Il centrodestra vuole riprovare a mettere le preferenze nella legge elettorale

Nonostante la bocciatura alla Camera, la maggioranza ha presentato un nuovo emendamento al Senato, firmato questa volta da tutti i partiti della coalizione
ANSA/IGOR PETYX
ANSA/IGOR PETYX
Nella mattinata di martedì 1 settembre al Senato è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla riforma della legge elettorale, il cosiddetto “Stabilicum”. La riforma, già approvata alla Camera, deve essere ora approvata dal Senato per diventare legge. Ma è probabile che sarà nuovamente modificata. Tra le varie richieste di modifica presentate, infatti, la maggioranza di centrodestra ha presentato un emendamento firmato da tutti i partiti per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale. L’emendamento è rilevante, perché nei mesi scorsi una proposta simile – presentata all’epoca solo da Fratelli d’Italia e Noi Moderati – era stata bocciata durante l’esame alla Camera per un solo voto di scarto. A luglio infatti la proposta per dare agli elettori la possibilità di votare direttamente per i propri candidati in Parlamento era stata bocciata alla Camera per via dei cosiddetti “franchi tiratori”, ossia i deputati di centrodestra che nel voto segreto hanno votato contro l’emendamento, affossandolo.
Dopo quel voto, in cui la maggioranza era sostanzialmente “andata sotto”, come si dice nel gergo parlamentare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si era detta amareggiata. Dopo il voto alla Camera diversi esponenti della maggioranza di centrodestra avevano detto che quello sulle preferenze è stato solo un inciampo e che la questione si sarebbe potuta risolvere al Senato, durante il secondo passaggio parlamentare della legge elettorale. «Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori», aveva scritto sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia).

E così dopo alcuni mesi l’emendamento sulle preferenze al Senato è effettivamente stato presentato. Questa volta con le firme di tutti i capigruppo del centrodestra in commissione Affari costituzionali, ossia di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. 

Il testo dell’emendamento non è ancora pubblicamente disponibile, ma Pagella Politica ne ha potuto prendere visione. In generale, l’emendamento sulle preferenze traccia un sistema simile a quello dell’emendamento presentato alla Camera. In base al nuovo emendamento, al momento del voto l’elettore oltre a votare per una lista potrà indicare fino a tre candidati preferiti della lista. Ogni lista deve presentare infatti sette candidati disposti in ordine alternato di genere. Il primo candidato della lista, ossia il capolista, è escluso dalle preferenze. Si tratta di fatto di un candidato bloccato, che mantiene una posizione prioritaria nell’assegnazione dei seggi. L’elettore invece potrà indicare fino a tre preferenze tra i candidati successivi. Se si esprime più di una preferenza, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda e la terza preferenza vengono annullate. 

L’emendamento disciplina anche alcuni casi particolari. Per esempio, se l’elettore mette il segno soltanto su un candidato non capolista, la preferenza è valida e vale anche come voto alla relativa lista; se invece vota una lista e dà la preferenza a un candidato di un’altra lista, quella preferenza è nulla.
Il fac-simile della scheda elettorale per l’elezione della Camera dei deputati in base al nuovo emendamento sulle preferenze
Il fac-simile della scheda elettorale per l’elezione della Camera dei deputati in base al nuovo emendamento sulle preferenze
Come hanno confermato a Pagella Politica fonti del centrodestra, la principale differenza rispetto all’emendamento sulle preferenze presentato alla Camera riguarda l’alternanza di genere dei candidati nella lista. Nell’emendamento alla Camera, l’alternanza di genere era imposta dal secondo candidato in poi. In altre parole, dopo un candidato capolista uomo poteva esserci al secondo posto un altro candidato uomo. Il nuovo emendamento invece prevede l’alternanza già a partire dal capolista. In pratica, se un capolista è uomo, il candidato successivo deve essere una donna. Il nuovo emendamento però non vieta che tutti i candidati capilista possano essere uomini: la decisione su questo viene lasciata ai singoli partiti. Il discorso è diverso invece per la lista dei candidati per i seggi del premio di maggioranza. In questo caso, i candidati sono tutti bloccati e vengono eletti solo nel caso in cui scatta il premio. 

Al contrario di quanto riportato da alcune fonti stampa nei giorni scorsi, al momento la maggioranza non ha presentato nessun emendamento per introdurre invece il ballottaggio nella legge elettorale. Il ballottaggio era previsto in una prima versione del testo della legge elettorale presentato alla Camera. Durante l’esame in commissione, però, il ballottaggio era stato eliminato per via delle critiche sollevate da diversi costituzionalisti. In ogni caso, sembra che la discussione sul ballottaggio sia ancora aperta. «La discussione sul ballottaggio non è ancora chiusa, stiamo ancora ragionando tra tutte le forze politiche di maggioranza sulla possibilità di reintrodurlo», ha spiegato a Pagella Politica il relatore della riforma al Senato Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia). Secondo fonti stampa, il ballottaggio servirebbe alla maggioranza per ridurre il possibile peso di Futuro Nazionale nel determinare il raggiungimento del premio. Allo stato attuale, in base ai sondaggi, il partito di Vannacci sembra fondamentale per il centrodestra per ottenere il premio, ma la maggioranza ha per ora escluso un’alleanza con il movimento dell’ex generale. Con il ballottaggio, se Futuro Nazionale dovesse andare da solo, gli elettori di Vannacci si troverebbero infatti “costretti” a votare per il centrodestra, oppure decidere di non votare.

Sul ballottaggio, per ora, è stato presentato un solo emendamento firmato a titolo personale dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, ex presidente del Senato. Secondo fonti stampa, l’emendamento di Pera prevede un secondo turno di votazione tra le due coalizioni più votate se superano entrambe il 38% per cento al primo turno, ma nessuna delle due ottiene almeno il 48 per cento dei voti. Il ballottaggio servirebbe a determinare quale tra le due coalizioni vincerebbe il premio di maggioranza, ossia i seggi in più alla Camera e al Senato destinati alla coalizione vincitrice. 

Al momento la riforma della legge elettorale introduce un sistema proporzionale corretto da un «premio di governabilità», ossia di maggioranza, che assegna un numero di seggi aggiuntivi alla lista o coalizione che arriva prima e ottiene almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere, così da garantirle la maggioranza assoluta dei parlamentari. 
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