Nel tardo pomeriggio di giovedì 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge del ministro della Giustizia Carlo Nordio che modifica le norme riguardanti l’imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, ossia quando possono essere sottoposti a processo. Ad oggi, in Italia possono essere imputate, e quindi chiamate a rispondere degli eventuali reati, tutte le persone dai 18 anni. Le persone tra i 14 e i 18 anni sono considerate di norma come incapaci di intendere e di volere, e per essere processate per un reato è necessario che il pubblico ministero e il giudice dimostrino il contrario, ossia che erano coscienti delle loro azioni. Le persone minori di 14 anni invece non sono imputabili in nessun caso.

Il disegno di legge di Nordio, di cui Pagella Politica ha preso visione, punta a invertire questo meccanismo. In pratica, il testo modifica l’articolo 98 del codice penale, quello che regola l’imputabilità dei minori, stabilendo che per le persone tra i 14 e i 18 anni la capacità di intendere e di volere nel caso di commissione di un reato «si presume fino a prova contraria». Con questa modifica, il pubblico ministero e il giudice non dovranno più dimostrare la capacità del minore di capire ciò che stava facendo e di controllare le proprie azioni. Al contrario, sarà il diretto interessato, ossia il minore, a dimostrare di essere stato incapace di intendere e di volere. Dunque, il pubblico ministero e il giudice potranno acquisire elementi per stabilire se, nel singolo caso, possa essere superata la presunzione. 

Il testo del governo non è in vigore da subito e per diventare legge dovrà essere approvato sia dalla Camera che dal Senato nella stessa versione. «È il tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto “Caivano”, che sono stati adottati in questi anni proprio a seguito della recrudescenza dalla violenza minorile. Si tratta di una sorta di facilitazione delle indagini», ha spiegato il ministro della Giustizia nella conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri. «Partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia diciamo presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato dare la prova contraria di essere incapace di intendere e di volere», ha aggiunto il ministro. 

Sulla norma è intervenuta pure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni con un videomessaggio. «Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari. Ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono, perché sanno che tanto non accadrà loro nulla. È chiaro, la norma da sola non risolve il problema, né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento è un tassello, in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso», ha commentato Meloni. Su X, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha descritto la norma approvata dal governo come «una nuova stretta anti-maranza chiesta a gran voce dalla Lega».

Il provvedimento del governo è stato criticato dai partiti di opposizione. «Invece di investire nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei centri culturali e sportivi delle periferie, Meloni e Nordio scelgono di rispondere al disagio giovanile con il carcere e con una deriva autoritaria che sostituisce la prevenzione con il sospetto e le politiche sociali con il diritto penale», ha commentato per esempio il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. «L’abbassamento dell’età per l’imputabilità è una norma che non garantirà maggiore sicurezza e che riflette l’impostazione culturale di questo governo, a trazione populista e giustizialista, che pensa che il carcere sia la soluzione a tutti i fenomeni sociali», ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi.