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I tagli ai ministeri del governo non sono tagli

Nei prossimi tre anni si risparmieranno 4,7 miliardi, ma si tratta soprattutto di rinvii dei fondi e di tagli già previsti in precedenza
ANSA
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«In un momento complesso, a chi ha meno problemi viene chiesto di dare una mano, chiaramente nell’ambito di quello che è sostenibile. Noi come Stato diamo il buon esempio perché un’altra parte di queste coperture arriva dal taglio della spesa dei ministeri, che cuba complessivamente circa un miliardo». Così, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge di Bilancio per il 2027 ha citato gli interventi di razionalizzazione della spesa dei ministeri. Le parole di Meloni si riferiscono alle coperture per il prossimo anno. Secondo l’ANSA, il risparmio dei ministeri sarebbe pari a 4,7 miliardi tra il 2027 e il 2029. La revisione della spesa pubblica per recuperare risorse da utilizzare in manovra non è una novità, ma bisogna guardare nel dettaglio cosa comportano questi tagli.

Nella comunicazione politica, i tagli alla spesa pubblica, come quella dei ministeri, vengono spesso considerati una buona notizia, perché sono percepiti come una riduzione degli sprechi. I finanziamenti tagliati ai ministeri, in realtà, impattano poi sulla capacità dei ministeri stessi di eseguire i loro compiti. Nei prossimi tre anni, per esempio, sono previsti circa 60 milioni di euro di riduzione di spesa alla voce “sicurezza e ordine pubblico” del ministero dell’Interno, ossia un taglio dei fondi alla polizia, ma anche 15 milioni in meno per le politiche per il lavoro. Osservando i dati sulle riduzioni dei ministeri, però, alcuni conti non tornano. I tagli sembrerebbero infatti inferiori rispetto a quanto comunicato, perlomeno se si contestualizza il significato di ciascuna riduzione.

Tagli effettivi e rinvii di spesa

Quando Meloni fa riferimento a un miliardo di euro di tagli ai ministeri si riferisce probabilmente agli oltre 1,6 miliardi di euro in meno previsti in totale nel 2027. Quello che non specifica, però, è che buona parte di questi tagli sono semplici rinvii di spesa, peraltro già previsti in passato. Negli allegati della legge di bilancio è possibile consultare le riduzioni di spesa nel triennio 2027-29 e gli incrementi nel periodo 2030-32 e quasi tutte le risorse sottratte ai ministeri nei prossimi tre anni verranno nuovamente finanziate nel triennio successivo. Per il ministero dell’economia, per esempio, sono previste riduzioni pari a 707 milioni nel 2027, 587 milioni nel 2028 e 636 milioni nel 2029, ma sono state anche stanziate cifre quasi identiche per gli incrementi di spesa nel 2030, 2031 e 2032. Significa, nei fatti, che lo stanziamento di quei fondi è semplicemente rinviato, non tagliato.

Degli 1,6 miliardi “tagliati”, inoltre, circa 1,3 dovevano già essere rinviati al prossimo triennio per disposizioni di legge precedenti la legge di Bilancio. Non si riducono davvero i bisogni di spesa del governo, ma si rimanda il momento in cui lo Stato dovrà effettivamente finanziare quel costo, ritardando i benefici economici che potrebbero derivare dallo sblocco dei fondi e, allo stesso tempo, non risolvendo il tema del taglio dei costi. In totale, queste riduzioni-rinvio dovrebbero valere 4,7 miliardi di euro nel triennio 2027-29, il dato citato dall’ANSA.

Le nuove riduzioni e quelle già previste

Nonostante la cifra totale di tagli effettivi non si avvicini ai 4,7 miliardi citati sui giornali, sono comunque previste delle riduzioni all’interno del disegno di legge di Bilancio. Il grafico riporta il valore delle riduzioni effettive, senza rinvii al triennio 2030-32, per ogni ministero nel 2027.
Si tratta comunque di una cifra considerevole: 234 milioni nel 2027 e più o meno altrettanti nel 2028 e nel 2029, per un totale di 736 milioni risparmiati in un triennio. Nel triennio, inoltre, è previsto un taglio di 60 milioni all’anno ai fondi della Presidenza del Consiglio, per cui il dato per il prossimo anno salirebbe a circa 300 milioni. È una cifra lontana dal miliardo citato da Meloni, ma, se si considera l’intero triennio, può avvicinarsi. Il dato va però ulteriormente contestualizzato: come si vede dal grafico, non tutti i tagli sono stati introdotti dal governo. Si tratta invece di disposizioni previste in passato, per esempio attraverso gli accordi di riduzione del deficit con la Commissione europea, che l’esecutivo avrebbe dovuto comunque mettere in atto a meno che non avesse trovato nuove risorse per coprire le riduzioni di spesa. Nel 2027, circa 98 milioni di tagli erano già previsti da disposizioni precedenti, per cui l’effettivo intervento di spending review del governo si riduce a 136 milioni di euro sul totale dei ministeri. Nel corso del triennio, il risparmio dai nuovi tagli al netto di quelli già previsti in passato è di 406 milioni di euro.

Il governo, dunque, ha messo in atto un’iniziativa di revisione e razionalizzazione della spesa, ma le sue dimensioni sono più ridotte di quello che sembra. A fini contabili, è possibile sostenere che nei prossimi tre anni si spenderanno circa 4,7 miliardi di euro in meno, ma nei fatti una parte consistente di quelle risorse dovrà comunque essere finanziata nel triennio successivo, a meno che ciascuna spesa non venga tagliata in futuro o rimandata ulteriormente. L’esecutivo è comunque intervenuto con dei tagli effettivi, ma in quasi la metà dei casi ha semplicemente mantenuto delle riduzioni di spesa già previste dalle leggi di Bilancio precedenti, senza incidere sulle aspettative future riguardo all’andamento della spesa pubblica italiana. In totale, lo Stato dovrebbe spendere circa 400 milioni di euro in meno in tre anni per i ministeri e 180 milioni per la presidenza del consiglio, grazie ai nuovi tagli previsti dal disegno di legge di Bilancio. Meno di quanto potrebbe sembrare dopo un primo sguardo ai dati.

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