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Il fact-checking di Schlein e Conte a Piazzapulita

Dal costo delle bollette ai decreti “Sicurezza” del governo Meloni, abbiamo verificato sette dichiarazioni dei due leader
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Il 5 novembre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sono stati ospiti a Piazzapulita, su La7.

Durante i loro interventi hanno parlato di diversi argomenti, a partire dai risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti fino al programma delle prossime elezioni politiche, previste nel 2027. Abbiamo verificato quattro dichiarazioni di Schlein e tre di Conte. Entrambi hanno commesso qualche errore.

Elly Schlein

«Io sono sempre stata favorevole a una tassazione dei super ricchi, per cui ci battiamo a livello europeo»

La segretaria del Partito Democratico in questi anni ha parlato spesso della «tassazione dei super ricchi», e quindi della patrimoniale, ma i toni usati non sono stati sempre netti come ha fatto intendere nell’intervista.

Come abbiamo raccontato in un altro approfondimento, Schlein è stata vaga sul tema nella mozione con cui si è presentata al congresso del suo partito nel 2023, quando è stata eletta segretaria. In quell’occasione ha proposto non tanto l’introduzione di una nuova tassa sui grandi patrimoni, quanto l’aumento dell’aliquota sui trasferimenti di beni o denaro a livello familiare. Qualche mese più tardi, Schlein ha parlato di nuovo del tema al Festival dell’Economia di Trento, dicendo che l’obiettivo deve essere «la progressività fiscale e la redistribuzione, a partire dalla riforma del catasto». Sempre in quell’occasione, ha affermato in maniera vaga che l’Italia «di patrimoniali ne ha già tante e dovrebbe riorganizzarle». 

Un anno più tardi, al programma In altre parole su La7, il conduttore le aveva chiesto una risposta «dritta», ossia un sì o un no, sulla possibilità di introdurre in Italia una tassa patrimoniale. «Quale? Dipende, non è un tabù», è stata la risposta di Schlein in quel caso. Mentre nel 2025, ospite della Tavola rotonda alla Treccani su fisco e disuguaglianze, ha detto che è necessaria una discussione su una patrimoniale «almeno a livello europeo o internazionale». Il concetto è stato poi ribadito a novembre dello stesso anno all’evento Il Domani delle donne, in cui ha detto di essere favorevole a «una tassazione a livello europeo sulle persone che hanno milioni a disposizione». Qualche mese più tardi, durante Accordi&Disaccordi sul Nove, ha ribadito la necessità di una patrimoniale europea, sostenendo che «ci sarà una discussione con gli altri alleati» su un’eventuale tassa a livello italiano, «perché ci sono posizioni diverse».

Insomma, è vero che Schlein più volte ha detto di essere favorevole a tassare i grandi patrimoni. Sulle modalità di questo prelievo però ha espresso posizioni sfumate.

«Le bollette, che sono le più care d’Europa»

Questa è una dichiarazione che Schlein ripete ormai da diversi mesi, ma non è corretta. Per confrontare i Paesi europei, abbiamo usato i dati più recenti pubblicati da Eurostat, l’ufficio di statistica dell’UE. Questi dati si riferiscono al primo semestre del 2026 e riguardano sia il costo dell’elettricità sia quello del gas naturale, per famiglie e imprese.

I prezzi, espressi in euro per kilowattora (kWh), comprendono la materia prima, i costi di rete, l’affitto del contatore e altri servizi. Per i clienti domestici, i prezzi includono l’IVA e le altre imposte, mentre per i clienti non domestici sono escluse le voci recuperabili. Dato che le tariffe variano in base al fornitore e al tipo di contratto, Eurostat calcola i prezzi medi, suddivisi per fasce di consumo, per rendere comparabili i dati tra Paesi.

Partiamo dal costo dell’elettricità per i “clienti domestici”. Secondo i dati Eurostat riferiti ai primi sei mesi del 2026, i Paesi che hanno pagato di più sono stati Romania e Polonia, seguiti dalla Repubblica Ceca. L’Italia è al quarto posto a pari merito con l’Irlanda. Per quanto riguarda i “clienti non domestici”, e cioè le imprese, nella prima metà del 2026 le bollette italiane sono state le quinte più care dopo Irlanda, Ungheria, Cipro e Lituania. 

Guardando al costo delle bollette del gas naturale a livello familiare, il Paese che ha pagato di più è la Macedonia del Nord, seguita da Svezia, Portogallo, Paesi Bassi e Francia. L’Italia è al sesto posto della classifica. A livello industriale, i Paesi che pagano di più sono Svezia, Finlandia e Polonia. L’Italia è undicesima.

«Trump, come Meloni, si è opposto all’introduzione di un salario minimo per quel Paese»

A differenza dell’Italia, gli Stati Uniti hanno già un salario minimo federale per i dipendenti, fermo dal 2009 a 7,25 dollari l’ora. I singoli Stati possono poi stabilire soglie più alte. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato molto ambiguo sul tema, assumendo posizioni contrastanti. Nel dicembre 2024 aveva riconosciuto che il salario minimo federale fosse troppo basso, e si era detto disponibile a valutarne un aumento. Aveva però specificato di essere preoccupato per le conseguenze che avrebbe avuto sulle imprese. A marzo 2025 ha poi revocato un provvedimento del suo predecessore Joe Biden che aveva aumentato il salario minimo per i dipendenti di alcune aziende con contratti federali. In Italia il governo si è opposto direttamente all’introduzione di un salario minimo fissato per legge.

«Un Paese che non crede nella sua scuola è un Paese che non crede nel suo futuro. Questi tagliano 7 mila insegnanti»

Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede, a partire dal prossimo anno scolastico, una riduzione di 6.974 posti nelle scuole statali. Di questi “solo” 4.925 riguardano gli insegnanti, mentre gli altri 2.049 il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Non è quindi corretto parlare di «7 mila insegnanti» in meno.

La manovra, inoltre, deve essere ancora approvata dal Parlamento e il 4 novembre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (Lega) ha annunciato di voler eliminare questi tagli durante l’esame parlamentare.

Giuseppe Conte

«Basta rivedere quel comunicato congiunto in cui l’Italia non ha ottenuto assolutamente nulla. Ha ottenuto di dover acquistare armi americane, ha ottenuto di dover acquistare gas americano molto costoso»

Il riferimento è alla visita ufficiale di Giorgia Meloni a Washington del 17 aprile 2025, ma il leader del Movimento 5 Stelle è fuorviante. Nel comunicato citato da Conte, pubblicato il giorno successivo all’incontro, Italia e Stati Uniti hanno messo nero su bianco l’impegno di aumentare le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense verso il nostro Paese e di rafforzare la cooperazione nel settore della difesa, attraverso lo sviluppo e la produzione congiunta di tecnologie militari. Ma il documento non prevede l’obbligo per l’Italia di acquistare armi o gas statunitensi.

Anche la questione del prezzo del gas richiede una precisazione. Come abbiamo spiegato in un altro articolo, il GNL comporta costi aggiuntivi per la liquefazione, il trasporto e la rigassificazione, ma questo non significa che sia necessariamente più costoso rispetto alle forniture di altre provenienze. Il prezzo effettivo dipende inoltre dalle condizioni dei contratti commerciali, i cui dettagli non sono pubblici. 

Quanto al fatto che l’Italia non abbia ottenuto «assolutamente nulla», si tratta di un giudizio, legittimo, di natura politica. Il comunicato prevede anche una maggiore collaborazione su investimenti, tecnologie, spazio e infrastrutture, senza quantificare i benefici economici che potrebbero derivarne per il nostro Paese.
«Rimuovere tutto quelle norme bavaglio dei decreti “Sicurezza”, che in questo momento non consentono protesta civile e dissenso politico»

Conte esagera. È vero che i decreti “Sicurezza” approvati hanno introdotto delle nuove restrizioni alle manifestazioni. L’ultimo, per esempio, è entrato in vigore il 23 ottobre e ha introdotto un nuovo reato per le violenze organizzate durante i cortei e ha ampliato i poteri preventivi delle forze dell’ordine. Un altro decreto, che risale a febbraio, ha previsto la possibilità per la polizia di trattenere fino a 12 ore persone considerate un concreto pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni, sulla base di specifici elementi. Ancora prima, nel 2025, un decreto del governo aveva trasformato in reato il blocco stradale con il proprio corpo, prevedendo fino a due anni di carcere se commesso da più persone insieme.

Al di là delle opinioni politiche, queste misure non vietano di manifestare pacificamente per ragioni politiche, un diritto che continua a essere garantito dall’articolo 17 della Costituzione. 
«La Germania vuole diventare una superpotenza, con l’esercito, come il caro Merz ha dichiarato, convenzionale più grande d’Europa»

Le parole del presidente del Movimento 5 Stelle sono sostanzialmente corrette. A metà maggio dell’anno scorso, durante un discorso al Bundestag, il Parlamento tedesco, il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che il governo avrebbe messo a disposizione delle forze armate tedesche tutte le risorse finanziarie necessarie per diventare «l’esercito convenzionale più potente d’Europa». Merz non ha parlato esplicitamente dell’esercito «più grande» per numero di soldati, come sostenuto da Conte, ma di quello più forte sul piano militare. L’obiettivo è stato comunque ribadito a fine giugno 2025, poco prima del vertice NATO all’Aia, nei Paesi Bassi.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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