Il tetto di stranieri a scuola esiste già

Il governo vuole introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, ma una soglia del genere c’è da oltre quindici anni
ANSA
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Il 20 settembre, intervenendo a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il governo porterà presto in Consiglio dei ministri un provvedimento sulla presenza degli studenti stranieri nelle scuole. «Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe», ha detto Meloni. Secondo la presidente del Consiglio, «non esiste» che in una classe i bambini italiani possano diventare una minoranza. Il provvedimento annunciato dovrebbe contenere anche l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico e il divieto di burqa e niqab a scuola. Al momento, però, il testo del provvedimento non è ancora stato approvato e Meloni non ha specificato quale sarà concretamente il numero massimo di studenti stranieri consentito per classe. 

L’idea di fissare un limite, comunque, non è nuova. Come avevamo già raccontato a marzo 2024, una proposta simile era stata avanzata dal leader della Lega Matteo Salvini. In Italia, però, esiste già una soglia per la presenza degli studenti stranieri nelle classi.

Il limite del 30 per cento

La soglia risale al gennaio 2010, quando il Ministero dell’Istruzione, allora guidato da Mariastella Gelmini, pubblicò una circolare con le «indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana».

La circolare stabilisce, come criterio generale, che gli studenti con cittadinanza non italiana non debbano superare il 30 per cento degli iscritti in ciascuna classe. La misura aveva l’obiettivo di distribuire gli studenti stranieri in maniera più equilibrata tra scuole e classi e di evitare concentrazioni troppo elevate. Il limite, però, non è assoluto. Gli Uffici scolastici regionali possono innalzarlo quando gli studenti stranieri hanno competenze linguistiche adeguate, per esempio nel caso di ragazzi nati e cresciuti in Italia, oppure abbassarlo in presenza di studenti con una conoscenza dell’italiano insufficiente a seguire normalmente le lezioni. Inoltre, il superamento della soglia non consente a una scuola di rifiutare l’iscrizione di un minore.

Il riferimento alla soglia del 30 per cento non è rimasto soltanto in un documento del 2010. Negli anni successivi il ministero ha continuato a richiamarla nelle disposizioni sulle iscrizioni. Per esempio, nella nota per le iscrizioni all’anno scolastico 2024/2025 il ministero ricordava agli Uffici scolastici regionali la necessità di programmare i flussi delle iscrizioni, fissando «di norma» al 30 per cento la presenza massima nelle singole classi di studenti con cittadinanza non italiana o con una ridotta conoscenza della lingua italiana. Anche le disposizioni sulla formazione delle classi pubblicate in Gazzetta Ufficiale hanno richiamato la circolare del 2010, precisando però che la sua applicazione non deve comportare un aumento del numero complessivo delle classi.

Che cosa vuole cambiare il governo

La differenza principale tra la situazione attuale e quanto annunciato da Meloni sta dunque nelle parole «per legge».

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha riconosciuto esplicitamente nelle scorse settimane che il limite del 30 per cento esiste già. L’11 settembre ha detto che è previsto da «una circolare che non è mai stata attuata» e che il governo intende intervenire con una legge, dando agli Uffici scolastici regionali indicazioni più stringenti per coordinare la distribuzione degli studenti tra le scuole. Già all’inizio di agosto Valditara aveva annunciato l’intenzione di «ribadire» e «rafforzare» la direttiva esistente. L’ipotesi era quella di affidare agli Uffici scolastici territoriali un ruolo maggiore nel distribuire gli studenti stranieri tra classi e scuole vicine, con una particolare attenzione alla loro conoscenza dell’italiano.

In poche parole, il governo non parte da zero: il tetto del 30 per cento esiste già, ma oggi è una soglia indicata da una circolare ministeriale, con deroghe e senza un divieto assoluto di superarla. L’intervento annunciato da Meloni punta invece, stando alle dichiarazioni finora disponibili, a introdurre il limite in una legge e a renderne più concreta l’applicazione. Per sapere quanto la nuova disciplina sarà diversa da quella attuale bisognerà però aspettare il testo del provvedimento: non è ancora chiaro, per esempio, quale percentuale verrà stabilita, quali studenti saranno conteggiati nel limite e quali deroghe saranno previste.

Perché il limite viene superato

L’esistenza di questa circolare non vuol dire che il limite del 30 per cento sia rispettato in tutte le scuole italiane. La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana infatti è molto disomogenea sul territorio: è maggiore in alcune regioni del Nord e del Centro e, all’interno delle stesse città, tende a concentrarsi in determinati quartieri. Se in una zona vivono molte famiglie straniere, rispettare rigidamente un tetto per ogni classe può significare dover assegnare alcuni studenti a scuole più lontane da casa.

È una delle obiezioni sollevate dopo l’annuncio di Meloni dall’Associazione nazionale presidi (ANP). Il suo presidente Antonello Giannelli ha ricordato che, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e nelle elementari, uno dei criteri fondamentali è la vicinanza della scuola all’abitazione della famiglia. «Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?», si è chiesto Giannelli. Su questo problema di applicazione, lo stesso Valditara ad agosto era intervenuto dicendo che secondo lui gli studenti potevano eventualmente essere distribuiti in scuole vicine, ma non mandati «a chilometri di distanza».

Quanti sono gli studenti stranieri

Secondo gli ultimi dati disponibili, elaborati dalla Fondazione Iniziative e studi sulla mobilità umana (Ismu) su fonte Istat e relativi all’anno scolastico 2024/25, gli alunni con cittadinanza non italiana erano circa 931 mila, pari all’11,6 per cento della popolazione scolastica. La media nazionale, però, dice relativamente poco sul problema del tetto, proprio perché gli studenti stranieri non sono distribuiti in modo uniforme.

Nel nostro precedente articolo, sulla base dei dati ministeriali dell’anno scolastico 2021/2022, avevamo mostrato che il 7,2 per cento delle scuole aveva più del 30 per cento di studenti con cittadinanza non italiana. La quota saliva al 17,4 per cento in Emilia-Romagna, al 14 per cento in Lombardia e all’11,3 per cento in Veneto. Nelle singole classi superava la soglia del 30 per cento l’11,2 per cento delle classi delle elementari, il 6,2 per cento di quelle delle medie e il 3,1 per cento di quelle delle superiori. Questi dati mostrano anche un’altra distinzione importante: se si consideravano soltanto gli studenti stranieri nati all’estero, e non anche quelli con cittadinanza straniera nati in Italia, le classi sopra il 30 per cento scendono allo 0,5 per cento del totale.

Insomma, l’Italia ha già dal 2010 un tetto del 30 per cento per la presenza degli studenti stranieri nelle classi, ma si tratta di un criterio flessibile, derogabile e spesso difficile da applicare. La novità annunciata da Meloni non è l’introduzione da zero di un limite, bensì la volontà di trasformarlo in una disposizione di legge e rafforzarne l’applicazione. Quanto cambierà davvero rispetto alle regole attuali dipenderà dal testo che il governo porterà in Consiglio dei ministri.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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