Il silenzio del governo Meloni sul caso di difterite a Palermo

Nessun esponente dell’esecutivo, nemmeno il ministro della Salute, ha commentato il caso della bambina morta dopo non essere stata vaccinata dai genitori
ANSA
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La morte di una bambina di quattro anni non vaccinata contro la difterite, avvenuta tra il 19 e il 20 agosto a Palermo, ha riaperto il dibattito sulle vaccinazioni obbligatorie, soprattutto quelle pediatriche. Come abbiamo raccontato più volte, gli esponenti del governo intervengono spesso sulle vicende di cronaca per prendere posizione politicamente. In questo caso, tuttavia, l’esecutivo è rimasto finora in silenzio. Secondo le verifiche di Pagella Politica, a una settimana dalla morte della bambina non risultano prese di posizione pubbliche del ministro della Salute Orazio Schillaci, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni né di altri membri del governo.

Come vedremo, la vicenda arriva dopo anni di divisioni nel centrodestra sul tema dei vaccini: dalle posizioni scettiche di Meloni durante la pandemia agli scontri interni sul National Immunization Technical Advisory Group (NITAG), fino alle critiche più recenti agli obblighi vaccinali da parte di esponenti di Fratelli d’Italia e Lega.

Il caso di Palermo

Facciamo un passo indietro. Nella notte tra il 19 e il 20 agosto una bambina di quattro anni è morta all’ospedale dei Bambini di Palermo. Nei giorni precedenti era stata visitata in un altro ospedale della città con febbre, vomito e difficoltà ad alimentarsi, ed era stata inizialmente dimessa con una diagnosi di tonsillite. Dopo il peggioramento delle sue condizioni era stata ricoverata e trasferita in terapia intensiva. Come emerso dai referti, la bambina non era vaccinata per scelta dei genitori.

Il 24 agosto l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha confermato nei campioni della bambina la presenza del Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della produzione della tossina. La difterite è una malattia infettiva che può provocare gravi danni agli organi e, in alcuni casi, essere letale. In Italia la vaccinazione contro la difterite è obbligatoria per i minori ed è somministrata nel primo anno di vita all’interno del vaccino esavalente. Secondo l’Istituto superiore di sanità, una volta completato il ciclo vaccinale, la protezione contro la malattia è «pressoché totale».

Sulla vicenda restano comunque aperti gli accertamenti giudiziari. La Procura di Palermo ha indagato i genitori per omicidio colposo legato alla mancata vaccinazione; quest’ultimi, a loro volta, hanno denunciato i tre ospedali che hanno avuto in cura la bambina, sostenendo che ci siano stati errori nella diagnosi e nelle cure.

Il silenzio del governo

Come detto, al 27 agosto non risultano prese di posizione pubbliche da parte di membri del governo Meloni né sulla morte della bambina né, più in generale, sulla necessità di rispettare gli obblighi vaccinali dopo il caso di Palermo.

Il silenzio di Schillaci è particolarmente significativo. Il Ministero della Salute, infatti, si occupa direttamente delle politiche vaccinali: pubblica il calendario nazionale, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale e i dati sulle coperture. Lo stesso ministro, lo scorso aprile, ha sostenuto che la comunicazione sanitaria è «parte integrante delle politiche pubbliche», perché «orienta i comportamenti, sostiene la prevenzione e garantisce ai cittadini informazioni corrette e basate su evidenze scientifiche». Ciò nonostante, Schillaci non si è ancora espresso a riguardo. 

Nel frattempo, Meloni ha continuato a intervenire pubblicamente su altri temi. Il 21 agosto il sito della Presidenza del Consiglio ha dato notizia dell’incontro con il presidente libanese Joseph Aoun e della partecipazione alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo di Taranto. Tre giorni dopo ha comunicato anche la partecipazione alla commemorazione per i dieci anni dal terremoto del Centro Italia. Sul caso di Palermo e sull’importanza delle vaccinazioni pediatriche, invece, non risultano prese di posizione, neppure sui profili social personali di Meloni.

Il silenzio è stato peraltro criticato da alcuni medici. Il 23 agosto il virologo Fabrizio Pregliasco ha parlato di un «silenzio assordante delle massime istituzioni nazionali», dicendo che si sarebbe aspettato un intervento di Meloni e Schillaci «a sostegno delle vaccinazioni e contro la disinformazione». Tre giorni dopo, l’infettivologo Matteo Bassetti ha chiesto a Meloni, Schillaci e al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di raccomandare pubblicamente ai genitori di vaccinare i figli.

Lo scontro sul NITAG

Il silenzio di Schillaci arriva a un anno da una vicenda che aveva già mostrato le divisioni nel centrodestra sulle politiche vaccinali. Nell’agosto 2025 il ministro della Salute nominò i nuovi componenti del Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (NITAG), l’organismo indipendente che supporta il Ministero della Salute nelle decisioni sulle vaccinazioni e sulle politiche vaccinali.

Come avevamo raccontato in un precedente articolo, tra i 22 componenti c’erano Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, due medici criticati da esponenti della comunità scientifica per le loro precedenti posizioni sui vaccini, compresi quelli pediatrici. Così, dopo giorni di polemiche, Schillaci revocò l’intera composizione del NITAG.

La decisione aprì uno scontro nella maggioranza. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini criticò Schillaci, sostenendo che sui vaccini non esistono «dogmi» e che non fosse «scientificamente corretto» escludere dal gruppo chi «non la pensa come il mainstream». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) disse invece che «non sempre il pensiero scientifico dominante è quello giusto» e che bisognava lasciare spazio anche a tesi diverse.

Sulla stessa linea si espresse il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, secondo cui l’adesione alle campagne vaccinali non poteva essere usata «per silenziare e mettere il bavaglio a chi ha opinioni diverse». Forza Italia difese invece la scelta di Schillaci, definendola attraverso per voce della senatrice Licia Ronzulli «un atto di responsabilità e tutela verso i cittadini».

Lo scetticismo (non solo) di Meloni

Prima di diventare presidente del Consiglio, Meloni aveva assunto posizioni critiche in particolare sui vaccini contro il Covid-19, soprattutto per i bambini. Nel luglio 2021 disse di non essere contraria ai vaccini e che si sarebbe vaccinata, ma aggiunse che una figlia di 12 anni non l’avrebbe vaccinata «neanche in catene», definendo un «errore» la vaccinazione dei minori. Qualche mese dopo tornò sul tema parlando della figlia, che allora aveva cinque anni: «Io, a oggi, mia figlia di cinque anni non la vaccino», disse. Nel febbraio 2022 ribadì la scelta, sostenendo che «il vaccino non è una religione ma una medicina» e che andassero valutati rischi e benefici.

Le critiche agli obblighi vaccinali e alle misure adottate durante la pandemia sono emerse in generale da diversi esponenti di Fratelli d’Italia. A metà luglio Marco Lisei, senatore del partito e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, ha giudicato «davvero eccessiva» la radiazione di medici per non essersi vaccinati contro il Covid-19. Negli stessi giorni una proposta di Fratelli d’Italia ha aperto alla possibilità di riammettere negli ordini professionali alcuni medici radiati per fatti non dolosi legati alla pandemia, provocando nuove divisioni nella maggioranza. A inizio agosto il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan ha definito «ingiustificato e irrazionale» l’obbligo vaccinale introdotto durante la pandemia.

Più direttamente legate alle vaccinazioni pediatriche sono invece le posizioni del senatore della Lega Claudio Borghi. Nel 2024 Borghi presentò un emendamento alla cosiddetta “legge Lorenzin” (2017), dal nome dell’allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin, per rendere soltanto raccomandate alcune vaccinazioni e cancellare il rispetto degli obblighi come requisito per frequentare gli asili. Borghi è intervenuto anche dopo la morte della bambina di Palermo. Il 24 agosto, commentando i controlli nelle scuole per verificare il rispetto degli obblighi vaccinali, ha accusato le autorità di usare «a pretesto una disgrazia» per autorizzare una «caccia al bimbo».

L’intervento di Forza Italia

A differenza di altri esponenti della maggioranza, alcuni parlamentari di Forza Italia hanno preso posizione pubblicamente sul caso di Palermo.

Il 20 agosto Stefano Benigni, deputato e vicesegretario nazionale del partito, ha detto che non vaccinare i figli contro malattie prevenibili significa esporli «a rischi gravissimi». Benigni ha anche criticato i politici che «strizzano l’occhio alle teorie no vax per inseguire facili consensi», sostenendo che su questi temi «la politica deve stare, con chiarezza, dalla stessa parte: quella della scienza, del progresso, della prevenzione».

Il giorno successivo la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ha invitato a rispettare il calendario vaccinale, definendo «inaccettabili» le tesi antiscientifiche che possono mettere a rischio la salute dei bambini. Il 23 agosto è tornata sul tema in modo ancora più netto: «I vaccini salvano vite» e «usarli è un dovere», ha detto, criticando teorie complottiste e disinformazione.

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