, la lista formata da Europa Verde e Sinistra Italiana. Queste tre forze politiche, che rappresentano anche i principali partiti di opposizione in Parlamento, stanno facendo campagne elettorali diverse nei metodi e nei contenuti, facendo leva però su un messaggio condiviso: il rischio del “pericolo autoritario”. 

In pratica, il messaggio che stanno facendo circolare i partiti del No è che lo scopo di fondo del governo con la separazione delle carriere sia quello di sottomettere la magistratura alla politica. Questa però è più che altro una teoria, e non un dato di fatto.

Il Movimento 5 Stelle tra dirette e dibattiti 

Tra i partiti più attivi nella campagna referendaria per il No c’è il Movimento 5 Stelle. In queste settimane il partito di Conte sta adottando una strategia su più fronti, dai social agli eventi sui territori. 

Dal punto di vista dei social, il Movimento 5 Stelle sta adottando una strategia comunicativa dai toni piuttosto aggressivi, con post accompagnati da video di esponenti di punta del partito o opinionisti contrari alla riforma e da didascalie come «Conte disintegra la propaganda di Nordio», oppure «Scarpinato stronca Nordio», o ancora «Travaglio polverizza Bocchino sul referendum»

In generale, il messaggio che il Movimento 5 Stelle punta a veicolare riguardo al referendum è che con la riforma della giustizia il governo voglia controllare la magistratura. «Quando la politica vuole controllare la giustizia la risposta è no. Vota No al referendum salva-casta», è il manifesto che il Movimento 5 Stelle sta facendo circolare sui social e nelle città.
Il manifesto referendario del Movimento 5 Stelle – Fonte: Movimento 5 Stelle
Il manifesto referendario del Movimento 5 Stelle – Fonte: Movimento 5 Stelle
Come abbiamo spiegato in un approfondimento sul tema, nel testo della riforma costituzionale che sarà sottoposta al referendum, non compare nessuna norma che attribuisca al governo un potere diretto di direzione, controllo o gerarchia sui pm. In altre parole, non è previsto che il governo possa dare ordini ai pubblici ministeri, stabilire priorità nelle indagini o intervenire sulle singole decisioni giudiziarie. L’idea veicolata dal Movimento 5 Stelle (e non solo, come vedremo) si fonda semmai su una previsione, ossia che la riforma possa produrre nel tempo un cambiamento strutturale degli equilibri costituzionali, trasformando il magistrato requirente in una figura più isolata e quindi più esposta alle pressioni esterne, complice la separazione della carriere e la divisione del Consiglio superiore della magistratura in due organi, uno per i pubblici ministeri e uno per giudici. Si tratta però al momento solo di una previsione e non di un dato di fatto. 

In ogni caso, in queste settimane il Movimento 5 Stelle sta organizzando sui social una serie di dirette dove vari suoi esponenti raccontano dal loro punto di vista i contenuti della riforma, spiegando come mai è necessario votare No al referendum. Tra i più attivi c’è il senatore Roberto Scarpinato, ex magistrato antimafia, che da febbraio sta conducendo una serie di puntate live su YouTube dal titolo “La vera posta in gioco”, dove analizza dal suo punto di vista le possibili ricadute della riforma della giustizia sull’equilibrio dei poteri nel caso venisse confermata con il referendum. 

Il presidente del partito Giuseppe Conte invece sta facendo un tour in varie città italiane sempre per promuovere le ragioni del No, confrontandosi con esponenti di punta del Sì. Il 24 febbraio Conte ha tenuto un dibattito a Reggio Calabria con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, coordinatore della campagna referendaria per il No di Forza Italia, mentre il giorno seguente si è confrontato con il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Palermo.
Meme riusciti male

La scelta di Conte di confrontarsi con i principali sostenitori del Sì è un’eccezione, perché gli altri leader dei partiti del No non si sono mai confrontati apertamente con chi sostiene la riforma.

La segretaria del PD Elly Schlein sta conducendo un tour in diverse città italiane per promuovere le ragioni del No, che è iniziato a Pescara il 4 febbraio. La scelta di iniziare dalla città abbruzzese non è un caso, perché a Pescara l’8 e il 9 marzo si terrà un nuovo turno di elezioni amministrative dopo l’annullamento dei risultati in diverse sezioni comunali del voto che si era tenuto a giugno 2024. Dopo Pescara, Schlein è stata a Padova, Palermo, Bari, Perugia e Latina, mentre il 2 marzo è stata a Torino e il 12 marzo a Cagliari. Al momento, fonti vicine a Schlein hanno riferito a Pagella Politica che la segretaria del PD non ha in programma dibattiti con sostenitori del Sì. 

I confronti con i favorevoli alla riforma li stanno facendo altri esponenti del Partito Democratico. Il responsabile esteri del partito Peppe Provenzano ha partecipato a un confronto a Palermo con Conte, a cui però hanno partecipato anche Nordio e il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, che hanno sostenuto le ragioni del Sì. «Come partito stiamo facendo diversi eventi a livello locale, dibattiti e confronti con chi sostiene le ragioni della riforma. Io per esempio ho fatto alcuni confronti con Enrico Costa di Forza Italia, non ci sottraiamo alla discussione», ha raccontato a Pagella Politica il deputato del PD Federico Gianassi, che fuori dal Parlamento è avvocato. Enrico Costa, anche lui avvocato, è deputato di Forza Italia ed è uno dei principali animatori della campagna elettorale per il Sì del suo partito. 

In queste settimane il PD si sta muovendo inoltre con una campagna di manifesti nelle città, facendo leva soprattutto sull’idea che con la riforma della giustizia il governo voglia sottoporre la magistratura al controllo della politica, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Oltre che nelle città, questi manifesti sono stati pubblicati e messi da disposizione dal PD sul proprio sito ufficiale.
I manifesti del PD per il referendum sulla giustizia pubblicati sul suo sito ufficiale – Fonte: Partito Democratico
I manifesti del PD per il referendum sulla giustizia pubblicati sul suo sito ufficiale – Fonte: Partito Democratico
Al di là dei manifesti e delle iniziative sui territori, il PD si è reso protagonista di qualche idea di campagna referendaria molto criticata. Lo scorso 12 febbraio il PD aveva pubblicato sulla propria pagina Instagram un post che mostrava un colpo messo a segno gli atleti italiani del curling Amos Mosaner e Stefania Constantini accompagnato dal messaggio: “Il 22 e 23 marzo vota No a una giustizia controllata dal governo”. Il partito però aveva pubblicato il post senza l’accordo con gli atleti e per questo è stato criticato. Lo stesso Mosaner è intervenuto sui social chiedendo al PD di togliere il post e il presidente del Comitato olimpico italiano (CONI) Luciano Buonfiglio si è detto «sbalordito» dal fatto che sono state utilizzate «immagini dei nostri atleti durante le competizioni dei Giochi Olimpici per promuovere una scelta politica». Dopo le critiche, il PD si è scusato e ha rimosso il contenuto.

Il volantinaggio di AVS

Se il Movimento 5 Stelle e il PD stanno puntando a una campagna referendaria su tutti i fronti, dai social ai manifesti, Alleanza Verdi-Sinistra ha fatto una scelta diversa, più “tradizionale” per così dire. 

Lo scorso 26 febbraio i rappresentanti di Europa Verde e Sinistra Italiana hanno presentato alla Camera la campagna referendaria di AVS, che si baserà principalmente sul volantinaggio e l’incontro con i cittadini. «Faremo banchetti ogni fine settimana, vogliamo incontrare direttamente le persone in tutti i territori», hanno annunciato il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli e il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in occasione della conferenza stampa.
I parlamentari di AVS con Angelo Bonelli (il secondo da sinistra) e Nicola Fratoianni (il terzo da sinistra) in conferenza stampa alla Camera – Fonte: ANSA
I parlamentari di AVS con Angelo Bonelli (il secondo da sinistra) e Nicola Fratoianni (il terzo da sinistra) in conferenza stampa alla Camera – Fonte: ANSA
La campagna referendaria di AVS si baserà sulla distribuzione di un volantino, pubblicato anche sui social, dove sono elencate le otto ragioni per cui sarebbe necessario votare No al referendum. Tra queste ci sono il già menzionato pericolo di un controllo del governo sulla magistratura, ma pure l’idea che la separazione delle carriere dei magistrati esista già nei fatti, e che quindi la riforma voluta da Nordio non sia necessaria. Su questa argomentazione abbiamo dedicato un altro approfondimento.

Al di là del volantinaggio, i due leader di AVS, Bonelli e Fratoianni, stanno partecipando a eventi di sostenitori del No, e non hanno in programma confronti con i sostenitori del Sì. «Dobbiamo concentrarci a mobilitare il più possibile la nostra base. Al di là degli aspetti tecnici della riforma, sappiamo che alla fine il voto sarà soprattutto una questione politica, tra chi promuove questo governo e chi invece è contrario. Meloni può far finta che non sia così, che non sia un voto politico, ma in realtà secondo me lo sarà», ha detto Fratoianni a Pagella Politica.

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