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Falso: il Superbonus non ha creato un milione di posti di lavoro

| 11 settembre 2023
La dichiarazione
«Il Superbonus ha creato un milione di posti di lavoro»
Fonte: Corriere della Sera | 8 settembre 2023
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Verdetto sintetico
Il risultato rivendicato dal presidente del Movimento 5 Stelle è parecchio esagerato.
In breve
  • Secondo alcuni analisti privati e associazioni di categoria, il Superbonus avrebbe generato circa un milione di posti di lavoro. Ma queste stime hanno una serie di limiti e vanno lette correttamente. TWEET
  • Fosse vero il dato indicato da Conte, vorrebbe dire che tutto l’aumento dell’occupazione in Italia degli ultimi due anni sarebbe merito solo del Superbonus. I dati Istat e le stime di istituzioni come il Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano benefici occupazionali più bassi. TWEET
Da giorni il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ripete un numero parecchio esagerato sui benefici del Superbonus 110 per cento. Secondo l’ex presidente del Consiglio il bonus edilizio «ha creato un milione di posti di lavoro», un dato che però non trova conferma nelle statistiche ufficiali sull’occupazione.

Conte ha rivendicato questo traguardo, per esempio, l’8 settembre in un’intervista con il Corriere della Sera, il giorno prima in un post su Facebook, il 5 settembre in un’intervista con il Quotidiano Nazionale e il 3 settembre al Forum Ambrosetti di Cernobbio.

Numeri alla mano, vediamo che cosa torna e cosa no nella cifra ripetuta dal presidente del Movimento 5 Stelle.

La fonte del dato

Non è chiaro quale sia la fonte da cui Conte ha preso il dato del «milione di posti di lavoro» creato grazie al Superbonus. Questa cifra compare però in alcuni rapporti citati in passato dallo stesso presidente del Movimento 5 Stelle.

Per esempio in un rapporto pubblicato a novembre 2022 dal Censis, un istituto di ricerca socioeconomica che si occupa anche di consulenza e assistenza tecnica, si legge che tra agosto 2020 e ottobre 2022 il Superbonus avrebbe avuto un «impatto occupazionale» pari a oltre 900 mila occupati. Di questi, quasi 600 mila occupati sarebbero stati attivati nel settore delle costruzioni, mentre i restanti negli altri settori legati al Superbonus. Questa stima, spiega il rapporto, è il risultato di un’elaborazione del Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), l’organismo di rappresentanza istituzionale della categoria professionale degli ingegneri. A fine dicembre 2022 lo stesso Cni ha rivisto al rialzo la sua stima sull’occupazione «attivata», parlando di oltre 950 mila occupati aggiuntivi grazie al Superbonus. In un rapporto pubblicato da Cni ad aprile 2023, l’«occupazione attivata» grazie al bonus tra agosto 2020 e marzo 2023 è salita ulteriormente, fino a toccare quasi 1,5 milioni di occupati, di cui oltre 940 mila «nella filiera dell’edilizia» e «nei servizi tecnici connessi al processo costruttivo» (su questa stima ci torneremo meglio più avanti).

A febbraio 2023 un’analisi di Nomisma, una società che realizza consulenze e ricerche di mercato per imprese, associazioni e istituzioni pubbliche, ha stimato un «impatto sociale» del Superbonus con lo stesso ordine di grandezza. In quell’occasione Nomisma ha parlato di un «incremento di 641 mila occupati nel settore delle costruzioni e di 351 mila occupati nei settori collegati». Sommati tra loro, stiamo parlando di 992 mila nuovi occupati, una cifra molto vicina al «milione di posti di lavoro» indicato da Conte. Lo scorso 6 settembre, in un’audizione in Parlamento, il direttore sviluppo di Nomisma Marco Marcatili ha dichiarato (min. 34:39) che la sua società stima «attorno a mille occupati quelli generati in questi due anni» dal Superbonus, con tutta probabilità volendo dire «un milione» invece che «mille».

I limiti

Come abbiamo spiegato in passato, queste stime hanno almeno tre limiti, che dovrebbero invitare alla cautela nel rilanciare i risultati per celebrare il Superbonus. 

Primo limite: in vari casi non c’è completa trasparenza sui calcoli con cui si è arrivati alla stima del milione circa di nuovi occupati creati. Secondo limite: spesso queste analisi poggiano le proprie stime su un “effetto moltiplicatore” troppo elevato. L’impatto di una misura di spesa pubblica, come il Superbonus, sul Pil non è pari solo al valore delle risorse investite, ma occorre considerare anche il valore delle risorse che vengono per così dire “sbloccate” grazie all’investimento, il suo “effetto moltiplicatore” appunto. Il rischio è che se si considera un effetto moltiplicatore esagerato, di conseguenza si otterranno stime esagerate sui benefici per l’economia. Ed è quello che per esempio è avvenuto per quanto riguarda le stime per l’impatto del Superbonus sulla crescita del Pil, dove in alcuni casi è stata considerata la produzione e non il valore aggiunto della misura. 

Terzo limite: dal Censis a Nomisma, passando per il Cni, stiamo parlando di realtà che hanno un potenziale conflitto d’interessi con il Superbonus. Il rapporto del Censis è stato realizzato con associazioni che rappresentano le imprese attive nel campo dell’edilizia e con una società di consulenza attiva nel settore dell’efficientamento energetico degli edifici e nella cessione dei crediti d’imposta. Tra i suoi servizi anche Nomisma ha offerto supporto alle imprese nelle procedure relative all’erogazione del Superbonus 110 per cento e alla cessione dei crediti d’imposta. 

Limiti di questo tipo sono stati segnalati, tra gli altri, dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), un organismo indipendente che vigila sulla spesa pubblica, in un’audizione in Parlamento a marzo 2023. «Diversi studi, in prevalenza di analisti privati e associazioni di categoria, hanno stimato l’impatto economico del Superbonus per l’economia italiana. Tali analisi sono tuttavia complesse e fortemente influenzate dalle ipotesi di riferimento adottate», ha sottolineato l’Upb, invitando alla cautela. Un invito a leggere con attenzione i numeri e le premesse dietro le varie stime in circolazione è stato fatto anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in un’audizione in Parlamento a maggio 2023.

Se si guardano i numeri ufficiali di Istat sull’occupazione o le stime di altre istituzioni, come appunto quelle del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si capisce meglio perché il traguardo rivendicato da Conte è esagerato.

Che cosa dicono i numeri

Prendiamo per esempio l’intervallo di tempo considerato dal Censis, quello tra agosto 2020 e ottobre 2022. Secondo l’istituto di ricerca in quel periodo il Superbonus avrebbe creato oltre 900 mila occupati. Ma secondo i dati più aggiornati di Istat, in quello stesso intervallo di tempo tutti gli occupati in Italia sono cresciuti da 22,3 milioni a poco meno di 23,3 milioni. Fosse vero che il Superbonus ha creato un milione di posti di lavoro in più, vorrebbe dire che tutti i nuovi occupati in più generati in quel periodo nel nostro Paese, in tutti i settori economici, sarebbero stati merito del bonus edilizio. Ma è impossibile che l’incentivo fiscale, da solo, abbia contribuito alla totale crescita dell’occupazione in Italia, come ha fatto notare su X l’8 settembre anche il giornalista del Foglio Luciano Capone. Discorso analogo vale per la stima del Cni, secondo cui tra agosto 2020 e marzo 2023 l’occupazione «attivata» grazie al Superbonus sarebbe stata pari a quasi 1,5 milioni di occupati. Secondo Istat, in quel periodo il numero di occupati complessivo in Italia è cresciuto di circa 1,1 milioni di unità. 

Come si spiega questa discrepanza? La stima del Cni va interpretata con attenzione. «Non si tratta di nuova occupazione ma di forza lavoro impiegata. È verosimile pensare che una parte di questi occupati siano preesistenti e che altri siano nuovi occupati», ha spiegato a Pagella Politica Francesco Estrafallaces, del Centro studi di Cni. «Riteniamo utile ribadire che si tratta di stime di massima, come abbiamo sempre scritto. I dati che in tutti questi mesi abbiamo prodotto servono solo a dare un ordine di grandezza di quelli che potrebbero essere stati gli effetti delle spese di ristrutturazione». 

Ricordiamo poi che la definizione di “occupato” usata da Istat è parecchio ampia: comprende, tra gli altri, chi dichiara di aver lavorato almeno un’ora nella settimana della rilevazione e chi ha un’occupazione irregolare. Dunque è una definizione più generosa rispetto a quella che generalmente si usa per “posto di lavoro”, espressione usata da Conte, meglio identificata con un lavoro continuativo e stabile.

Al di là di questa precisazione, Istat permette di conoscere nel dettaglio anche i numeri sugli occupati nel settore delle costruzioni. A metà 2020 gli occupati in questa branca di attività erano poco meno di 1,6 milioni. Nei mesi successivi, durante il periodo di maggiore attività del Superbonus, al massimo hanno superato gli 1,8 milioni nel secondo trimestre del 2022, per poi calare. Sarebbe però scorretto pensare che oltre 200 mila occupati in più nelle costruzioni siano tutti merito del Superbonus. Da un lato l’edilizia residenziale, quella coinvolta dai bonus edilizi, è solo una parte del settore delle costruzioni. Dall’altro lato bisogna considerare che durante la ripresa economica gli investimenti nell’edilizia residenziale ci sarebbero comunque stati, al di là del potenziamento dei bonus. Secondo quanto stimato da Banca d’Italia, tra il 2021 e il 2022 poco meno della metà del valore degli investimenti che hanno goduto delle agevolazioni è ascrivibile al Superbonus.

Queste osservazioni mostrano quanto sia esagerato il risultato del «milione di posti di lavoro» generato dal bonus rivendicato da Conte. Sugli effetti occupazionali abbiamo comunque a disposizione stime più solide e più coerenti con i dati visti finora. A maggio 2023, in un’audizione in Parlamento, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha divulgato una stima sull’impatto macroeconomico del Superbonus e del bonus “Facciate”. Secondo i calcoli del Mef, questi bonus hanno fatto crescere l’occupazione dello 0,5 per cento nel 2021 rispetto allo scenario di base e dell’1,1 per cento nel 2022. In valore assoluto stiamo parlando, a grandi linee, di un impatto intorno ai 250 mila occupati, cifra lontana dal «milione» indicato da Conte. Tra l’altro il Mef ha stimato che nel 2025 l’impatto dei bonus sull’occupazione sarà negativo, con un calo dello 0,3 per cento.

Altre associazioni di categoria sono arrivate a stime molto più basse del «milione di posti di lavoro». Per esempio a fine maggio 2023, in un’audizione in Parlamento, l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha dichiarato che negli ultimi due anni «sono stati creati circa 250 mila posti di lavoro nelle costruzioni, di cui 170 mila grazie ai bonus fiscali».

Il verdetto

Giuseppe Conte ripete da giorni che il Superbonus «ha creato un milione di posti di lavoro». Abbiamo controllato che cosa dicono i numeri e il risultato rivendicato dal presidente del Movimento 5 Stelle è parecchio esagerato.

Secondo alcuni analisti privati e associazioni di categoria, il Superbonus avrebbe generato circa un milione di posti di lavoro. Ma queste stime hanno una serie di limiti e vanno lette correttamente. Fosse vero il dato indicato da Conte, vorrebbe dire che tutto l’aumento dell’occupazione in Italia degli ultimi due anni sarebbe merito solo del Superbonus. I dati Istat e le stime di istituzioni come il Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano benefici occupazionali più bassi.

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