Il fact-checking del confronto tra Meloni e Letta

Abbiamo verificato 14 dichiarazioni del faccia a faccia, organizzato dal Corriere della Sera, tra la presidente di Fratelli d’Italia e il segretario del Partito democratico
Pagella Politica
Nel pomeriggio del 12 settembre, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il segretario del Partito democratico Enrico Letta si sono confrontati in una diretta video sul sito del Corriere della Sera, moderata dal direttore Luciano Fontana, in vista delle elezioni del 25 settembre. 

Abbiamo verificato 14 dichiarazioni, sette di Meloni e sette di Letta, per controllare quante delle cose dette dai due leader corrispondono al vero e quante no. Non sono mancati errori, omissioni ed esagerazioni.

Il crollo del Pil russo

Meloni: «Le sanzioni sono efficaci: le stime parlano di una contrazione più o meno di 10 punti del Pil russo» (min. 6:39)

Senza entrare nel dibattito sull’efficacia delle sanzioni, su cui c’è discussione a livello internazionale, il calo del 10 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) russo, indicato dalla presidente di Fratelli d’Italia, è sostanzialmente corretto, se si considerano quest’anno e il prossimo.

Secondo le previsioni più aggiornate del Fondo monetario internazionale, il Pil della Russia calerà (pag. 8) del 6 per cento nel 2022 rispetto al 2021, e del 3,5 nel 2023 rispetto a quest’anno. La variazione cumulata sarebbe dunque un calo pari al 9,3 per cento del Pil.

Sinistra italiana contro le armi all’Ucraina

Meloni: «Ho letto un interessante programma di Sinistra italiana, pubblicato sul sito del partito, nel quale, a pagina 42, si dice: “Bisogna fermare subito l’invio delle armi”» (min. 7:16)

Il programma a cui ha fatto riferimento la presidente di Fratelli d’Italia è quello dell’Alleanza Verdi-Sinistra, composta da Sinistra italiana ed Europa verde, che alle elezioni del 25 settembre fa parte della coalizione di centrosinistra, con il Partito democratico, Più Europa e Impegno civico.

Come correttamente sottolineato da Meloni, nel programma di Alleanza Verdi-Sinistra, a pagina 42, nel capitolo intitolato “L’Italia della pace”, si legge che «va interrotto subito l’invio di armi in Ucraina e riaperta la strada del confronto diplomatico con determinazione e convinzione, prima che sia troppo tardi». «Viviamo in un mondo in continuo e costante riarmo, con sanguinosi conflitti attivi e numerosi fronti emergenti, con una guerra alle porte dell’Europa, frutto dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo», si legge nel programma di Alleanza Verdi-Sinistra. «In questo quadro l’impegno dell’Italia e dell’Europa per la pace e la sicurezza globale deve partire dal ripristino del dialogo multilaterale e da una spinta verso il disarmo globale».

Che cosa chiedeva Meloni a maggio 2020

Letta: «Io ricordo un articolo di Giorgia Meloni che diceva: “Invece dei soldi europei, facciamo una cosa con il Fondo monetario internazionale”, a fine maggio 2020, sul suo giornale direttore» (min. 19:26)

In questo caso, il segretario del Partito democratico ha fatto riferimento a una lettera, scritta da Meloni e pubblicata il 27 maggio 2020 dal Corriere della Sera. Nel suo intervento, intitolato: “Meloni: il Mes non è per noi la soluzione”, la presidente di Fratelli d’Italia proponeva l’utilizzo di un particolare strumento finanziario del Fondo monetario internazionale (Fmi) – i cosiddetti “diritti speciali di prelievo” (Dsp) – per far fronte alla crisi economica causata dall’emergenza coronavirus, scoppiata circa tre mesi prima. All’epoca, si discuteva molto in Italia della possibilità per il nostro Paese di accedere al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il cosiddetto “Fondo Salva-Stati”. Secondo Meloni, era meglio sfruttare le risorse del Fmi piuttosto che fare affidamento sul Mes (all’epoca avevamo fatto il fact-checking della lettera della presidente di Fratelli d’Italia, la cui posizione era poco solida).

All’epoca si iniziava già a parlare anche del cosiddetto Recovery fund, che nei mesi successivi sarebbe diventato il Next Generation Eu, il fondo da 750 miliardi di euro, finanziato con l’emissione di debito comune europeo, per aiutare gli Stati membri a riprendersi dalla crisi. «Le decisioni tardano ad arrivare, non sappiamo per quanto tempo la Banca centrale europea garantirà il suo supporto, non conosciamo ancora come il Recovery fund sarà approvato dalla Ue, ancora di meno sappiamo sulle condizioni di restituzione di un eventuale prestito da parte del Mes», scriveva Meloni nella sua lettera, suggerendo di servirsi dei “diritti speciali di prelievo”.

Il Portogallo vuole cambiare il suo Pnrr?

Meloni: «Qualche giorno fa il governo socialista portoghese ha portato in Europa, al commissario Gentiloni, la sua proposta di revisione e di aggiornamento del loro Pnrr» (min. 21:57)

La presidente di Fratelli d’Italia ha difeso la proposta della coalizione di centrodestra, che nel suo programma ha promesso la «revisione» del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), finanziato con oltre 190 miliardi di euro dall’Unione europea per rilanciare l’economia italiana. 

Come riportato dall’agenzia stampa Ansa, è vero che il 9 settembre il primo ministro portoghese António Costa, del Partito socialista, ha presentato all’Ue la proposta di posticipare la scadenza degli obiettivi del piano nazionale di ripresa portoghese (finanziato con 16,6 miliardi di euro) solo per quanto riguarda gli investimenti, e non le riforme. Secondo fonti stampa, il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni avrebbe definito «molto interessante» la proposta di Costa. Secondo fonti stampa, il 12 settembre, prima di un’audizione alla Commissione Affari economici del Parlamento europeo, Gentiloni ha risposto: «Chi l’ha detto?» ai cronisti che gli chiedevano se il Portogallo riceverà il via libera per posticipare il suo piano nazionale. 

Curiosità: a marzo 2022 lo stesso Letta aveva proposto di posticipare di un anno, al 2027, la conclusione del Pnrr italiano, per far fronte ai rincari delle materie prime, all’epoca già in corso da mesi.

I voti di Fratelli d’Italia sul Pnrr

Letta: «Non è vero che Fratelli d’Italia ha sostenuto il Next Generation Eu. Nei passaggi chiave, Fratelli d’Italia non è mai stata a favore a livello europeo» (min. 22:47)

A livello europeo, Fratelli d’Italia si è astenuta in diverse votazioni chiave sul Next Generation Eu, come abbiamo spiegato più nel dettaglio in un altro fact-checking. Almeno una volta ha però votato a favore di un provvedimento legato al fondo, quello relativo al React Eu.

Questo non significa, come hanno ripetuto in diversi esponenti del Partito democratico nelle ultime settimane, che Fratelli d’Italia ha «sempre votato contro» al Pnrr. Ne abbiamo scritto più nel dettaglio qui

Le promesse della “Carta di Taranto”

Meloni: «Ieri, in questa “Carta di Taranto”, si è annunciata l’assunzione di 900 mila dipendenti pubblici al Sud, come misura per combattere la disoccupazione» (min. 37:31)

Qui la presidente di Fratelli d’Italia ha fatto riferimento alla cosiddetta “Carta di Taranto”, il «manifesto per il Sud e per le Isole» presentato l’11 settembre dal Partito democratico a Taranto, in Puglia. In questa “Carta di Taranto si legge: «Per colmare le riduzioni di organico registrate dal 2008, le carenze e l’anzianità del personale, pesanti soprattutto nel Sud e nelle Isole, proponiamo che entro il 2024 si assumano, con procedure trasparenti, 300 mila dipendenti nelle amministrazioni centrali e negli enti territoriali, e che successivamente fino al 2029 si proceda con l’immissione di almeno 120 mila nuovi dipendenti all’anno, per un totale di 900 mila nuove assunzioni».

Meloni ha dunque citato correttamente l’obiettivo del Pd di assumere «900 mila dipendenti pubblici», ma non è vero che queste assunzioni sarebbero solo al Sud e che questa misura sia pensata per contrastare la disoccupazione.

Il condono fiscale nel programma di centrodestra

Meloni: «Non ci sono condoni nel programma di Fratelli d’Italia» (min. 38:12)

Con “condono fiscale” si fa generalmente riferimento all’opportunità data ai contribuenti di saldare un debito con il fisco, inclusi gli interessi e le more, pagandone solo una parte. 

Tra le altre cose, il programma elettorale di Fratelli d’Italia prevede il cosiddetto “saldo e stralcio” per le cartelle esattoriali fino a 3 mila euro «per le persone in difficoltà». Il “saldo e stralcio” è una misura che permette di ripianare un debito con il fisco, con una riduzione delle somme dovute: quindi si tratta di un condono, anche se limitato a debiti di una limitata fascia della popolazione. Per le cartelle con importi superiori ai 3 mila euro, il partito di Meloni propone il «pagamento dell’intera imposta maggiorata del 5 per cento in sostituzione di sanzioni e interessi, e rateizzazione automatica in 10 anni». 

Il programma di centrodestra promette invece di introdurre la cosiddetta “pace fiscale”, ossia un «accordo tra cittadini ed erario per la risoluzione del pregresso». Per come è stato descritto da alcuni esponenti del centrodestra, questo provvedimento è un vero e proprio condono fiscale. Ne abbiamo scritto più nel dettaglio qui.

L’aumento del debito pubblico nel quarto governo Berlusconi

Letta: «Il governo del quale ha fatto parte Giorgia Meloni, cioè l’ultimo governo di centrodestra, dal 2008 al 2011, il debito pubblico in quei tre anni è aumentato di 230 miliardi» (min. 41:00)

Meloni è stata ministra della Gioventù del quarto governo guidato da Silvio Berlusconi, da maggio 2008 a novembre 2011. In quei tre anni, il debito pubblico italiano è passato da circa 1.740 miliardi di euro a oltre 1.973 miliardi di euro, con una crescita di 233 miliardi di euro, una cifra in linea con quella indicata da Letta. Il segretario del Pd ha però omesso di dire che nel 2007 è scoppiata una crisi finanziaria internazionale e che nel 2010 è iniziata la crisi del debito sovrano nell’Unione europea. 

Tra il 2013 e il 2017, quando l’Italia è stata governata da tre governi a maggioranza Pd (tra cui uno a guida Letta), il debito pubblico del nostro Paese è cresciuto di oltre 193 miliardi di euro.

Chi ha bloccato il turnover?

Letta: «Il turnover ha bloccato dal 2010, lo mise Tremonti, la pubblica amministrazione» (min. 41:26)

Con il “blocco del turnover” si fa generalmente riferimento al blocco o alla riduzione delle assunzioni nella pubblica amministrazione. È vero che Tremonti, quando è stato ministro dell’Economia, ha introdotto dal 2010 in poi una forte riduzione delle assunzioni della pubblica amministrazione, per contenere la spesa pubblica. Ma sul blocco del turnover hanno inciso anche le politiche dei governi successivi, guidati dal Pd. Ne abbiamo scritto più nel dettaglio qui.

A che età i giovani europei lasciano casa

Letta: «30 è l’età in cui oggi, in media, si esce di casa in Italia, 24 è l’età media nella quale escono di casa, mediamente, i giovani tedeschi e francesi (min. 44:45)

Questi dati sono corretti, come mostrano le ultime rilevazioni di Eurostat. Ne abbiamo scritto più nel dettaglio qui.

Quanti lavorano per meno di 9 euro l’ora

Letta: «Più di tre milioni di lavoratori oggi lavorano con un salario inferiore ai 9 euro l’ora» (min. 45:27)

Secondo le stime contenute nella Relazione annuale Inps del 2020, l’introduzione di un salario minimo pari a 9 euro lordi orari, considerando anche la tredicesima, coinvolgerebbe oltre 2,8 milioni di lavoratori, molto probabilmente la cifra a cui ha fatto riferimento Letta con la sua dichiarazione. Se non si considera la tredicesima, il numero dei potenziali beneficiari sale a quasi 4,6 milioni, mentre se si considera, oltre la tredicesima, il trattamento di fine rapporto, il numero scende a quasi 2 milioni.

Dove sono i profughi ucraini in Europa

Meloni: «La Polonia oggi si sta caricando tutti i profughi ucraini» (min. 56:53)

Qui la presidente di Fratelli d’Italia ha esagerato, anche se è vero che la Polonia è tra i Paesi che più si stanno impegnando nell’accoglienza dei rifugiati ucraini. 

Secondo i dati più aggiornati dell’​​Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), dall’inizio della guerra in Ucraina, i rifugiati ucraini registrati in Polonia sono quasi un milione e 366 mila, circa il 30 per cento sui 4 milioni e 634 mila registrati nei Paesi dell’Unione europea e di altri Paesi del continente europeo. Al secondo posto c’è la Germania, con oltre un milione di rifugiati, seguita dalla Repubblica Ceca, con circa 428 mila. L’Italia è al quarto posto, con quasi 160 mila rifugiati registrati.

L’instabilità dei governi italiani

Meloni: «Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avuto 11 diversi governi: mediamente sono un governo ogni due anni. Questa è assolutamente un’anomalia nelle grandi democrazie occidentali» (min. 1:05:02)

È corretto. Dal 2002 a oggi l’Italia ha avuto 11 governi, guidati da otto presidenti del Consiglio: Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte e Mario Draghi. 

Il nostro Paese è un’«anomalia»? Vediamo che cosa è successo negli altri tre grandi Paesi europei, nello stesso periodo di tempo. Nel Regno Unito ci sono stati nove governi con cinque primi ministri; in Germania sei governi con tre cancellieri; in Francia – che è una repubblica semipresidenziale – ci sono stati 16 governi, con nove primi ministri. Qui, però, i presidenti della Repubblica sono stati quattro in vent’anni.

Le posizioni della destra sul clima

Letta: «Sull’ambiente la posizione della destra italiana è di negazionismo puro» (min. 1:23:20)

La dichiarazione del segretario del Partito democratico è esagerata. Quando si parla di clima, i negazionisti sono coloro che ritengono che i cambiamenti climatici non esistono o che non sono causati dalle attività umane. Il programma elettorale di Fratelli d’Italia, così come quello della Lega, cita esplicitamente i cambiamenti climatici nel capitolo dedicato alla «difesa dell’ambiente e della natura». Secondo il partito di Meloni, è per esempio necessario «aggiornare e rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici». 

In alcuni ambiti, come quello della mobilità elettrica, Fratelli d’Italia ha comunque adottato spesso la retorica del climate delay, con cui i politici cercano di posticipare interventi messi in campo per la transizione ecologica. Ne abbiamo scritto più nel dettaglio qui

Tra le fila di Fratelli d’Italia, non mancano comunque esponenti con posizioni controverse, in linea con quelle dei negazionisti. Per esempio, è questo il caso del senatore Lucio Malan, che da tempo fa disinformazione sui cambiamenti climatici.
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