Pagella Politica Logo
SOSTIENICI

Che cosa prevede il nuovo decreto del governo sulle manifestazioni

Il provvedimento, che ora passa all’esame del Parlamento, prevede un nuovo reato per le violenze di gruppo e una stretta sui minori
Fonte: Presidenza del Consiglio
Fonte: Presidenza del Consiglio
Nel tardo pomeriggio di martedì 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge sulla sicurezza, come risposta agli scontri avvenuti lo scorso fine settimane a margine delle manifestazioni di protesta contro il governo, i rincari dei carburanti e la situazione degli studenti. Per cercare di prevenire violenze durante i cortei, il governo ha introdotto una serie di misure, che comprendono anche nuovi reati. I provvedimenti spaziano dall’arresto differito per i disordini nelle manifestazioni alle multe per i genitori dei ragazzi minorenni eventualmente coinvolti, dal fermo preventivo ai divieti di raduno, oltre che 500 militari aggiuntivi per il controllo del territorio nella città di Milano, particolarmente colpita dalle violenze. Inizialmente, il provvedimento avrebbe dovuto anche estendere i poteri di polizia giudiziaria ai militari, ma dopo un confronto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il testo sarebbe stato modificato. 

«Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità», ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui social, sostenendo che il fenomeno debba essere affrontato «con serietà, anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare».

Il provvedimento è un decreto-legge, quindi un atto approvato dal Consiglio dei ministri che ha forza di legge e che entra immediatamente in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Entro 60 giorni dalla pubblicazione, però, deve essere convertito in legge, anche con modifiche, in caso contrario decade. Comunque, il testo ufficiale del decreto, che ora quindi passa all’esame del Parlamento, non è ancora pubblicamente disponibile ma Pagella Politica lo ha potuto visionare e i contenuti sono stati riassunti in un comunicato stampa del governo.

Il reato di “violenza nelle manifestazioni pubbliche”

La novità più importante riguarda la violenza organizzata durante le manifestazioni. Viene introdotto nel codice penale un nuovo reato, punito con la reclusione da due a cinque anni e una multa da 10 mila a 20 mila euro. Si applica a chi, partecipando a un gruppo organizzato di almeno cinque persone, utilizza illegittimamente bastoni, mazze, oggetti contundenti o altri strumenti offensivi, oppure lancia petardi, fuochi artificiali, fumogeni o sostanze urticanti, creando un pericolo per l’incolumità delle persone.

Non basta, quindi, partecipare a una manifestazione in cui si verificano incidenti: occorre prendere parte alle condotte violente indicate dalla norma. Il gruppo può però essersi organizzato anche soltanto per quella specifica occasione.

Le pene aumentano da un terzo alla metà se i responsabili agiscono con il volto coperto per ostacolare l’identificazione oppure prendono di mira infrastrutture, trasporti, telecomunicazioni, servizi pubblici e altri beni tutelati dalla legge. Ancora più severo il trattamento per chi organizza o promuove il gruppo oppure incita a commettere le violenze, anche attraverso internet e i social network: la pena prevista va da quattro a dodici anni di carcere. Il codice penale già punisce aggressioni, danneggiamenti, devastazioni e resistenza alle forze dell’ordine, mentre la novità consiste nell’introduzione di una specifica fattispecie che colpisce la violenza organizzata nelle manifestazioni, anche quando non si arriva a episodi di devastazione o saccheggio.

Aumentano inoltre le pene per altri reati, come il danneggiamento commesso da gruppi organizzati di almeno cinque persone e per chi compie attentati agli impianti di pubblica utilità durante le manifestazioni. Per devastazioni e saccheggi che interessano beni presenti in negozi o depositi durante le proteste viene prevista una nuova aggravante.

Arresti anche dopo gli scontri

Un’altra modifica importante riguarda l’arresto in flagranza differita. Si tratta della possibilità di arrestare una persona anche quando non viene fermata mentre commette il reato, ma viene identificata successivamente attraverso immagini, filmati o altra documentazione attendibile.

Questo strumento esiste già ed è previsto per determinati reati. Il decreto ne estende l’applicazione alle nuove fattispecie di violenza organizzata e danneggiamento di gruppo, oltre che a devastazione, saccheggio e attentati agli impianti di pubblica utilità. In concreto, chi partecipa a gravi disordini potrebbe essere arrestato anche successivamente, entro il limite previsto di 48 ore, se le immagini consentono di attribuirgli inequivocabilmente il fatto e ricorrono le altre condizioni di legge. La misura viene estesa anche al procedimento minorile. Per gestire eventuali arresti di massa, viene inoltre introdotta una procedura più rapida per destinare temporaneamente magistrati agli uffici giudiziari maggiormente impegnati nelle udienze di convalida.

Minori, più facile accertare la responsabilità penale

La stretta riguarda anche gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Oggi chi ha meno di 14 anni non è imputabile. Tra i 14 e i 18 anni, invece, il giudice deve accertare che il ragazzo avesse la capacità di intendere e di volere quando ha commesso il reato. Soltanto in questo caso può essere considerato penalmente responsabile, beneficiando comunque di una riduzione della pena. Il decreto rovescia questa impostazione: per i ragazzi tra 14 e 18 anni la capacità di intendere e di volere viene presunta, salvo prova contraria. In sostanza, non sarà più necessario partire dall’accertamento positivo di tale capacità, ma resterà possibile dimostrare che il minore ne era privo.

Non viene abbassata l’età della responsabilità penale, che rimane fissata a 14 anni. Questa novità era già stata prevista dal governo con un disegno di legge approvato a luglio dal Consiglio dei ministri e promosso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Dopo mesi, però, il disegno di legge in questione è ancora all’esame della Commissione Giustizia della Camera. Quindi, per velocizzarne l’introduzione, il Consiglio dei ministri ha trasferito il contenuto del provvedimento nel nuovo decreto-legge che, come dicevamo, entra subito in vigore, anche se poi entro 60 giorni deve essere convertito in legge dal Parlamento.
Il provvedimento amplia inoltre i reati per i quali può essere disposta la custodia cautelare nei confronti dei minorenni, includendo le nuove fattispecie di violenza organizzata e danneggiamento di gruppo. Non significa, però, che il carcere diventi automatico: rimane necessaria una decisione del giudice.

Multe ai genitori e risarcimento dei danni

Una delle misure con effetti più diretti sulle famiglie riguarda la responsabilità dei genitori per determinati comportamenti illeciti dei figli minorenni. Se un minore partecipa ai reati individuati dal decreto, anche quando non è penalmente imputabile, chi esercita la responsabilità genitoriale rischia una sanzione amministrativa da 500 a mille euro. In caso di reiterazione, la multa sale da mille a 2 mila euro. Il genitore può evitare la sanzione dimostrando di non aver potuto impedire il fatto. La responsabilità economica dei genitori per gli illeciti commessi dai figli comunque non è una novità assoluta: il codice civile già prevede, a determinate condizioni, obblighi di risarcimento. La nuova disposizione introduce però una sanzione amministrativa specifica e un ulteriore meccanismo per ottenere il pagamento dei danni.

Se il minorenne danneggia beni dello Stato, delle Regioni o degli enti locali, il prefetto può ordinare al genitore anche il pagamento del risarcimento, quantificando il danno sulla base degli atti disponibili. Contro l’ingiunzione è possibile presentare opposizione al tribunale entro 40 giorni. Anche i privati che hanno subìto danni potranno utilizzare l’ordinanza prefettizia e gli atti collegati per chiedere al giudice un decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo. Nei casi di reiterazione, il prefetto potrà inoltre segnalare al tribunale per i minorenni l’opportunità di attivare percorsi personalizzati di sostegno educativo alla famiglia.

Divieto di raduno per i gruppi violenti

Il decreto introduce anche un nuovo strumento di prevenzione contro i gruppi che creano situazioni di intimidazione e violenza negli spazi pubblici.

Quando almeno cinque persone assumono comportamenti intimidatori, gravemente molesti o violenti, il questore potrà imporre ad alcuni componenti il divieto di riunirsi nuovamente con determinate persone in luoghi pubblici individuati nel provvedimento. Il divieto potrà durare fino a un anno e dovrà rispettare le esigenze di salute, famiglia, lavoro e studio. Non potrà essere applicato indistintamente a chiunque partecipi a un gruppo, ma è necessario che il destinatario abbia ricevuto, nei cinque anni precedenti, determinati provvedimenti di prevenzione oppure sia stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per specifici reati contro la persona o il patrimonio commessi in luoghi pubblici. La misura potrà riguardare anche i minorenni dai 14 anni. Rispetto agli strumenti già esistenti, come l’avviso orale del questore e i divieti di accesso ad alcune aree urbane, viene dunque introdotto un divieto più mirato: non soltanto frequentare determinati luoghi, ma radunarsi con determinate persone.

Fermo preventivo anche fuori dalle manifestazioni

Un ulteriore intervento amplia la possibilità per le forze di polizia di accompagnare una persona negli uffici e trattenerla per accertamenti preventivi. La disciplina attuale consente, in occasione di manifestazioni pubbliche e in presenza di specifiche condizioni di pericolo, il trattenimento fino a 12 ore di persone considerate pericolose per il pacifico svolgimento dell’evento. Il decreto estende questa possibilità anche a operazioni di prevenzione svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, quindi non necessariamente durante una manifestazione.

La valutazione dovrà basarsi su circostanze concrete, come il possesso di oggetti potenzialmente offensivi, precedenti penali o segnalazioni di polizia relativi a determinati reati. Restano applicabili il limite massimo di 12 ore e le garanzie previste dalla disciplina attuale.

Cinquecento militari per Milano

L’ultimo articolo contiene una misura straordinaria per Milano, collegata ai gravi incidenti richiamati nella bozza. Il governo prevede di aumentare di 500 unità il contingente delle Forze armate destinato al controllo del territorio cittadino fino al 31 dicembre 2026. Il Ministero della Difesa potrà ricorrere a procedure di somma urgenza per acquistare servizi e forniture necessari all’impiego dei militari. La spesa indicata è di circa 5 milioni di euro, ma non è chiara al momento quale sarà la copertura finanziaria.

Nel complesso, il decreto segna un ulteriore irrigidimento delle politiche di sicurezza, soprattutto nei confronti delle violenze collettive e della criminalità minorile. Il cambiamento non riguarda solo l’aumento delle pene, ma anche gli strumenti preventivi e le possibilità di intervento della polizia prima o dopo gli incidenti.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.