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Ma l’Italia ha davvero un problema con le “classi pollaio”?

Il numero medio di alunni per classe è sotto la media OCSE ed è diminuito negli anni. Ma ci sono ancora differenze importanti tra i territori
ANSA
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Il disegno di legge di Bilancio per il 2027, presentato dal governo alla Camera il 30 ottobre, ha riacceso il dibattito sulla situazione della scuola italiana. Tra le misure più contestate c’è la riduzione di quasi 7 mila posti tra insegnanti e personale della scuola, prevista a partire dal prossimo anno scolastico. Dopo le critiche delle opposizioni e dei sindacati, il 4 novembre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato in un question time alla Camera di voler eliminare la misura.

Le polemiche hanno riportato l’attenzione sulle cosiddette “classi pollaio”. Il 2 novembre il senatore di Alleanza Verdi-Sinistra Peppe De Cristofaro ha dichiarato che in Italia «le classi sovraffollate sono una realtà» e che il calo delle nascite non giustifica i tagli al personale. Sulla stessa linea si è espressa la deputata del Partito Democratico Irene Manzi, secondo cui «il calo demografico poteva essere l’occasione per ridurre il numero di alunni per classe», anziché diminuire il personale scolastico.

Ma quante sono le “classi pollaio” in Italia? I dati disponibili mostrano che le classi italiane sono mediamente meno numerose rispetto a quelle degli altri Paesi OCSE e che negli ultimi anni il numero medio di studenti per classe è ulteriormente diminuito. Questo, però, non significa che non esistano situazioni di sovraffollamento.

Il concetto di “classe pollaio”

Non esiste una soglia oltre la quale una classe viene considerata una “classe pollaio”. L’espressione indica le classi con un numero particolarmente elevato di studenti, ma i limiti previsti dalla legge cambiano a seconda dell’ordine di scuola.

Il principale riferimento è un decreto del presidente della Repubblica del 2009, che disciplina la formazione delle classi. Nelle scuole dell’infanzia il limite ordinario è di 26 bambini per sezione, che in alcuni casi possono arrivare anche a 29. Di norma, alle elementari il massimo è di 26 alunni, elevabile a 27, mentre alle medie è di 27 studenti, che può essere portato a 28. Alle superiori, invece, il limite ordinario è di 30 studenti per le classi iniziali. C’è un altro elemento da tenere presente. La legge consente comunque di superare questi limiti fino al 10 per cento. Per le classi iniziali con studenti con disabilità, invece, prevede normalmente un massimo di 20 alunni, quando le esigenze formative lo richiedono.

Una classe con 28 studenti, per esempio, può sembrare molto numerosa, ma alle superiori rientra nei limiti di legge. Per avere un quadro più chiaro della situazione italiana, si può partire dal numero medio per classe e dal paragone con altri Paesi.

Sotto la media OCSE

Il confronto internazionale mostra che in Italia le classi sono mediamente meno numerose rispetto agli altri Paesi. Secondo il rapporto Education at a Glance 2026 – pubblicato a fine settembre dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) – nel 2024 alle elementari c’erano in media 18 alunni per classe, contro i 21 della media OCSE. Anche alle medie il dato italiano era più basso, con 20 studenti per classe, rispetto ai 23 della media OCSE.

Il divario viene fuori anche confrontando l’Italia con alcuni grandi Paesi europei. Nel 2024, alle medie, le classi avevano in media 26 studenti in Francia, 25 in Spagna e 23 in Germania. In Finlandia erano 19, uno in meno rispetto all’Italia. Alle elementari le differenze erano più contenute, visto che Francia, Germania e Spagna avevano tutte una media di 21 alunni, contro i 18 italiani.

I dati comprendono sia le scuole pubbliche sia quelle private e riguardano soltanto le elementari e le medie. L’OCSE non pubblica lo stesso indicatore per le superiori, dove l’organizzazione delle lezioni rende più difficile confrontare la dimensione delle classi tra i vari Paesi.

In ogni caso, le classi italiane sono mediamente meno affollate rispetto a quelle di molti altri Paesi. Questo non esclude però che in alcune scuole ci siano classi molto più numerose della media nazionale.

Meno studenti, più insegnanti

Negli ultimi anni le classi italiane sono diventate meno numerose. Secondo un’analisi pubblicata il mese scorso dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, tra gli anni scolastici 2015/2016 e 2024/2025 il numero medio di alunni per classe è diminuito in tutti gli ordini delle scuole statali. Nelle scuole dell’infanzia la media è passata da 23 a 19 bambini, alle elementari da 19 a 18, mentre alle medie e alle superiori è scesa da 21 a 20 studenti.

A pesare su questa diminuzione è stato soprattutto il calo delle nascite, che ha portato a una progressiva riduzione degli studenti. Nel periodo preso in considerazione gli iscritti nelle scuole statali sono diminuiti del 10 per cento, passando da 7,7 a 6,9 milioni. Gli insegnanti invece sono aumentati del 16 per cento, da 834 mila a 969 mila, soprattutto per la crescita dei docenti di sostegno e di quelli precari.

Con il calo degli studenti e l’aumento degli insegnanti, è diminuito anche il rapporto tra i due, che in Italia è inferiore alla media dei Paesi OCSE e dell’Unione europea. Come spiega l’OCSE, però, il fabbisogno di insegnanti non dipende soltanto dal numero degli studenti, ma anche dalle ore di lezione e dalle altre attività affidate ai docenti.

Le differenze regionali

La situazione italiana cambia da una regione all’altra. Secondo il rapporto del Ministero dell’Istruzione sull’anno scolastico 2024/2025, nelle scuole statali italiane c’erano circa 7,1 milioni di studenti, distribuiti in oltre 362 mila classi, con una media di 19,5 alunni per classe.

Dietro questo dato nazionale ci sono differenze importanti. L’Emilia-Romagna è la regione con le classi mediamente più numerose, con 21,5 studenti, mentre il Molise ha la media più bassa, con 16,6, cioè quasi cinque studenti di differenza. Il divario è evidente anche alle superiori, dove si passa da una media di 22,9 studenti in Emilia-Romagna a 17,4 in Basilicata.

Questi numeri, che abbiamo calcolato dividendo il numero degli studenti per quello delle classi riportati dal ministero, mostrano quanto la situazione cambi tra le regioni, ma non ci dicono quante siano davvero le “classi pollaio” in Italia. Anche in una regione con una media bassa come il Molise possono esserci infatti scuole con classi molto numerose. Il ministero raccoglie informazioni sulla composizione delle singole classi, ma i dati pubblicati sul suo portale sono aggregati e non permettono di stabilire quante siano quelle particolarmente affollate.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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