Guida alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio

Dalle alleanze tra i partiti al numero di comuni al voto, ecco che cosa c’è da sapere sul voto in 18 capoluoghi di provincia, tra cui uno di regione
ANSA
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Questo fine settimana si tengono le elezioni amministrative in 743 comuni delle regioni a statuto ordinario, del Friuli-Venezia Giulia e della Sicilia. Sono coinvolti 6,2 milioni di elettori e 18 capoluoghi di provincia, da Venezia a Reggio Calabria, da Salerno a Messina. I comuni della Valle d’Aosta e del Trentino hanno già votato nei sabati precedenti, mentre la Sardegna voterà il 7 e l’8 giugno.

Dove si vota

I 743 comuni al voto si distribuiscono in maniera diseguale sul territorio. Il Mezzogiorno ne conta 385, più della metà del totale, il Nord 268 e il Centro 90. La predominanza del Sud è in parte dovuta alla maggiore presenza di scioglimenti anticipati per motivi diversi dalla scadenza naturale del mandato.

Dei 743 comuni al voto, 118 sono cosiddetti “superiori”, con più di 15 mila abitanti, e ospitano 4,8 milioni di abitanti, oltre due terzi della popolazione che andrà alle urne questo weekend. Tra questi ci sono 18 capoluoghi di provincia: Venezia, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Salerno, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna e Messina. I restanti 625 comuni sono detti “inferiori”, perché sotto soglia, e contano 2,2 milioni di abitanti; usano il sistema a turno unico, in cui vince chi prende più voti al primo turno.

Nei comuni superiori delle regioni a statuto ordinario il sindaco si elegge invece a doppio turno. Vince al primo turno chi supera il 50 per cento dei voti, altrimenti si va al ballottaggio fra i primi due candidati il 7 e 8 giugno. Sicilia e Friuli-Venezia Giulia hanno invece una soglia diversa: chi raggiunge il 40 per cento dei voti validi al primo turno è eletto sindaco senza bisogno del ballottaggio. La differenza non è marginale, perché su 26 comuni superiori al voto fra Sicilia e Friuli-Venezia Giulia molti candidati centristi o civici potrebbero spuntare l’elezione diretta con margini che altrove non basterebbero.

Chi governa ora

Sul totale dei 118 comuni superiori, 47 sono amministrati da una coalizione di centrosinistra e 41 dal centrodestra. A questi si aggiungono 15 sindaci sostenuti soltanto da liste civiche ma riconducibili a un’area politica precisa (otto al centrodestra, cinque al centrosinistra), cinque eletti dal Movimento 5 Stelle, di cui uno solo in coalizione con il Partito Democratico, e dieci casi non collocabili sull’asse classico, come la lista Sud chiama Nord di Cateno De Luca a Messina.

Sommando partiti e civici riconducibili all’area, il centrosinistra arriva a governare 53 comuni superiori al voto, contro i 50 del centrodestra. La fotografia non cambia moltissimo in termini di popolazione amministrata: i comuni di area centrosinistra valgono 2,3 milioni di abitanti, quelli di area centrodestra 1,8 milioni, gli altri circa 665 mila.

L’elettorato di queste città non è schierato in maniera particolarmente netta. Alle politiche del 2022, nei 118 comuni superiori al voto il centrodestra ottenne il 40 per cento, il centrosinistra il 25, il Movimento 5 Stelle il 20 e le altre liste il 15. Sono valori vicini alla media nazionale ma con un peso un po’ maggiore del Movimento 5 Stelle, dovuto dal fatto che oltre la metà di questi comuni si trova nel Mezzogiorno. Al referendum sulla giustizia del marzo scorso il No ha raggiunto il 57 per cento dei voti validi e il Sì il 43.

I 625 comuni più piccoli pesano poco in termini di racconto politico perché sono centri dove le liste civiche sono spesso la regola e i simboli di partito un’eccezione. Alle politiche del 2022 hanno votato in modo nettamente più a destra dei comuni grandi, dando al centrodestra quasi il 49 per cento contro il 38 del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle messi insieme. Al referendum di marzo sulla magistratura il Sì e il No si sono divisi a metà.

Venezia, la sfida più aperta

A Venezia, unico capoluogo di regione al voto, il sindaco uscente Luigi Brugnaro, eletto due volte come candidato del centrodestra, non può ricandidarsi per il limite dei due mandati. Il centrosinistra si è ricompattato attorno ad Andrea Martella, ex parlamentare ed ex sottosegretario, sostenuto da una coalizione larga che va dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, da Alleanza Verdi-Sinistra a Rifondazione Comunista. Il centrodestra ha scelto Simone Venturini, vicesindaco uscente di Brugnaro, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Unione di Centro. A questi due candidati principali si aggiungono altri sei nomi, tra cui l’economista Michele Boldrin, fondatore del movimento liberale Ora!, che si presenta come terza opzione. Completano il quadro i candidati di una serie di liste civiche locali, da quella del consigliere uscente Giovanni Andrea Martini a quella di Claudio Vernier sostenuta da Volt Italia passando per Roberto Agirmo di Resistere Veneto.

Le altre grandi città

A Messina (Sicilia) il sindaco uscente Federico Basile, espressione del movimento Sud chiama Nord di Cateno De Luca, si ricandida dopo essersi dimesso a febbraio con un anno di anticipo dalla fine del mandato. La sua coalizione include la Lega e il Partito Repubblicano, oltre a numerose liste civiche. Sfidano Basile la candidata del centrosinistra Antonia Russo, consigliera comunale del Partito Democratico, il centrodestra di Marcello Scurria, avvocato, e due candidati civici.

A Prato (Toscana) si vota in anticipo in quanto la sindaca Ilaria Bugetti, del Partito Democratico, si è dimessa nel giugno 2025 dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per corruzione, a poco più di un anno dall’elezione, e la città è stata commissariata per la prima volta nella sua storia. Il centrosinistra ha scelto Matteo Biffoni, già sindaco di Prato per due mandati fino al 2024, sostenuto dal Partito Democratico, da Alleanza Verdi-Sinistra, dal Movimento 5 Stelle e dalla lista Casa Riformista. Il centrodestra candida Gianluca Banchelli, dirigente di Fratelli d’Italia, con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Completano il quadro il civico liberale Jonathan Targetti e altri tre candidati minori.

A Reggio Calabria (Calabria) il centrodestra punta su Francesco Cannizzaro, deputato e vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, con una coalizione che mette insieme l’intero perimetro di governo nazionale più Azione di Calenda. Il centrosinistra è guidato da Domenico Battaglia, ex vicesindaco e attuale sindaco facente funzioni dopo le dimissioni di Giuseppe Falcomatà, con una coalizione di cui fanno parte Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Casa Riformista e tre liste civiche.

A Salerno (Campania) si presenta Vincenzo De Luca, ex presidente della Regione Campania per due mandati. Dopo due mandati anche da sindaco, oltre vent’anni fa, De Luca prova un ritorno alla guida della città in cui è cresciuto politicamente. Lo sostiene una coalizione che comprende il Partito Democratico, i Cristiani Democratici e diverse liste personali, ma non il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, che hanno costruito una candidatura alternativa con l’avvocato Franco Massimo Lanocita. Il centrodestra schiera Gherardo Maria Marenghi, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, mentre Azione corre insieme a Noi Popolari – UdC con il civico Armando Zambrano.

Ad Andria (Puglia) la sindaca uscente Giovanna Bruno, del Partito Democratico, cerca un secondo mandato con una coalizione comprende il Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Azione, oltre alle liste civiche. Il centrodestra le contrappone Sabino Napolitano, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e da una lista di Nuovo PSI-Io Sud.

Ad Arezzo (Toscana) il sindaco uscente Alessandro Ghinelli, indipendente di centrodestra, lascia dopo due mandati e non può ricandidarsi. Il centrodestra punta su Marcello Comanducci, imprenditore del settore alberghiero, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e dalla lista civica Fare. Il centrosinistra candida Vincenzo Ceccarelli, ex assessore regionale, con una coalizione che comprende Partito Democratico, AVS, Movimento 5 Stelle e Casa Riformista. A pesare sul risultato è la terza candidatura di Marco Donati, ex parlamentare del Partito Democratico che corre come civico con il sostegno di Azione.

A Pistoia (Toscana) il centrodestra rischia di perdere una città conquistata nel 2017. Il sindaco uscente Alessandro Tomasi, di Fratelli d’Italia, ha governato per due mandati e nell’autunno 2025 è stato eletto in consiglio regionale, lasciando la guida del Comune alla vicesindaca Anna Maria Celesti. È proprio Celesti la candidata del centrodestra, in continuità con la giunta uscente, sostenuta da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Unione di Centro. Il centrosinistra schiera Giovanni Capecchi, professore universitario scelto attraverso le primarie di coalizione, con il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Rifondazione Comunista.

A Marsala (Sicilia) il centrodestra si presenta diviso. La coalizione ufficiale, con Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, ha scelto l’ex sindaca Giulia Adamo, ma il sindaco uscente Massimo Grillo, anch’egli di area moderata, si ricandida per conto proprio con l’Unione di Centro e alcune liste civiche. Sono quindi due i candidati riconducibili al centrodestra. Il centrosinistra schiera Andreana Patti, sostenuta dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle, dal Partito Socialista e da Alleanza Verdi-Sinistra. A loro si aggiunge il civico Leonardo Curatolo. Come negli altri comuni siciliani, al primo turno basta il 40 per cento dei voti per essere eletti.

A Imola (Emilia-Romagna) il sindaco uscente Marco Panieri, del Partito Democratico, cerca il secondo mandato con una coalizione di centrosinistra che comprende Alleanza Verdi-Sinistra e alcune liste civiche. Il centrodestra candida Nicolas Vacchi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. A differenza delle città toscane, qui il Movimento 5 Stelle non è alleato del Partito Democratico. L’ex capogruppo Ezio Roi corre da solo con una lista civica autonoma dopo aver rifiutato l’intesa di campo largo. Si candida anche Paola Lanzon, ex esponente del Partito Democratico, con una lista civica che ha l’appoggio esterno della Lega.

A Chieti (Abruzzo) la coalizione di centrosinistra unisce Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra dietro Giovanni Legnini, ex commissario per la ricostruzione del Centro Italia dopo il terremoto. Il centrodestra ufficiale è guidato da Cristiano Sicari con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati. La Lega, particolarità del caso abruzzese, si è invece staccata e sostiene il candidato civico Mario Colantonio insieme all’Unione di Centro.

A Mantova (Lombardia) il centrosinistra arriva al voto diviso. Il candidato Andrea Murari unisce Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Azione e una lista personale. Il centrodestra schiera Raffaele Zancuoghi con Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Unione di Centro. Il Movimento 5 Stelle ha rotto la trattativa con il Partito Democratico e candida da solo Mirko Granato.

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