Il fact-checking degli “appunti di Giorgia” – Episodio 1

Dalle pensioni all’estrazione di gas, passando per il tetto al contante e i pagamenti con carta, abbiamo verificato sette dichiarazioni della presidente del Consiglio
Pagella Politica
Il 4 dicembre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un video sui social, in cui annuncia una nuova rubrica per raccontare ai suoi follower che cosa c’è scritto nel suo «quaderno degli appunti». Qui, ha detto Meloni mostrando un quaderno, «scrivo quello che devo fare, scrivo quello che devo ricordare, scrivo quello che penso, scrivo risposte a domande che leggo». «In questi quaderni c’è praticamente tutto il mio lavoro», ha aggiunto la presidente del Consiglio, elencando poi una serie di misure prese fino a oggi dal suo governo.

Dalle pensioni all’estrazione di gas, passando per il tetto al contante e i pagamenti con carta, abbiamo verificato sette dichiarazioni di Meloni per vedere se sono basate sui fatti oppure no. In alcuni casi la presidente del Consiglio è stata imprecisa o fuorviante.

La norma sulle concessioni

«Abbiamo sbloccato alcune concessioni di estrazione nel mar Adriatico, e in cambio della concessione di quelle estrazioni abbiamo chiesto e preteso dalle aziende che estrarranno quel gas di dare quel gas a prezzi bassi alle aziende italiane energivore» (min. 3:00)

La misura a cui fa riferimento Meloni è contenuta nel decreto “Aiuti quater”, al momento all’esame del Senato, ed è un po’ più articolata di come l’ha presentata la presidente del Consiglio. Il governo ha deciso di dare nuove concessioni per l’estrazione del gas naturale in mare, con alcuni vincoli: le nuove autorizzazioni saranno ammesse per i giacimenti con una capacità stimata superiore ai 500 milioni di metri cubi di gas, sotto il quarantacinquesimo parallelo e per l’estrazione dalle 9 miglia in avanti (il limite attuale è fissato a 12 miglia).

Nel 2023 chi riceverà il permesso per estrarre più gas dovrà però sottoscrivere contratti specifici con il Gestore dei servizi energetici (Gse), una società controllata dal Ministero dell’Economia, per cedere alle imprese che consumano molta energia almeno il 75 per cento del gas che presumono di estrarre nei primi due anni di attività, e in seguito il 50 per cento, a un prezzo concordato, tra i 50 e i 100 euro al megawattora.

Il 4 novembre, durante una conferenza stampa, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che l’obiettivo del governo è quello di produrre «15 miliardi di metri cubi di gas, sfruttabili nell’arco di 10 anni». Stiamo parlando di circa 1,5 miliardi di metri cubi l’anno, il 2 per cento circa del consumo annuale di gas in Italia. Secondo i dati più aggiornati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nel 2021 i mari italiani avevano circa 18 miliardi di metri cubi di gas in riserve “certe”, ossia quelle che con «ragionevole certezza» possono essere «commercialmente prodotte nelle condizioni tecniche, contrattuali, economiche ed operative esistenti al momento considerato».

La norma per Ischia

«Per Ischia abbiamo fatto un provvedimento che consente alle persone che vivono nell’area coinvolta nella tragedia che c’è stata di non dover pagare le tasse e i contributi» (min. 4:33)

Questa affermazione è corretta, anche se Meloni omette un dettaglio. Il 1° dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge con varie misure in favore dei comuni di Ischia dove una frana, tra il 25 e il 26 novembre, ha ucciso almeno 11 persone. Tra le altre cose, il decreto stabilisce che i residenti nei comuni di Casamicciola Terme e di Lacco Ameno dell’isola di Ischia non dovranno versare al fisco le tasse e i contributi fino al 30 giugno 2023. I versamenti sono però sospesi, non cancellati: dovranno essere comunque effettuati entro il 16 settembre 2023, senza sanzioni o interessi, oppure in 60 rate mensili, a partire da quella data.

Il taglio del cuneo fiscale

«Nella manovra c’è un aumento ulteriore del taglio al cuneo fiscale, che arriva al 3 per cento. Ma l’1 per cento, rispetto ai 2 che già c’erano, va a chi ha stipendi fino a 20 mila euro» (min. 7:26)

Quando si parla del “taglio al cuneo fiscale” si fa riferimento alla riduzione delle imposte e dei contributi nelle buste paga dei lavoratori per aumentare il netto percepito. Come ha correttamente detto Meloni, l’articolo 52 del disegno di legge di Bilancio, ora all’esame della Camera dei deputati, ha rinnovato per il 2023 la riduzione del cuneo fiscale del 2 per cento introdotta dal governo Draghi per i redditi fino a 35 mila euro annui. In più, il governo Meloni ha alzato questa riduzione al 3 per cento per chi ha uno stipendio mensile fino a 1.538 euro, ossia circa 20 mila euro l’anno, contando la tredicesima. 

Secondo le stime del Sole 24 Ore, i redditi fino a 20 mila euro avranno così un aumento in busta paga fino a 11 euro netti al mese, circa 200 euro lordi l’anno, da sommare ai 400 euro lordi già introdotti da Draghi nel 2022 e confermati dal nuovo governo.

La rivalutazione delle pensioni minime

«Abbiamo aiutato le pensioni minime, con una rivalutazione che è del 120 per cento» (min. 7:38)

Questa frase di Meloni rischia di essere fuorviante: a prima vista, sembra infatti suggerire che le pensioni minime, quelle da 525,38 euro al mese, più che raddoppieranno il loro valore grazie a una misura del governo. In realtà le cose non stanno così.

Semplificando un po’, il governo ha deciso di modificare il meccanismo, già in vigore, con cui il valore delle pensioni viene cambiato ogni anno per compensare gli effetti della crescita dell’inflazione. Visto che tra il 2021 e il 2022 l’inflazione è aumentata di molto, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito che per il 2023 le pensioni dovrebbero crescere del 7,3 per cento. Con una norma contenuta nella legge di Bilancio, il governo ha però deciso (art. 58) che non tutte le pensioni aumenteranno allo stesso modo: le pensioni fino a 2.100 euro aumenteranno tutte di oltre il 7 per cento, mentre quelle superiori ai 2.100 euro aumenteranno con percentuali inferiori, che si abbassano via via al crescere del valore della pensione. Per le pensioni minime, la rivalutazione sarà più generosa rispetto alle altre: nel 2023 cresceranno infatti non del 7,3 per cento (quella che sarebbe una rivalutazione al 100 per cento), ma dell’8,8 per cento, con un +1,5 per cento in più (ecco perché si parla di rivalutazione al 120 per cento). Numeri alla mano, il prossimo anno una pensione minima da circa 525 euro salirà così a 571 euro, invece che a 564 euro.

Il valore del tetto al contante

«Fino a ieri tu potevi pagare in contanti massimo mille euro, oggi puoi pagare in contanti massimo 5 mila euro» (min. 9:00)

Qui Meloni è imprecisa. Al momento in Italia sono vietati i pagamenti in contanti superiori ai 2 mila euro. La soglia di mille euro di cui parla la presidente del Consiglio dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2023, ma è proprio su questo punto che il governo è intervenuto. Il disegno di legge di Bilancio propone (art. 69) di alzare questa soglia a 5 mila euro a partire dal prossimo anno (in linea con la media dei valori presenti negli altri Paesi europei). Ricordiamo però che il testo è all’esame del Senato e non è ancora legge: deve essere approvato entro la fine dell’anno dal Parlamento affinché il nuovo tetto diventi realtà. Dunque, «oggi» il limite in vigore per il pagamento in contanti resta quello di 2 mila euro.

Più contante, meno evasione?

«È falso che la possibilità di utilizzare moneta contante favorisca l’evasione fiscale» (min. 10:25)

Come abbiamo spiegato più nel dettaglio in un altro fact-checking, è vero che nell’Unione europea ci sono Paesi come Germania e Austria – entrambi citati da Meloni nel suo video – senza un tetto al contante e con un livello di evasione fiscale più basso di quello italiano. Stabilire in questo modo l’efficacia o meno del tetto al contante contro l’evasione non è però corretto. Il livello di evasione fiscale in un Paese è determinato da vari fattori: per questo motivo, alcuni economisti si sono preoccupati di quantificare, in maniera scientificamente più rigorosa, se effettivamente l’assenza o la presenza di un tetto al contante influenzi i comportamenti dei contribuenti.

La letteratura scientifica sul tema è piuttosto ridotta, ma esistono almeno due ricerche condotte in Italia secondo cui un aumento del tetto al contante può contribuire a un aumento dell’evasione. Per esempio, un working paper pubblicato nel 2021 dalla Banca d’Italia, analizzando l’aumento del tetto al contante a 3 mila euro introdotto nel 2015 dal governo Renzi, ha calcolato che un aumento delle transazioni in contante fa crescere l’economia sommersa. Anche un working paper pubblicato nel 2020 è arrivato a conclusioni simili, sostenendo che la riduzione al tetto del contante introdotto nel 2011 dal governo Monti ha ridotto la circolazione delle banconote e aumentato le entrate per il fisco. Questi due studi non dicono però quale soglia al tetto sarebbe la più adatta per bilanciare i benefici della misura con i suoi costi, sociali e non solo.

Nel video, Meloni ha mostrato anche un grafico per dimostrare che la tesi secondo cui il tetto al contante contrasta l’evasione fiscale sarebbe «tragicamente smentita dai numeri». Il grafico in questione contiene dati parziali, non confrontabili tra loro, e il messaggio è fuorviante: qui abbiamo spiegato più nel dettaglio perché.

L’obbligo del Pos

«Oggi quando noi usiamo il bancomat o la carta di credito, quel costo [del servizio] è a carico dell’esercente» (min. 14:40)

Il disegno di legge di Bilancio ha proposto (art. 69) di eliminare l’obbligo per i commercianti di accettare i pagamenti elettronici per qualsiasi importo, fissando l’obbligo solo per i pagamenti dai 60 euro in su. A oggi, un commerciante che si rifiuta di accettare un pagamento elettronico, per esempio con il bancomat o la carta di credito, rischia una multa di 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione rifiutata. Queste sanzioni sono scattate dal 30 giugno 2022 per volere del governo Draghi, per rispettare uno degli impegni presi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nel contrasto all’evasione fiscale.

Nel video, Meloni ha chiarito (min. 13:39) che la nuova soglia dei 60 euro «è indicativa». «Per me può essere anche più bassa, tra l’altro c’è su questo una interlocuzione con la Commissione europea e vedremo come andrà a finire», ha specificato la presidente del Consiglio. In ogni caso, da tempo Meloni e Fratelli d’Italia ripetono che l’obbligo di accettare i pagamenti elettronici sia sbagliato, definendolo un «regalo alle banche», un’argomentazione che ritorna nelle parole usate dalla presidente del Consiglio nel video sui social. 

Su questo tema ne abbiamo scritto più nel dettaglio in un’altra analisi, ma in breve: da un lato, è vero che i commercianti sono tenuti generalmente a pagare commissioni su ogni transazione effettuata con pagamenti elettronici, anche se negli ultimi anni questi costi si sono molto ridotti; dall’altro, anche l’uso del contante ha i suoi costi, per esempio quelli legati alla sicurezza, e i pagamenti elettronici hanno alcuni benefici, tra cui quelli relativi al potenziale allargamento della clientela dei commercianti. «Per gli esercenti in generale, e soprattutto per alcune categorie merceologiche, l’uso massivo delle carte per i pagamenti di basso importo o degli altri strumenti elettronici – spiega uno studio del 2020 della Banca d’Italia – potrebbe rendere più conveniente l’attività di impresa e ridurre i rischi derivanti dalla gestione del contante».

Lo stesso studio ha infatti sottolineato che «il contante può essere percepito quale mezzo di pagamento più economico da imprese ed esercenti se commisurato alla singola transazione (0,19 euro) tenuto anche conto che questi operatori non sostengono del tutto i costi direttamente imputabili al contante» (Tabella 1). «Tuttavia, se commisurato in percentuale del valore della transazione, il costo privato del contante (1,10 per cento) risulta il più elevato a causa dei maggiori oneri (variabili) legati alla sicurezza (es: furti, trasporto valori, assicurazioni)», hanno evidenziato i ricercatori della Banca d’Italia.
Tabella 1. Confronto tra costi privati di accettazione presso l’esercente – Fonte: Banca d’Italia
Tabella 1. Confronto tra costi privati di accettazione presso l’esercente – Fonte: Banca d’Italia

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