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Il governo Meloni è tornato a fare ritardi sulla legge di Bilancio

La manovra per il 2027 è stata presentata alla Camera con undici giorni di ritardo: un peggioramento rispetto alla puntualità degli scorsi anni
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Oggi, mercoledì 4 novembre, la Commissione Bilancio della Camera inizierà a esaminare il disegno di legge di Bilancio per il 2027, che il governo ha approvato lo scorso 28 ottobre in Consiglio dei ministri. La manovra finanziaria è il provvedimento più importante dell’anno, perché stabilisce come lo Stato intende spendere le proprie risorse nell’anno successivo. Una volta iniziato l’esame, la legge di Bilancio potrà essere modificata sia dalla Camera che dal Senato, ma dovrà comunque essere approvata nella stessa versione entro il 31 dicembre.
A dire il vero, oltre a quella del 31 dicembre, il governo avrebbe dovuto già rispettare un’altra scadenza fissata dalla legge. In base alle norme che regolano la finanza pubblica, ogni anno il governo deve inviare il testo del disegno di legge di Bilancio al Parlamento entro il 20 ottobre. Il rispetto della data serve a consentire un esame ordinato e approfondito della manovra, visto che il testo deve ottenere il via libera di entrambe le camere entro la fine dell’anno. Negli anni la scadenza non è mai stata rispettata, con il Parlamento che si è trovato spesso a iniziare l’esame della legge di Bilancio con ritardi significativi. Quest’anno, secondo quanto comunicato dalla Camera dei deputati, la legge di Bilancio è stata presentata dal governo in Parlamento sabato 31 ottobre, ossia undici giorni dopo la scadenza prevista dalla legge. Si tratta di un peggioramento nelle tempistiche rispetto agli scorsi anni, visto che dal 2023 in poi il governo Meloni era stato sempre più puntuale nella presentazione del testo della manovra in Parlamento. L’anno scorso i giorni di ritardo erano stati due, nel 2024 erano stati tre e mentre nel 2023 erano stati dieci. La prima legge di Bilancio del governo Meloni – quella per il 2023 – era invece arrivata in Parlamento con 31 giorni di ritardo, un dato spiegabile con le tempistiche eccezionali di quell’anno: il governo si era insediato il 22 ottobre 2022, poco meno di un mese dopo le elezioni anticipate. 
Sebbene da un lato il governo abbia fatto maggior ritardo nel presentare la legge di Bilancio in Parlamento, c’è comunque un dato positivo. Lo scorso anno il tempo trascorso tra l’approvazione del testo in Consiglio dei ministri e la sua presentazione in Parlamento è stato ridotto, pari a cinque giorni, mentre nel 2026 è stato di appena tre giorni. Significa che, una volta approvato dal Consiglio dei ministri, il testo definitivo del disegno di legge era praticamente ultimato. Sembra un dettaglio scontato, ma non è così: in passato i governi presentavano i testi dei disegni di legge di Bilancio in Consiglio dei ministri dando l’idea che fossero ultimati, quando in realtà erano ancora delle bozze e molte misure dovevano ancora essere perfezionate. Questa era sostanzialmente una mossa mediatica, per approvare il provvedimento “sulla carta” e anticipare le misure principali alla stampa, salvo poi ultimarlo diversi giorni più tardi.
Rispettare le tempistiche nell’approvazione della legge di Bilancio non è cosa da poco. La legge di Bilancio deve essere approvata entro la fine dell’anno, perché altrimenti scatta il cosiddetto “esercizio provvisorio”. L’esercizio provvisorio è una situazione prevista dall’articolo 81 della Costituzione e viene attuato nel caso in cui la manovra finanziaria non venga approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre dell’anno in corso. In quel caso la spesa pubblica è permessa “per dodicesimi”, ossia si prende la previsione di spesa fatta dal governo nella legge di Bilancio dell’anno precedente e la si divide per dodici mesi. Il risultato rappresenta il tetto di spesa mensile per un massimo di quattro mesi, con uno stallo che può durare fino ad aprile dell’anno successivo. 

Negli ultimi anni l’Italia non è mai entrata in esercizio provvisorio, visto che tutte le leggi di Bilancio sono state approvate nella scadenza prevista. Il problema però è che, complice i ritardi del governo e le modifiche poi introdotte durante l’esame in Parlamento, le manovre finanziarie vengono spesso approvate a ridosso della scadenza e con una certa fretta. In più, da anni si assiste al fenomeno del cosiddetto “monocameralismo alternato”. In pratica solo la prima camera che esamina il testo del disegno di legge di Bilancio  – quest’anno tocca alla Camera – ha ancora il margine per modificarlo, mentre la seconda si trova quasi sempre a dover approvare il testo così com’è, senza avere di fatto il tempo per intervenire. 

I motivi del ritardo

Il fatto che nel 2026 il governo potesse presentare il disegno di legge di Bilancio in Parlamento in netto ritardo era abbastanza prevedibile, viste le premesse, tra gli obblighi europei da rispettare e le richieste politiche dei partiti che sostengono la maggioranza. 

Lo scorso 2 ottobre il governo aveva approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), fissando gli obiettivi macroeconomici e di deficit per il 2027. Durante la presentazione del documento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti era stato chiaro sul quadro finanziario: «Il DPFP arriva in un contesto particolarmente complesso», in cui «fare previsioni diventa sempre più complicato», aveva detto Giorgetti. 

Successivamente, il 12 ottobre, Giorgetti ha poi avvertito che la manovra avrebbe potuto slittare rispetto alle scadenze. Lo stesso giorno il governo aveva infatti approvato il Documento programmatico di Bilancio (DPB), con cui era andato a delineare nello specifico le linee guida del nuovo progetto di legge di Bilancio. Il governo aveva poi inviato il DPB alla Commissione europea, che deve valutare il documento alla luce delle regole dell’Unione europea sui conti pubblici. In seguito, nella settimana tra il 19 e il 26 ottobre, Meloni è stata impegnata nelle trattative con i partiti che compongono la sua maggioranza per definire le misure precise della manovra, dal nuovo taglio dell’IRPEF al possibile prelievo sul settore finanziario, arrivando poi ad approvare il testo della manovra in Consiglio dei ministri il 28 ottobre.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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