Che cosa sta succedendo in Commissione di Vigilanza Rai

Dopo mesi di stallo sulla nomina del presidente e l’ostruzionismo della maggioranza, la protesta di un deputato ha sbloccato la situazione
ANSA
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Nei giorni scorsi il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha iniziato uno sciopero della fame, diventato poi uno sciopero della sete, e culminato con un “autosequestro” alla Camera: «Contro il sequestro della Commissione di vigilanza Rai da parte della maggioranza, mi autosequestro nella casa della democrazia e passo da questo momento dallo sciopero della fame a quello della sete», aveva infatti annunciato Giachetti il 15 maggio, mentre si ammanettava al proprio banco dell’aula parlamentare. L’occupazione si è conclusa poi cinque ore dopo, quando il centrodestra ha accontentato la richiesta del deputato: convocare il 27 maggio una seduta della Commissione di vigilanza. «Abbiamo a cuore la salute dell’onorevole Roberto Giachetti, di cui non condividiamo le motivazioni che lo hanno spinto a intraprendere questa forma di lotta ma ha il nostro rispetto sia umano che politico. Per questo ribadiamo che siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della commissione», ha fatto sapere la maggioranza in una nota. 

Ma che cosa sta succedendo alla Commissione di Vigilanza Rai e perché un deputato è disposto a iniziare uno sciopero della fame e a incatenarsi alla Camera pur di convocarla?

Come è iniziato lo stallo

La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nota come Commissione di vigilanza Rai, è un organo bicamerale formato da 42 parlamentari (21 deputati e 21 senatori), e ha diversi compiti, tra cui confermare il presidente del Consiglio di amministrazione della Rai ed esercitare funzioni di controllo sul servizio pubblico radiotelevisivo. Le sue attività però sono completamente bloccate da un anno e otto mesi.

La paralisi è cominciata a settembre 2024, quando l’organismo avrebbe dovuto ratificare a maggioranza qualificata, cioè con due terzi dei componenti, la nomina del nuovo Presidente della Rai. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti aveva indicato per la carica Simona Agnes, figlia dell’ex direttore generale della Rai Biagio Agnes. I partiti di centrodestra da soli, però, non dispongono dei voti necessari per raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria a eleggere Agnes. I partiti di opposizione, non essendo stati coinvolti nella scelta, hanno deciso di non collaborare al voto per arrivare alla nomina della candidata. Data l’assenza dei voti necessari, il 9 ottobre 2024 il centrodestra ha deciso di disertare i lavori della commissione incaricata di programmare il voto. La presidente Floridia ha quindi fissato la votazione per l’11 ottobre, ma anche in quella data la maggioranza ha scelto di non votare, così come nell’appuntamento successivo fissato per il 16 ottobre. 

Per evitare una bocciatura formale di Simona Agnes, i parlamentari di maggioranza hanno iniziato a disertare sistematicamente le convocazioni della commissione, in modo tale da prendere tempo per negoziare i voti necessari per la sua nomina. Nel mentre, la Commissione di vigilanza si è sostanzialmente bloccata, senza riuscire a proseguire con le altre attività previste.

Le denunce delle opposizioni

Nei mesi, le opposizioni hanno ripetutamente accusato la maggioranza di sfruttare in maniera sistematica la mancanza del numero legale necessario per procedere con la votazione. A gennaio i principali partiti di opposizione hanno presentato un appello ai presidenti del Senato e della Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana per chiedere uno sblocco delle attività della Commissione di vigilanza e un incontro urgente con i presidenti delle camere. «I gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa hanno pubblicamente denunciato come la maggioranza abbia deliberatamente bloccato l’elezione del presidente di garanzia della Rai e stia praticando un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori della Commissione di vigilanza e impedendo l’esercizio delle sue funzioni istituzionali. Tale situazione ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione. Questo vero e proprio impasse istituzionale è inaccettabile e antidemocratico», si legge nella lettera firmata dai capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad aprile è intervenuto sul blocco della commissione, condannando lo stallo: «Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l’assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti».

Lo sciopero di Giachetti

Per richiamare l’attenzione sulla paralisi, il 5 maggio il deputato Roberto Giachetti ha iniziato quindi lo sciopero della fame. «Con la mia iniziativa non violenta chiedo tre punti: lo sblocco immediato della Commissione vigilanza Rai, la nomina del presidente della Rai e l’avvio della riforma della governance Rai in commissione», ha affermato Giachetti in conferenza stampa il giorno in cui ha cominciato il suo sciopero.

A una settimana dall’inizio dello sciopero della fame, il deputato di Italia Viva ha rinnovato la sua accusa contro questo immobilismo con una protesta non violenta a Roma di fronte a Palazzo San Macuto, sede della commissione. Giachetti si è presentato al sit in con un cartello bianco appeso al collo che simboleggiava, come ha spiegato lo stesso deputato, «la resa, la bandiera bianca delle istituzioni davanti a questa situazione di generale illegalità» .

Il suo percorso di protesta non violenta si è concluso il 15 maggio con l’auto sequestro in aula, che ha portato a una risposta da parte del centrodestra. Durante l’occupazione il deputato ha ricevuto l’appoggio di vari esponenti dell’opposizione. Il leader di Azione Carlo Calenda ha espresso la sua solidarietà, definendo la paralisi della commissione «uno sconcio istituzionale non più tollerabile». Al riguardo si è espresso anche Stefano Graziano, deputato del Partito Democratico e membro della Commissione di vigilanza Rai, che ha definito il gesto di Giachetti «una battaglia per il rispetto delle regole, della dignità delle istituzioni e del pluralismo dell’informazione».

La risposta del centrodestra

Durante le ore di occupazione, Giachetti ha ricevuto la visita del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha manifestato la sua preoccupazione per le intenzioni del collega, auspicando una rapida soluzione al blocco della commissione. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato lo sciopero di Giachetti: pur esprimendo dispiacere per la situazione, ha ribadito che non si accettano imposizioni da parte dell’opposizione, che dovrebbe prendersi le sue responsabilità.

A portare definitivamente alla conclusione dello sciopero della fame e della sete è stata tra le altre cose la chiamata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe agito al fine di sollecitare l’azione della maggioranza. «Ringrazio anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che oggi mi ha chiamato alla quale ho spiegato le mie ragioni che credo abbia compreso e che abbia in qualche modo facilitato una presa di posizione della maggioranza», ha riferito Giachetti in un punto stampa. 

Dopo l’apertura del centrodestra, la presidente della Commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle, ha quindi convocato la commissione per mercoledì 27 maggio. «L’auspicio è che l’apertura della maggioranza a riaprire i lavori non sia limitato solo alla prossima seduta, ma che si possa ripartire con le attività ordinarie», ha affermato Floridia, aggiungendo che «dispiace molto che si sia dovuti arrivare al gesto estremo di Giachetti per avere una cosa normale come una seduta della commissione».

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