Da giorni i partiti di maggioranza e opposizione stanno discutendo in maniera piuttosto accesa degli ultimi sviluppi dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione d’inchiesta Report. Lo scorso 13 agosto l’imprenditore ed ex editore Valter Lavitola, indagato da luglio come possibile mandante, ha ammesso di essere stato lui a promuovere l’attentato nel quale la notte del 16 ottobre 2025 un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci, danneggiando gravemente la sua auto e quella della figlia senza provocare feriti.
Inizialmente, l’attentato al conduttore di Report era stato letto nel contesto delle numerose minacce ricevute dal giornalista per le sue inchieste e della protezione di cui già disponeva. In seguito, le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma hanno portato all’arresto di diversi presunti esecutori e a luglio hanno individuato in Lavitola il possibile mandante. Lavitola ha prima negato ogni sua responsabilità, salvo poi ritrattare e sostenere di essere lui l’unico mandante dell’attentato. L’imprenditore, molto influente negli ambienti politici e con diversi precedenti penali alle spalle, ha sostenuto tramite il suo legale di aver agito per il bene di Ranucci «per fargli alzare i livelli di protezione». La vicenda risulta particolare perché Lavitola e Ranucci avevano da anni un rapporto personale molto stretto, tanto che Lavitola ha definito il giornalista come «un fratello». Il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma ha però considerato la confessione dell’imprenditore come lacunosa e inattendibile, e la Procura di Roma sta approfondendo anche l’ipotesi di un progetto volto ad accrescere la notorietà di Ranucci in vista di un possibile futuro politico. Il conduttore di Report, secondo le informazioni disponibili, sarebbe però stato ignaro di questo progetto. Nella vicenda è bene ricordare che al momento Ranucci non è indagato ed è considerato parte lesa, mentre insieme a Lavitola è indagato come latitante Clesio Tavares Gomes, socio dell’imprenditore che si trova attualmente in Africa.
Comunque, la vicenda di Ranucci, ancora non del tutto chiara, ha suscitato un acceso dibattito politico, visto che gli inquirenti stanno anche approfondendo l’ipotesi secondo cui Lavitola avesse in mente un progetto politico per il giornalista della RAI.
Inizialmente, l’attentato al conduttore di Report era stato letto nel contesto delle numerose minacce ricevute dal giornalista per le sue inchieste e della protezione di cui già disponeva. In seguito, le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma hanno portato all’arresto di diversi presunti esecutori e a luglio hanno individuato in Lavitola il possibile mandante. Lavitola ha prima negato ogni sua responsabilità, salvo poi ritrattare e sostenere di essere lui l’unico mandante dell’attentato. L’imprenditore, molto influente negli ambienti politici e con diversi precedenti penali alle spalle, ha sostenuto tramite il suo legale di aver agito per il bene di Ranucci «per fargli alzare i livelli di protezione». La vicenda risulta particolare perché Lavitola e Ranucci avevano da anni un rapporto personale molto stretto, tanto che Lavitola ha definito il giornalista come «un fratello». Il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma ha però considerato la confessione dell’imprenditore come lacunosa e inattendibile, e la Procura di Roma sta approfondendo anche l’ipotesi di un progetto volto ad accrescere la notorietà di Ranucci in vista di un possibile futuro politico. Il conduttore di Report, secondo le informazioni disponibili, sarebbe però stato ignaro di questo progetto. Nella vicenda è bene ricordare che al momento Ranucci non è indagato ed è considerato parte lesa, mentre insieme a Lavitola è indagato come latitante Clesio Tavares Gomes, socio dell’imprenditore che si trova attualmente in Africa.
Comunque, la vicenda di Ranucci, ancora non del tutto chiara, ha suscitato un acceso dibattito politico, visto che gli inquirenti stanno anche approfondendo l’ipotesi secondo cui Lavitola avesse in mente un progetto politico per il giornalista della RAI.