Fratelli d’Italia vuole davvero reintegrare i medici “no vax”?

Il testo della proposta non parla di vaccini né prevede reintegri automatici, ma introduce una procedura speciale per alcuni sanitari radiati durante la pandemia
ANSA
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Il 14 luglio la Commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento di Fratelli d’Italia a un disegno di legge del governo che interviene sulle professioni sanitarie e sulla responsabilità degli operatori del settore. La proposta, a prima firma della deputata Alice Buonguerrieri, è stata presentata nel dibattito pubblico come una norma per il reintegro dei medici “no vax” radiati durante la pandemia di Covid-19. 

Questo ha suscitato diverse reazioni politiche. Il 16 luglio Azione ha pubblicato sui social un post che riprende il titolo di un articolo dell’ANSA, in cui si legge: «Passa un emendamento di FDI, sì al reintegro dei medici no vax». «Non si può offendere la scienza e i professionisti che hanno rischiato la vita in prima linea per mettere in sicurezza quella di milioni di italiani e italiane», ha scritto il partito guidato da Carlo Calenda.
Abbiamo analizzato il testo dell’emendamento: in breve, la proposta non prevede un reintegro automatico, ma introduce una procedura più agevole di quella ordinaria per consentire ad alcuni sanitari radiati durante l’emergenza Covid di chiedere la reiscrizione all’albo. Bisogna ricordare, però, che la norma chiesta da Fratelli d’Italia non è già entrata in vigore, perché il disegno di legge dovrà essere approvato nello stesso testo sia dalla Camera sia dal Senato.

Che cosa prevede l’emendamento

L’emendamento [1] introduce una procedura speciale per consentire ad alcuni sanitari radiati di chiedere la reiscrizione all’albo. Riguarda chi è stato radiato per «fatti non dolosi», cioè non commessi intenzionalmente, durante l’emergenza Covid-19.

Il testo richiama il periodo coperto dal cosiddetto “scudo penale”, introdotto nel 2021 per tenere conto delle condizioni eccezionali in cui lavoravano gli operatori sanitari. Non si trattava di un’immunità generale: nei casi di morte o lesioni colpose legati alla pandemia, un sanitario poteva essere punito solo in presenza di colpa grave. Non basta, dunque, che la radiazione sia genericamente collegata alla pandemia. Riprendendo gli stessi criteri, l’emendamento stabilisce che i fatti devono derivare direttamente dalle conoscenze scientifiche allora limitate, dalla scarsità di personale e risorse o dalla minore esperienza degli operatori non specializzati impiegati durante l’emergenza.

La domanda deve essere presentata entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS). Si tratta dell’organo istituito presso il Ministero della Salute che esamina i ricorsi contro i provvedimenti adottati dagli ordini professionali. Se la radiazione deriva da una condanna penale, il sanitario può fare richiesta solo dopo aver ottenuto la riabilitazione, entro sessanta giorni da quel momento.

Infine, il testo esclude qualsiasi risarcimento o indennizzo per il periodo in cui la radiazione ha avuto effetto. In pratica, il sanitario potrebbe essere reiscritto all’albo, ma non ricevere un rimborso per il tempo trascorso senza poter esercitare.

La questione dei vaccini

Nell’emendamento non ci sono riferimenti ai vaccini contro il Covid-19, all’obbligo vaccinale o ai “no vax”. Il testo usa il termine più generale «sanitario», senza limitare espressamente la procedura ai medici.

Va poi chiarito che il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale non comportava la radiazione dall’albo, ma la sospensione dall’esercizio della professione. La sospensione impedisce temporaneamente di lavorare ed è annotata nell’albo; la radiazione, invece, comporta l’esclusione dall’albo e richiede una successiva domanda di reiscrizione.

Questo non esclude che alcuni sanitari contrari ai vaccini siano stati radiati per altri comportamenti ritenuti contrari alle regole professionali. Il testo, però, non permette di sapere quanti siano questi casi né se rientrino davvero nella nuova procedura.

Una procedura più favorevole

Per capire la portata dell’emendamento bisogna confrontarlo con le regole in vigore. Oggi un sanitario radiato può chiedere la reiscrizione all’albo solo dopo cinque anni dalla radiazione. Deve inoltre aver tenuto una «condotta irreprensibile» e, se la radiazione deriva da una condanna penale, aver ottenuto la riabilitazione. A decidere sulla domanda è il Consiglio dell’Ordine competente.

Rispetto alle regole ordinarie, l’emendamento di Fratelli d’Italia introduce una procedura più favorevole. Il testo non richiama né l’attesa di cinque anni né il requisito della condotta irreprensibile. La domanda, inoltre, sarebbe presentata direttamente alla CCEPS, anziché essere decisa dal Consiglio dell’Ordine.

In pratica, alcuni sanitari radiati durante l’emergenza Covid potrebbero chiedere di tornare nell’albo prima di quanto consentano le regole oggi in vigore e senza passare dal proprio ordine. La reiscrizione, però, non sarebbe automatica: il sanitario dovrebbe comunque presentare una domanda e dimostrare di rispettare i requisiti previsti dalla nuova procedura.

 

[1] L’emendamento è il 7.01 (nuova formulazione)

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