Il fact-checking del discorso di Meloni in Parlamento dopo il referendum

Dai risultati in ambito economico alla politica estera, abbiamo verificato 14 dichiarazioni della presidente del Consiglio, che in alcuni casi è stata imprecisa o fuorviante
ANSA
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Il 9 aprile la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta prima alla Camera e poi al Senato per parlare del programma di governo nell’ultimo anno di legislatura, la cui scadenza è prevista a settembre 2027. Si tratta del primo discorso in Parlamento dopo la sconfitta del Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Dal fallimento della riforma costituzionale della giustizia alla politica estera, passando per i risultati raggiunti nell’ambito dell’occupazione, abbiamo verificato 14 dichiarazioni della presidente del Consiglio, che a volte è stata imprecisa o fuorviante.

La riforma della giustizia

«La riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto»

È vero. Nel programma elettorale per le elezioni politiche 2022 la coalizione di centrodestra aveva promesso l’introduzione in Italia della separazione delle carriere dei magistrati. Oltre a questa, il centrodestra aveva anche promesso la riforma dell’autonomia differenziata e il presidenzialismo, su cui però il governo sta riscontrando diversi problemi ed è parecchio in ritardo.

I risultati economici

«Questo governo […] ha restituito all’Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati»

Non è la prima volta che Meloni e il governo rivendicano il merito di aver migliorato diversi indicatori economici dell’Italia. È successo in passato con i salari, il turismo e la stessa occupazione. Come abbiamo mostrato nelle nostre verifiche, però, quelle inversioni di tendenza non trovano riscontro nei dati. Per esempio, sull’occupazione, i risultati raggiunti da questo governo sono sì un record in termini numerici, ma si inseriscono in una tendenza che era in atto già prima che Giorgia Meloni si insediasse come presidente del Consiglio.

Il fabbisogno energetico

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar garantiscono circa «il 15 per cento del nostro fabbisogno nazionale» di energia, «in particolare di petrolio»

Non è chiaro a che cosa faccia riferimento la presidente del Consiglio quando parla di «fabbisogno nazionale» di energia. In ogni caso, secondo i dati più aggiornati dell’Unione energie per la mobilità (UNEM) – l’associazione che rappresenta le principali imprese distributrici di prodotti energetici – nel 2025 l’Italia ha importato circa 56,2 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 6,9 milioni dai Paesi del Medio Oriente, pari a circa il 12 per cento del totale, una percentuale vicina a quella citata da Meloni.

La crescita italiana

L’Italia è «l’unico Paese del G7 a essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post Covid robusta»

Qui la presidente del Consiglio è un po’ imprecisa. Il G7 è un gruppo intergovernativo composto dai sette Paesi più industrializzati nel mondo: oltre all’Italia ne fanno parte gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, la Francia, la Germania e il Regno Unito. Per avanzo primario si intende la differenza positiva tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche, al netto della spesa per pagare gli interessi sui debiti contratti. In parole semplici, l’avanzo primario indica quanto risparmierebbe lo Stato ogni anno se non dovesse ripagare i debiti contratti in precedenza. La condizione opposta è invece quella di disavanzo primario.

Come ha dichiarato correttamente Meloni, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, nel 2024 l’Italia è tornata effettivamente in avanzo primario per la prima volta dal 2019. Ma un altro Paese del G7 aveva già registrato una situazione di avanzo primario prima dell’Italia. Si tratta del Canada, che già nel 2022 aveva registrato un lieve avanzo primario (0,17 per cento sul PIL), confermato anche nel 2023 (0,29 per cento). Nel 2024 il Canada è però tornato in una condizione di disavanzo primario, mentre l’Italia è l’unico Paese del G7 che ha confermato la situazione di avanzo primario fino a quest’anno.

La disoccupazione

«Il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso»

Meloni ha sostanzialmente ragione. Secondo i dati ISTAT più aggiornati, a febbraio 2026 il tasso di disoccupazione in Italia era pari al 5,3 per cento, in linea con quello registrato il mese precedente (5,2 per cento). Si tratta del valore più basso da quando esistono le serie storiche dell’ISTAT, ossia dal 2004. Allo stesso modo, a febbraio 2026 il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è stato pari al 17,6 per cento, anche in questo caso il valore più basso da quando sono disponibile le serie storiche. Va detto in ogni caso che, in generale, la riduzione del tasso di disoccupazione è una tendenza in corso in Italia da prima del governo Meloni, visto che è iniziata già dal 2021, durante il governo Draghi.

Contratti stabili e precari

«Da giorni la segretaria del principale partito di opposizione Elly Schlein ripete in tv che da quando governa il centrodestra è aumentata la precarietà. Solo che questa è banalmente una menzogna verificabile […] La verità è che da quando si è insediato questo governo è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato […] Lo dice l’ISTAT, i cui numeri certificano che rispetto all’inizio della legislatura abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno»

I dati citati da Meloni sono corretti. Secondo ISTAT, a ottobre 2022, quando il governo Meloni si è insediato, gli occupati con un contratto di lavoro a tempo indeterminato erano circa 15,3 milioni, mentre a febbraio di quest’anno erano 16,4 milioni, ossia circa 1,1 milioni in più. Nello stesso periodo di tempo sono diminuiti i lavoratori con un contratto a termine, che sono passati da 2,9 milioni a 2,4 milioni, ossia circa 500 mila in meno.

L’occupazione femminile

«In questi anni il tasso di occupazione femminile è cresciuto di due punti rispetto al nostro insediamento, abbiamo superato il tetto delle 10 milioni di lavoratrici, ma l’Italia rimane ancora il fanalino di coda d’Europa»

Anche in questo caso dati sono corretti. Secondo ISTAT, a febbraio 2026 il tasso di occupazione femminile in Italia era pari al 54 per cento, oltre due punti percentuali in più rispetto al 51,7 per cento di ottobre 2022, quando il governo Meloni si è insediato. In termini assoluti, il numero di lavoratrici ha superato quota 10 milioni a giugno 2023. 

Nonostante questi miglioramenti, i dati Eurostat più aggiornati mostrano come nel 2025 l’Italia era ancora all’ultimo posto per tasso di occupazione femminile tra i Paesi dell’Unione europea.

La lotta all’evasione fiscale

«Abbiamo combattuto come nessun altro l’evasione fiscale, smentendo anche qui chi diceva che questo sarebbe stato il governo amico degli evasori e dei furbi. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro»

Qui la presidente del Consiglio esagera. Come abbiamo raccontato in un altro fact-checking, Meloni gonfia i meriti del governo sul contrasto all’evasione fiscale. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate dal 2023 a oggi sono stati recuperati circa 80 miliardi di euro, e questa cifra si inserisce in un aumento del recupero dell’evasione fiscale che è in crescita da almeno un decennio.

Inoltre, bisogna considerare da dove arriva il recupero: è frutto di una maggiore efficacia dei controlli ordinari o è dovuta a misure straordinarie volute dal governo? Ad esempio, nel 2025 sono stati recuperati 26,1 miliardi di euro grazie alle attività ordinarie di controllo, il 14 per cento in più rispetto al 2024. La crescita dipende soprattutto dai versamenti volontari: 15,9 miliardi di euro sono stati versati direttamente dai contribuenti dopo aver ricevuto un atto dell’Agenzia delle entrate, a cui si aggiungono 6,9 miliardi corrisposti in seguito a una cartella e 3,3 miliardi dopo attività di promozione della compliance, cioè l’adeguamento dei contribuenti a pagare le imposte dovute. Il recupero dell’evasione derivante da misure straordinarie messe in campo dal governo Meloni rappresenta invece una parte minoritaria, pari a 2,9 miliardi di euro. 

Insomma, è vero che nel tempo il contrasto all’evasione fiscale sta portando i suoi frutti, ma è altrettanto vero che i meriti del governo Meloni sono meno di quelli raccontati dalla presidente del Consiglio.

L’occupazione al Sud

«Nel secondo trimestre 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni nel Sud ha raggiunto il dato più alto delle serie storiche dell’ISTAT. Non era mai successo»

Meloni ha ragione. Secondo ISTAT, nel 2025 al Sud Italia il tasso di occupazione è stato pari al 50 per cento, il dato più alto tra quelli registrati nelle serie storiche dal 2004. Nel 2004 il tasso di occupazione nel Mezzogiorno era pari al 46 per cento, mentre ha toccato il suo minimo storico nel 2014 con il 41,2 per cento.

L’andamento delle esportazioni

«Nel 2025 l’export tricolore è cresciuto di 20 miliardi rispetto all’anno precedente, permettendo all’Italia di raggiungere il quinto posto al mondo tra le nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone»

Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), nel 2025 l’Italia ha esportato merci nel mondo per un valore complessivo di circa 730 miliardi di dollari, circa 40 miliardi in più rispetto al 2024, un po’ di più di quanto affermato da Meloni. 

In ogni caso, come correttamente riportato dalla presidente del Consiglio, l’Italia è il quinto Paese al mondo tra le nazioni esportatrici di merci, dietro al Giappone e davanti alla Corea del Sud. Il discorso cambia invece se si guardano le esportazioni di servizi. In questo caso, nel 2025 l’Italia ha esportato servizi per 169 miliardi di euro, in aumento di circa 15 miliardi rispetto al 2024. Per quanto riguarda le esportazioni di servizi il nostro Paese è al nono posto.

Sbarchi, rimpatri e dispersi

«Abbiamo ridotto gli sbarchi e aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani. E soprattutto abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo»

Qui Meloni non la racconta tutta. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, da inizio anno al 31 marzo 2026 sono sbarcate in Italia oltre 6 mila persone migranti. Il dato di quest’anno è inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 2024, ma è superiore ad alcuni anni precedenti all’insediamento del governo Meloni. Ad esempio, dal 1° gennaio al 31 marzo 2020 erano sbarcati sulle coste italiane 2.794 migranti. Nello stesso periodo del 2022 ne erano arrivati in Italia poco più di 6 mila.

Per quanto riguarda il numero dei rimpatri, nel 2025 l’Italia ha rimpatriato circa 4.780 migranti, un numero superiore al 2024 e al 2022, ma inferiore rispetto al periodo prima del Covid-19. Quando si parla invece dei migranti morti nel Mar Mediterraneo, la fonte più citata e autorevole è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), un’organizzazione intergovernativa collegata alle Nazioni Unite che con il progetto Missing Migrants raccoglie tutti i numeri sui migranti morti o dispersi nel mondo. Secondo i dati dell’OIM, da inizio 2026 nel Mar Mediterrano sono morte o andate disperse 997 persone. 

Durante il 2023, cioè il primo anno del governo Meloni, sono morte o disperse 3.155 persone, il dato più alto dal 2014. Dal 2023 a oggi il numero di migranti morti o scomparsi nel Mar Mediterraeno è comunque diminuito, ma è fuorviante far intendere che il numero di migranti morti o dispersi dipenda strettamente dall’azione di un governo. Le partenze di migranti dal Nord Africa, e di conseguenza anche i possibili morti e dispersi, dipendono spesso da altri fattori indipendenti dalle politiche adottate da un governo, come la situazione nei Paesi di origine dei migranti stessi e le condizioni meteorologiche.
Morti e dispersi nel Mar Mediterraneo, dal 2014 ai primi mesi del 2026. Dati aggiornati ad aprile 2026 – Fonte: OIM
Morti e dispersi nel Mar Mediterraneo, dal 2014 ai primi mesi del 2026. Dati aggiornati ad aprile 2026 – Fonte: OIM

L’approccio dell’Europa sull’immigrazione

«Grazie all’Italia è cambiato l’approccio dell’intera Europa al governo dei flussi migratori: oggi abbiamo una lista europea dei Paesi sicuri di origine, una nuova definizione di Paese terzo sicuro, che consentiranno di applicare procedure di frontiera accelerate»

Non è la prima volta che Meloni attribuisce all’Italia il merito del presunto “cambio di approccio” europeo in materia migratoria. È vero, come dice la presidente del Consiglio, che recentemente l’Unione europea ha adottato una lista europea dei Paesi sicuri di origine e una nuova definizione di Paese terzo sicuro, ma questo approccio non è una novità. Già negli anni passati e prima dell’inizio del governo Meloni, infatti, l’Unione europea aveva proposto di adottare nuove strategie per affrontare la questione dell’immigrazione. Ad esempio, a settembre 2020 la Commissione europea aveva presentato un “Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo”, una serie di proposte normative e iniziative per la gestione dei flussi migratori. In quell’occasione si proponeva di rafforzare i controlli alle frontiere, migliorare le procedure di ricollocamento dei migranti e le procedure di salvataggio in mare.

I rave party

«Abbiamo di fatto bloccato i rave party illegali»

In questo caso la presidente del Consiglio esagera. Il governo Meloni è intervenuto sui rave party con il suo primo decreto-legge, approvato il 31 ottobre 2022. Con quella norma il governo – che si era insediato appena una decina di giorni prima – aveva introdotto un nuovo reato per punire  «l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui» da parte di organizzatori di raduni musicali, da cui possono derivare «concreti pericoli» per la salute o l’incolumità pubblica. Da fine ottobre 2022 a oggi, diversi membri del governo hanno detto che con quella legge il governo ha azzerato i rave party. Ma le cose non stanno proprio così. Sin da subito dopo l’approvazione del decreto-legge, diverse fonti stampa hanno documentato l’organizzazione di diversi rave party illegali in tutta la penisola: da Roma a Monza, da Vicenza a Pisa.

I finanziamenti alla sanità

«L’azione del governo che ha portato il fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento»

Non è la prima volta che Meloni sostiene di aver portato il fondo sanitario nazionale – cioè l’insieme dei soldi che ogni anno lo Stato destina alla sanità pubblica – al livello più alto di sempre. In valori assoluti, la presidente del Consiglio ha ragione: il finanziamento del Servizio sanitario nazionale nel 2026 sarà pari a circa 143 miliardi di euro, il valore più alto di sempre.
Bisogna però specificare che il dibattito politico sul finanziamento della sanità non riguarda solo i numeri in valori assoluti, ma anche il rapporto tra il finanziamento e il Prodotto interno lordo (PIL), e tenendo conto dell’inflazione. Questi dati sono utili per capire quanto pesa la sanità sull’economia. Come abbiamo spiegato in questo articolo, se si analizza il rapporto tra il finanziamento e il PIL, negli ultimi anni il peso del finanziamento della sanità sull’economia è rimasto pressoché stabile, leggermente al di sotto del valore del 2022 quando è stato pari al 6,3 per cento del PIL. Riassumendo: il fondo sanitario nazionale è stato effettivamente finanziato con la cifra più alta di sempre, ma se si guarda in rapporto con il PIL e si tiene conto dell’inflazione, la crescita appare più modesta.

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Nel secondo trimestre 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni nel Sud ha raggiunto il dato più alto delle serie storiche dell’ISTAT. Non era mai successo

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Abbiamo ridotto gli sbarchi e aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani. E soprattutto abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo

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L’azione del governo che ha portato il fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento

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