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È vero che nella riforma del fisco non c’è la flat tax?

| 07 agosto 2023
La dichiarazione
«Nella riforma del fisco non solo non c’è nessuna flat tax, ma non c’è neppure la riduzione da 4 a 3 aliquote Irpef»
Fonte: Twitter | 5 agosto 2023
ANSA
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Verdetto sintetico
Il deputato di Italia Viva ha sostanzialmente ragione, anche se tutto dipenderà da come il governo attuerà la delega.
In breve
  • Il disegno di legge delega per la riforma del fisco parla della «revisione» e «graduale riduzione dell’Irpef», «nella prospettiva della transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica», la flat tax appunto. Questo potrà essere fatto, tra le altre cose, anche con il riordino delle aliquote d’imposta. TWEET
  • Ma il riferimento resta piuttosto generico: nella legge delega non si parla esplicitamente del passaggio dell’Irpef da 4 a 3 aliquote e l’indicazione sulla flat tax è più una dichiarazione di intenti futura. TWEET
  • Il governo avrà tra i 12 e i 24 mesi tempo per intervenire e riformare il fisco attraverso i decreti legislativi. TWEET
Il 5 agosto il deputato di Italia Viva Luigi Marattin ha scritto su Twitter che, nonostante gli annunci del governo Meloni, nella riforma del fisco approvata dal Parlamento non c’è «nessuna flat tax» e «neppure la riduzione da quattro a tre aliquote Irpef».

Abbiamo verificato e Marattin ha sostanzialmente ragione, anche se tutto dipenderà da come il governo attuerà la delega datagli da Camera e Senato.

Perché si chiama “legge delega”

Il 4 agosto la Camera ha approvato definitivamente il disegno di legge delega per la riforma fiscale, che era stato presentato a marzo in Parlamento dal governo Meloni. Prima di addentrarci nel suo contenuto, chiariamo che cosa si intende per “legge delega”.

In Italia il potere legislativo spetta al Parlamento, ma in casi eccezionali (che negli anni ormai sono diventati la normalità) può essere esercitato dal governo attraverso i decreti-legge, che il Parlamento deve poi convertire in legge, o i decreti legislativi. Quest’ultimi sono approvati dal governo solo dopo che il Parlamento gli ha dato il permesso con una “legge delega”, che deve contenere (articolo 76 della Costituzione) un limite temporale entro cui esercitare la delega, un oggetto definito sui cui intervenire, e i principi e criteri generali da seguire. In concreto il Parlamento dà al governo una serie di indicazioni da rispettare per intervenire in un determinato ambito, su cui spetterà poi al governo stabilire i dettagli delle misure. Se con un decreto legislativo l’esecutivo non dovesse rispettare le indicazioni generali dategli dal Parlamento, rischierebbe di andare incontro a un giudizio di illegittimità costituzionale.

La legge delega presentata dal governo Meloni era un disegno di legge, cioè un testo che viene sottoposto al Parlamento affinché lo approvi. A differenza dei decreti-legge, non ha avuto nessuna efficacia immediata: il Parlamento ha dovuto infatti discutere, modificare e votare la legge delega, che ha come oggetto la riforma del fisco. Ora che il disegno di legge è stato approvato, il governo avrà tra i 12 e i 24 mesi di tempo per riformare con i decreti legislativi (che non dovranno più passare dal voto del Parlamento) vari settori del fisco.

Che cosa dice la legge delega

Il disegno di legge delega per la riforma del fisco è stato approvato una prima volta dalla Camera il 12 luglio, poi dal Senato il 2 agosto con alcune modifiche, e infine di nuovo dalla Camera il 4 agosto (tra i voti favorevoli ci sono stati anche quelli di Italia Viva). L’articolo 5 contiene i principi che il governo dovrà seguire per riformare le imposte sui redditi delle persone fisiche, tra cui la principale è l’Irpef. 

Il governo potrà attuare «la revisione e la graduale riduzione dell’Irpef, nel rispetto del principio di progressività e nella prospettiva della transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica». A oggi il pagamento dell’Irpef è composto da quattro aliquote: pari al 23 per cento per i redditi fino a 15 mila euro, al 25 per cento per i redditi tra i 15 mila e i 28 mila euro, al 35 per cento per i redditi tra i 28 mila e i 50 mila euro, e al 43 per cento per i redditi oltre i 50 mila euro. Fino alla fine del 2021 le aliquote dell’Irpef erano cinque, ma sono state ridotte a quattro dal governo Draghi con la legge di Bilancio per il 2022.

La cosiddetta flat tax, promessa dal centrodestra da quasi trent’anni, prevederebbe la sostituzione delle varie aliquote con una sola aliquota. Negli ultimi anni la Lega di Matteo Salvini ha proposto di introdurre una flat tax con un’aliquota pari al 15 per cento. Tra le altre cose, questa proposta ha un problema di coperture: un’unica aliquota, con un valore inferiore a quelle attualmente in vigore, causerebbe una forte perdita di gettito per le casse dello Stato, che dovrebbe recuperare i soldi perso in altro modo.

Come abbiamo visto, la legge delega sul fisco parla, tra gli «aspetti generali», della «revisione» e «graduale riduzione dell’Irpef», «nella prospettiva della transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica», la flat tax appunto. Questo, aggiunge il testo, potrà essere fatto dal governo riordinando le deduzioni, le detrazioni e i crediti d’imposta (alcune voci che fanno abbassare le imposte da pagare), gli scaglioni di reddito su cui si applica l’Irpef e le aliquote. Questo principio, contenuto nella legge delega, è piuttosto generico: la riduzione e il riordino dell’Irpef non comporta necessariamente il passaggio a tre aliquote, e il riferimento alla flat tax è una dichiarazione di intenti futura, piuttosto che un provvedimento concreto da attuare. 

Il 4 agosto, nell’aula della Camera, il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo (Fratelli d’Italia) ha dichiarato che l’obiettivo del governo è quello di «addolcire la curva delle aliquote, incominciando da tre aliquote, per poi arrivare gradualmente verso la flat tax». Il 7 agosto, in un’intervista con La Stampa, il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Federico Freni (Lega) ha detto che è «prematuro» stabilire se nella legge di Bilancio per il 2024 ci sarà un primo intervento sull’Irpef. Come fatto dal governo Draghi, se il governo Meloni volesse ridurre il numero delle aliquote Irpef, dovrebbe trovare le coperture economiche.

Il verdetto

Secondo Luigi Marattin, nella riforma del fisco «non solo non c’è nessuna flat tax, ma non c’è neppure la riduzione da 4 a 3 aliquote Irpef». Abbiamo verificato e il deputato di Italia Viva ha sostanzialmente ragione, anche se tutto dipenderà da come il governo attuerà la delega.

Il disegno di legge delega per la riforma del fisco parla della «revisione» e «graduale riduzione dell’Irpef», «nella prospettiva della transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica», la flat tax appunto. Questo potrà essere fatto, tra le altre cose, anche con il riordino delle aliquote d’imposta.

Ma il riferimento resta piuttosto generico: nella legge delega non si parla esplicitamente del passaggio dell’Irpef da 4 a 3 aliquote e l’indicazione sulla flat tax è più una dichiarazione di intenti futura. Il governo avrà tra i 12 e i 24 mesi tempo per intervenire e riformare il fisco attraverso i decreti legislativi.

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