Meloni gonfia i meriti del governo sul recupero dell’evasione fiscale

Secondo la presidente del Consiglio, i nuovi numeri positivi pubblicati dall’Agenzia delle entrate sono frutto dell’azione dell’esecutivo, ma non è del tutto così
Fonte: Presidenza del Consiglio dei ministri
Fonte: Presidenza del Consiglio dei ministri
Il 26 marzo, in videomessaggio pubblicato sui social-network, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i nuovi dati pubblicati dall’Agenzia delle entrate sul contrasto all’evasione fiscale in Italia. 

La presidente del Consiglio ha celebrato i numeri sul contrasto all’evasione, parlando di una «buona notizia». Secondo Meloni, «la somma recuperata l’anno scorso (dall’evasione, ndr) ha raggiunto la cifra record di 36,2 miliardi di euro. È il dato più alto dato di sempre, oltre il 43 per cento in più rispetto al 2022, quando il governo si è insediato». La presidente del Consiglio ha aggiunto che questi «sono risultati frutto di una visione chiara che il governo sta portando avanti fin dal primo giorno: sanzionare chi vuole fare il furbo, aiutare chi è onesto ma che si trova in difficoltà e va messo nelle condizioni di poter pagare ciò che deve».

Le dichiarazioni di Meloni sembrano dunque suggerire che la crescita del contrasto all’evasione dal 2022 a oggi sia per lo più merito del suo governo. Ma quanto è solida questa affermazione? In breve: poco. Vediamo perché.

Il recupero dall’evasione

Il 25 marzo l’Agenzia delle entrate, che si occupa della riscossione delle imposte, ha pubblicato il nuovo rapporto sui risultati nel contrasto all’evasione durante il 2025, contenuti . Secondo l’agenzia, nello scorso anno sono stati recuperati 36,2 miliardi di euro dalle attività di contrasto all’evasione, la cifra citata da Meloni. La stessa Agenzia delle entrate parla di «recupero record nel 2025», come sostiene la presidente del Consiglio.
Grafico 1. Recupero complessivo dell’evasione fiscale – Fonte: Agenzia delle Entrate
Grafico 1. Recupero complessivo dell’evasione fiscale – Fonte: Agenzia delle Entrate
Dal grafico, si nota una crescita di poco superiore al 43 per cento rispetto al 2025, anche questo riportato da Meloni nel video, ma è anche vero che la tendenza al rialzo è iniziata prima. Come avevamo raccontato analizzando i dati sulla riscossione dello scorso anno, il recupero dell’evasione fiscale è in crescita almeno da un decennio, con un rallentamento nel 2020 a causa della pandemia. Ciò è dimostrato anche dal fatto che l’aumento del recupero è stato accompagnato da una riduzione dell’evasione stessa, come mostrano le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dal 2016 al 2022 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), c’è stato un continuo calo del valore delle imposte che lo Stato avrebbe dovuto incassare e che non ha incassato a causa dell’evasione. Questo proverebbe che i risultati del governo Meloni si inseriscono almeno in parte in un ciclo positivo già avviato prima dell’insediamento dell’esecutivo attuale.

Si potrebbe però sostenere che le politiche del governo abbiano garantito il mantenimento di questo ciclo, che si sarebbe potuto dissipare in assenza di nuove misure strategiche. Per ottenere una risposta, servirebbe un’analisi economica molto approfondita, utilizzando dati che ancora non sono disponibili. Le statistiche dell’Agenzia delle entrate, però, possono darci qualche indicazione sui meriti del governo in questo aumento della riscossione delle imposte evase.

Da dove viene il recupero

Un primo punto da chiarire è da dove è arrivata la maggiore riscossione nel corso del 2025. Per esempio, il maggiore contrasto all’evasione è frutto di una maggiore efficacia dei controlli ordinari oppure è dovuta a misure straordinarie, volute dal governo? 

Nel 2025, 26,1 miliardi di euro sono stati recuperati grazie alle attività ordinarie di controllo, il 14 per cento in più dei 22,8 miliardi del 2024. La crescita dipende soprattutto dalla voce di recupero più importante delle attività ordinarie, ossia i versamenti volontari, con 15,9 miliardi versati direttamente dai contribuenti dopo aver ricevuto un atto dell’Agenzia delle entrate. A questi si aggiungono 6,9 miliardi corrisposti a seguito di una cartella e 3,3 miliardi frutto delle attività di promozione della compliance, una parola inglese che indica l’adeguamento dei contribuenti a pagare le imposte dovute. 

Questi versamenti sono possibili da anni e prevedono una strategia di comunicazione con i contribuenti in ritardo con i pagamenti che è stata implementata ben prima del governo Meloni. Dal 2015, per esempio, il sistema della tax compliance prevede che l’Agenzia delle entrate avvisi i contribuenti attraverso delle lettere, segnalando possibili errori commessi nelle dichiarazioni, consentendo di regolarizzare la propria posizione prima che arrivi una vera e propria cartella esattoriale.

Sono invece attribuibili direttamente al governo Meloni le misure straordinarie di recupero dell’evasione, che però rappresentano una quota minoritaria della riscossione totale. Secondo l’Agenzia delle entrate, nel 2025 sono stati recuperati solo 2,9 miliardi di euro da misure straordinarie di contrasto all’evasione, meno dei 3,5 miliardi del 2024 e dei 5,1 miliardi del 2023. La stragrande maggioranza delle risorse recuperate con attività straordinarie è arrivata come l’anno prima dalla cosiddetta “rottamazione quater”, un condono introdotto dal governo Meloni che ha permesso ad alcuni contribuenti di pagare i propri debiti con il fisco senza interessi o sanzioni. Solo l’8 per cento del recupero dell’evasione nel 2025, dunque, può essere attribuito direttamente alle politiche del governo.

Va inoltre considerato l’effetto negativo nel medio-lungo termine di misure come la “rottamazione quater”, che è di fatto un condono fiscale. I condoni possono incentivare ulteriormente l’evasione: le persone che hanno aderito alla rottamazione hanno volontariamente non pagato somme che spettavano alle casse pubbliche, sperando che questi non venissero scoperti. Nel momento in cui sono stati rintracciati, in teoria avrebbero dovuto essere sanzionati per questo tentativo di evasione. Alla fine, invece, dovranno solo pagare quanto dovuto fin dall’inizio. Questo meccanismo da un lato consente allo Stato di recuperare delle somme che altrimenti rischiavano di andare perse, ma dall’altro rischia di incentivare l’evasione futura, perché dimostra che tentare di non pagare le tasse con il rischio di venire scoperti non ha nessuna conseguenza rispetto al pagarle in tempo. Alcuni contribuenti quindi potrebbero provare a evadere in futuro aspettando un altro condono.

Il peso dell’inflazione

Va detto infine che i risultati riportati dall’Agenzia delle entrate e rilanciati da Meloni sono espressi in termini nominali. Questo significa che non si tiene conto della variazione del valore del denaro recuperato nel tempo: 100 euro attuali possono comprare meno beni e servizi rispetto a qualche anno fa, per cui un aumento della riscossione in termini nominali non significa sempre un aumento delle risorse a disposizione.

Se osserviamo il dato sul recupero dell’evasione in termini reali, ossia eliminando l’effetto della crescita dei prezzi, si nota come i risultati ottenuti dal governo Meloni possano essere in parte ridimensionati. Il grafico rappresenta il valore del recupero ai prezzi del 2025 e mostra che c’è stata una crescita in termini reali, ma è stata inferiore rispetto a quanto potrebbero suggerire i dati in termini nominali. L’aumento resta comunque notevole: +30 per cento in termini reali tra il 2022 e il 2025. Anche se, come mostrano gli stessi dati citati da Meloni, questa crescita è dovuta soprattutto all’efficacia di misure ordinarie, che sono poco influenzate dall’operato del governo.
Insomma, Meloni celebra risultati che sono stati davvero raggiunti: il recupero dell’evasione è in crescita e ha battuto un nuovo record, così come è vero che è aumentato del 43 per cento rispetto a quando si è insediato il governo. Un’analisi preliminare dei dati, però, indica che i meriti delle azioni dell’esecutivo per raggiungere questo successo sono ancora tutti da dimostrare.

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