Che cos’è questa giravolta del centrodestra sulle spese militari

Una mozione parlamentare della maggioranza chiedeva di aumentare le spese per la difesa, ma il passaggio è stato eliminato poco prima del voto
ANSA
ANSA
Il 19 maggio la maggioranza di centrodestra ha modificato al Senato una mozione sulla sicurezza energetica, dopo che nella prima versione del testo era stato inserito un passaggio sulla revisione degli impegni dell’Italia in ambito NATO. Quel passaggio chiedeva al governo di confermare il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e di promuovere invece una revisione degli obiettivi più ambiziosi, tra cui quello di investire in questo settore il 5 per cento del PIL entro il 2035. 

Poco prima della discussione in aula, però, il punto è stato cancellato. La mozione è stata poi approvata nella versione riformulata, mantenendo il focus sulla sicurezza energetica e senza più riferimenti alla revisione dell’obiettivo NATO del 5 per cento. 

Tra l’altro, nella stessa seduta in Senato, è stata bocciata la mozione presentata dalle opposizioni, sottoscritta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva. Anche quel testo chiedeva una revisione delle spese militari e chiedeva al governo di impegnarsi a «modificare radicalmente l’obiettivo totalmente irrealistico del 5 per cento delle spese per la difesa in rapporto al PIL». Va precisato che le mozioni sono atti di indirizzo politico con cui il Parlamento chiede al governo di seguire una determinata linea su un tema, ma non sono vincolanti.  

Ad ogni modo, la modifica del testo della maggioranza ha aperto un caso politico nel centrodestra e ha provocato le critiche delle opposizioni, che hanno accusato il governo di incoerenza e di avere fatto marcia indietro su un tema delicato. 

Per capire che cosa è successo, però, bisogna ricostruire il contesto degli impegni assunti dall’Italia in sede NATO, il contenuto originario della mozione e la versione poi definitivamente approvata.

L’obiettivo del 5 per cento

L’impegno a investire il 5 per cento del PIL in ambito NATO è stato siglato nel vertice che si è tenuto nel giugno 2025 all’Aia, nei Paesi Bassi. Nella dichiarazione finale, approvata dai capi di Stato e di governo dell’Alleanza atlantica, gli alleati si sono impegnati a investire ogni anno, entro il 2035, il 5 per cento del PIL «per le esigenze fondamentali di difesa» e per le spese «connesse alla difesa e alla sicurezza».

La dichiarazione precisa che l’obiettivo è composto da due parti. La prima prevede almeno il 3,5 per cento del PIL annuo per finanziare i requisiti fondamentali della difesa e raggiungere gli obiettivi di capacità della NATO. La seconda consente di contabilizzare fino all’1,5 per cento del PIL annuo per spese legate, tra le altre cose, alla protezione delle infrastrutture critiche, alla difesa delle reti e all’innovazione. Il nuovo obiettivo supera il precedente riferimento del 2 per cento del PIL, usato per anni come parametro per misurare il contributo degli alleati alla difesa comune. La sua approvazione è arrivata a seguito delle pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che da tempo chiede ai Paesi NATO di aumentare la spesa per la difesa.

Il punto cancellato

Proprio il riferimento alla revisione dell’obiettivo del 5 per cento è stato il passaggio più discusso della prima versione della mozione della maggioranza di centrodestra.

Il punto 8 impegnava il governo «a mantenere un impegno realistico e credibile in ambito NATO», confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa, ma chiedendo di promuovere una revisione degli obiettivi più ambiziosi, come quello del 5 per cento. Tutto questo era motivato «alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali». Il punto non riguardava solo la spesa militare in senso stretto. La mozione chiedeva infatti di includere nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, con l’obiettivo di garantire «una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici».

In pratica, la prima versione della mozione collegava il tema della sicurezza energetica agli impegni NATO, chiedendo di rivedere gli obiettivi più ambiziosi e di considerare nel calcolo anche alcune spese connesse alla sicurezza e alla protezione delle infrastrutture.

La versione definitiva

Nel testo definitivo della mozione, approvato dall’aula del Senato, il punto 8 però non compare più. È stata eliminata quindi anche la richiesta di rivedere gli obiettivi più ambiziosi in ambito NATO, compreso il riferimento al 5 per cento del PIL.

La mozione approvata mantiene un’impostazione incentrata sulla sicurezza energetica. Nella parte degli impegni al governo, il testo chiede di proseguire la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, rafforzare gli interventi contro il caro energia per famiglie e imprese, sostenere la filiera industriale nazionale dell’energia e accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Resta anche il tema della flessibilità europea, ma in un passaggio diverso da quello poi cancellato. La mozione impegna il governo a proseguire l’azione in sede europea per ottenere una maggiore flessibilità del Patto di stabilità e crescita sugli investimenti in sicurezza energetica, transizione e infrastrutture critiche.

Un tema delicato

La maggioranza ha spiegato la cancellazione del punto 8 con la necessità di non affrontare un tema delicato in una mozione dedicata alla sicurezza energetica. Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha detto che «non era il caso» di discutere in aula della spesa NATO, richiamando le diverse sensibilità nel governo tra difesa, conti pubblici e trattative con le istituzioni europee. Sulla stessa linea si è espressa la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi, secondo cui «non era il momento né la sede» per discutere della questione.

Anche Fratelli d’Italia ha preso le distanze dalla prima versione del testo. In un’intervista al Corriere della Sera, il 20 maggio il capogruppo al Senato Lucio Malan ha detto che quel passaggio «non ci vede d’accordo nella formula e nel metodo» e che «non aveva nulla a che fare con una mozione sull’energia». Malan ha precisato che la mozione non era stata scritta da Fratelli d’Italia e che il suo gruppo «non avrebbe firmato mai un testo del genere».

Resta però da capire come quel passaggio sia finito nella prima versione della mozione della maggioranza. Il 20 maggio, alla domanda della stampa se la cancellazione fosse arrivata su richiesta del governo, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha alzato la testa e le braccia, senza lasciarsi andare a nessuna risposta. Sullo stesso punto, Craxi ha detto di non sapere come il riferimento al 5 per cento fosse entrato nel testo: «Questo ancora non lo so», ha risposto, spiegando di essere stata assente fino a quel momento.

Le critiche delle opposizioni

Dopo la cancellazione del passaggio in questione, le opposizioni hanno attaccato la maggioranza. Il Partito Democratico ha chiesto chiarimenti sulle ragioni della modifica. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha criticato il nuovo testo della mozione, «da cui è stata espunta la parte sul 5 per cento delle spese militari», e ha definito la maggioranza in una «condizione comatosa».

Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato il governo. In un post pubblicato sui social, il leader Giuseppe Conte ha definito «folle» l’impegno a destinare il 5 per cento del PIL alle spese militari e ha accusato la maggioranza di avere prima messo in discussione quell’obiettivo e poi cambiato il testo della mozione. Conte ha inoltre rivendicato la contrarietà del suo partito all’aumento della spesa per la difesa.

In un’intervista a la Repubblica, il capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra al Senato Giuseppe De Cristofaro ha definito l’episodio una «figuraccia gigantesca» e ha sostenuto che la maggioranza sapesse che l’obiettivo del 5 per cento del PIL per le spese militari è «irrealizzabile con la crisi economica in atto». Secondo De Cristofaro, il centrodestra avrebbe provato a riposizionarsi su un tema impopolare, senza però riuscire ad andare fino in fondo per il rapporto con l’amministrazione statunitense.

Meno rumore, più informazioni.

Con la membership di Pagella Politica hai:
– una newsletter quotidiana che ti dice cosa bisogna sapere (e perché)
– guide chiare sui temi politici del momento
– articoli e approfondimenti esclusivi
– un contatto diretto con la redazione
Per informarti meglio, senza perderti nel rumore
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli