La Camera vuole diventare più efficiente, ma senza fretta

Dai tempi dei lavori ai “cambi di casacca”, l’aula è pronta a riformare di nuovo il suo regolamento, ma le nuove norme entreranno in vigore nella prossima legislatura
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Martedì 17 febbraio la Camera ha in programma di approvare la terza riforma del suo regolamento interno in questa legislatura, con l’obiettivo di velocizzare i lavori parlamentari. Tra le novità più rilevanti c’è l’eliminazione, dopo oltre cinquant’anni, di una norma che rallentava in modo considerevole l’attività dei deputati: la regola spesso ribattezzata come “pausa di riflessione”, che riguarda il modo in cui la Camera vota la questione di fiducia al governo.

Il processo di riforma del regolamento della Camera, iniziato a dicembre 2022, si era reso necessario inizialmente per adeguare le regole interne alla riforma del taglio dei parlamentari, confermata con un referendum a settembre 2020. I regolamenti parlamentari sono infatti essenziali per il funzionamento sia della Camera sia del Senato: stabiliscono l’organizzazione delle due camere, le varie fasi del procedimento legislativo, e i diritti e i doveri dei parlamentari. Già nella scorsa legislatura il Senato aveva modificato il proprio regolamento, mentre la Camera non era riuscita a farlo, anche a causa dei disaccordi tra i partiti.

Ora, dopo le prime due fasi di riforma, la Camera è pronta ad approvare un’ulteriore modifica del regolamento interno sia per razionalizzare i tempi dei lavori sia per dare più garanzie ai partiti di opposizione. Le varie novità, però, non entreranno in vigore da subito: saranno operative solo dalla prossima legislatura, il cui inizio è previsto al momento a settembre 2027.

Tempi certi

Uno dei cambiamenti più significativi che saranno introdotti con questa riforma del regolamento della Camera è l’eliminazione della “pausa di riflessione” prima del voto sulla fiducia.

In base alla Costituzione, un governo «deve avere la fiducia» sia della Camera sia del Senato. In parole semplici, deve ricevere l’appoggio della maggioranza dei deputati e della maggioranza dei senatori. Se questa fiducia viene meno, si può aprire una crisi di governo e, con la sua caduta, la nomina di un nuovo presidente del Consiglio o l’organizzazione di elezioni anticipate.

Il governo può porre la fiducia su singoli provvedimenti, e in questo modo i tempi dell’esame di un testo da parte del Parlamento si riducono, perché cade la possibilità per le aule di votare modifiche al testo. Negli anni i governi italiani hanno sempre più utilizzato la questione di fiducia proprio come scorciatoia per velocizzare l’esame dei propri provvedimenti.

Finora, il regolamento della Camera prevedeva che la questione di fiducia fosse votata almeno un giorno dopo che il governo l’ha posta, e che non valesse come voto sul provvedimento in esame. In altre parole, dopo che il governo ha posto la fiducia, la Camera doveva attendere un giorno prima di votarla, prendendosi una sorta di “pausa di riflessione”. In più, il voto sulla questione di fiducia non valeva come voto finale sul provvedimento: dopo il voto di fiducia i deputati dovevano votare una seconda volta per approvare davvero un testo.

Al Senato, invece, il procedimento è più veloce, dato che il voto di fiducia corrisponde al voto finale su un provvedimento, e non occorre aspettare almeno un giorno da quando il governo l’ha posta.

Alla Camera la regola delle 24 ore di pausa prima del voto di fiducia era stata pensata per consentire ai deputati di valutare attentamente il proprio voto e preparare i loro interventi in aula, perché votare la fiducia al governo dovrebbe essere una cosa seria. Nel tempo, però, la scelta di porre la fiducia sui provvedimenti è diventata sempre di più una routine per i governi. Di conseguenza, è venuto meno anche il senso della “pausa di riflessione”, tanto che ora la Camera ha deciso di eliminare questa regola, e ciò comporterà una velocizzazione dei tempi dei lavori parlamentari.

Sempre sul fronte dei tempi, la nuova riforma del regolamento stabilisce che nel calendario dei lavori dell’aula dovranno essere indicati con precisione gli orari di inizio e conclusione delle sedute in cui si svolgeranno le votazioni sui diversi provvedimenti. Inoltre, vengono introdotte regole più stringenti riguardo alle informative che i deputati possono chiedere al governo.

Le informative sono momenti in cui il governo riferisce al Parlamento su determinate questioni, su richiesta dei gruppi parlamentari. Negli anni, la richiesta di informative è diventata un metodo di ostruzionismo per i parlamentari dei gruppi di opposizione, utile per rallentare i tempi dei lavori dell’aula. Per questo motivo, con la riforma del regolamento vengono introdotte norme più dettagliate su questo aspetto. In particolare, è previsto che all’inizio di ogni seduta al massimo un deputato per gruppo possa fare richiesta di un’informativa al governo, esponendola per non più di tre minuti.

Oltre a intervenire su regole generali e sui tempi delle sedute, la riforma è entrata più nello specifico delle tempistiche di esame di alcuni tipi di provvedimenti. In particolare, la riforma del regolamento della Camera stabilisce tempi certi per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare e dei consigli regionali.

Negli anni, questi due tipi di proposte di legge sono finiti spesso per non essere mai esaminati. Per evitare che ciò si ripeta, nella riforma del regolamento della Camera è stabilito che le commissioni parlamentari debbano prendere in considerazione queste proposte di legge entro un mese dalla loro presentazione, decidendo se iniziarne l’esame oppure no. In caso di esito positivo, entro i successivi due mesi l’aula della Camera dovrà esaminare la proposta.

Le norme contro i cambi di casacca

Un altro punto su cui si è concentrata la riforma del regolamento riguarda i cosiddetti “cambi di casacca” dei deputati, ossia i parlamentari che durante la legislatura cambiano partito rispetto a quello per cui sono stati eletti all’inizio.

In primo luogo, la riforma prevede che i parlamentari che cambiano gruppo e che sono membri dell’Ufficio di Presidenza decadano automaticamente da quest’ultimo incarico. L’Ufficio di presidenza è composto dal presidente della Camera e da una serie di deputati selezionati tra i gruppi, con il compito di vigilare sull’andamento dei lavori e prendere le decisioni più importanti per l’aula.

Un’altra norma volta a scoraggiare i cambi di gruppo riguarda i contributi economici ai gruppi parlamentari. I gruppi parlamentari, infatti, ricevono ogni anno un finanziamento da parte della Camera e del Senato per organizzare iniziative ed eventi, e per pagare i collaboratori e i dipendenti del gruppo stesso. Secondo i dati più aggiornati, nel 2024 la Camera ha speso per i propri gruppi parlamentari circa 31 milioni di euro, il Senato circa 22 milioni, soldi che sono ripartiti tra i gruppi in base alla loro grandezza.

In altre parole, ogni parlamentare di un gruppo porta con sé una “quota” di finanziamento per il gruppo stesso. Per esempio, nel 2024 il gruppo parlamentare della Camera di Fratelli d’Italia ha ricevuto 8,4 milioni di euro di finanziamenti, ossia circa 70 mila euro per ognuno dei 116 deputati che fanno parte del gruppo parlamentare del partito di Giorgia Meloni.

La nuova modifica del regolamento introduce una sorta di penalità quando un deputato passa a un altro gruppo. In pratica, la quota di contributo collegata al deputato che cambia gruppo non viene più trasferita integralmente al nuovo gruppo. Il gruppo in cui entra il deputato beneficerà infatti solo della metà del contributo della Camera, mentre l’altra metà resterà al gruppo di provenienza. Dunque, se per esempio un deputato di Fratelli d’Italia dovesse passare a Forza Italia, quest’ultima beneficerebbe di un contributo aggiuntivo dalla Camera di circa 35 mila euro, mentre i restanti 35 mila resterebbero a Fratelli d’Italia.

Più garanzie per le opposizioni

Accanto agli interventi pensati per rendere più rapidi i lavori, la riforma del regolamento della Camera prevede alcune misure per rafforzare gli spazi riservati alle opposizioni.

La riforma prevede infatti che almeno una seduta dell’aula nel calendario mensile della Camera sia dedicata alla discussione di un progetto di legge delle opposizioni. Inoltre, viene vietata la possibilità per i gruppi di maggioranza che sostengono il governo di rinviare le discussioni dei provvedimenti delle opposizioni, salvo che quest’ultimi non siano d’accordo.

La riforma introduce alcune novità sui question time, ossia le sedute in cui un parlamentare per gruppo rivolge una domanda su un argomento specifico ai ministri, che alla Camera si tengono ogni mercoledì. In particolare, è previsto che il presidente del Consiglio dei ministri o il vicepresidente del Consiglio siano presenti al question time almeno una volta in ogni programma dei lavori, ossia ogni tre mesi. Se questo non avviene, la settimana successiva rispetto a quella in cui era prevista la loro presenza il question time si tiene due volte anziché una sola. Oltre a ciò, è previsto che, una volta al mese, i gruppi di opposizione con almeno quaranta deputati possano chiedere di fare una domanda in più al governo.

La riforma del regolamento interviene infine sugli equilibri in due giunte interne alla Camera, che ricoprono un ruolo significativo: la Giunta delle elezioni, che giudica sui ricorsi dei deputati rispetto al loro mandato, e la Giunta per le autorizzazioni, che valuta invece le richieste di procedimenti giudiziari nei confronti dei parlamentari. La riforma del regolamento stabilisce che entrambe queste giunte siano guidate da parlamentari dei partiti di opposizione.

Finora questa era solo una prassi, non prevista espressamente dalle regole interne, ma con la riforma del regolamento è stato deciso di introdurlo come norma a tutti gli effetti. In questa legislatura, infatti, si sono verificati alcuni disguidi rispetto a questa prassi. Per esempio, a settembre 2024 il deputato Enrico Costa era passato da Azione a Forza Italia, transitando dunque dall’opposizione alla maggioranza. All’epoca, Costa era anche presidente della Giunta delle autorizzazioni, ma non è decaduto automaticamente dal ruolo, perché questo non era previsto dal regolamento. Il deputato ha poi deciso di dimettersi da solo, dopo diverse sollecitazioni da parte dei partiti di opposizione. Al suo posto è stato in seguito eletto il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Devis Dori.

In ogni caso, al netto dei cambiamenti, le nuove modifiche al regolamento della Camera non saranno operative da subito, ma entreranno in vigore a tutti gli effetti all’inizio della prossima legislatura, cioè tra almeno un anno e mezzo.

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