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No, l’inflazione non si è dimezzata grazie al decreto “Trasparenza” sui carburanti

| 18 agosto 2023
La dichiarazione
«A dicembre dell’anno scorso l’inflazione era quasi al 12 per cento. A luglio di quest’anno era al 5,9 per cento. Si è dimezzata l’inflazione da quando il governo ha realizzato il decreto “Trasparenza” in gennaio»
Fonte: Agorà – Rai3 | 18 agosto 2023
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Verdetto sintetico
È vero che l’aumento dei prezzi è rallentato, ma la dichiarazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy è scorretta.
In breve
  • A luglio l’inflazione in Italia era pari al 5,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno prima, a dicembre 2022 aveva segnato un +11,6 per cento. Ma il decreto “Trasparenza” non c’entra: per esempio il cartello con i prezzi medi dei benzinai è diventato operativo solo il 1° agosto. TWEET
  • L’inflazione sta calando da mesi anche nel resto dell’area euro: questa dinamica è spiegata dal calo del prezzo dell’energia e dall’aumento dei tassi di interesse della Bce. TWEET
Il 18 agosto, ospite ad Agorà Estate su Rai 3, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (Fratelli d’Italia) ha dichiarato (min. -1:40:25) che l’inflazione in Italia «si è dimezzata», passando dal «quasi 12 per cento» al 5,9 per cento tra dicembre 2022 e luglio 2023, dopo che il governo Meloni ha approvato a gennaio il decreto “Trasparenza”.

È vero che negli ultimi mesi l’aumento dei prezzi è rallentato, ma il merito non è del provvedimento del governo.

L’andamento dell’inflazione

Secondo i dati Istat più aggiornati, a luglio l’inflazione in Italia è aumentata del 5,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, confermando «la fase di rallentamento» della crescita dei prezzi. A dicembre 2022 l’aumento rispetto allo stesso mese del 2021 era stato pari all’11,6 per cento, ossia il «quasi 12 per cento» a cui ha fatto riferimento Urso. 

Dunque l’inflazione continua a crescere, ma meno rispetto a quanto avveniva nella seconda metà del 2022. Questa dinamica è davvero merito del decreto “Trasparenza”, chiamato anche decreto “Carburanti”?
Grafico 1. Andamento dell’inflazione in Italia – Fonte: Istat
Grafico 1. Andamento dell’inflazione in Italia – Fonte: Istat

Che cosa c’era nel decreto “Trasparenza”

Questo decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2023 ed è stato convertito in legge dal Parlamento a marzo. Il suo titolo ufficiale è: “Disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico”. Come si evince, le misure principali contenute nei sette articoli del provvedimento hanno riguardato i carburanti. 

Tra le altre cose, il decreto “Trasparenza” ha introdotto l’obbligo per i distributori di esporre il prezzo medio giornaliero dei carburanti e una serie di sanzioni per i trasgressori. Questo obbligo è scattato il 1° agosto, quindi è alquanto improbabile che abbia avuto effetti sull’inflazione già nei mesi precedenti, anzi. In questi giorni c’è chi ipotizza che il cartello abbia contribuito a un aumento dei prezzi, come aveva già suggerito a gennaio l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) in un’audizione in Parlamento. Il decreto ha anche previsto un meccanismo per la riduzione delle accise sui carburanti, che in questi mesi però sono rimasti sui livelli precedenti al taglio temporaneo introdotto dal governo Draghi, e ha rafforzato i poteri del Garante per la sorveglianza dei prezzi (chiamato anche “Mister Prezzi”). Questo garante ha il compito di arginare eventuali fenomeni speculativi su segnalazione dei cittadini.

Perché l’inflazione rallenta

Come abbiamo sottolineato in un altro fact-checking, ci sono almeno due motivi che spiegano perché l’inflazione non è scesa per merito del governo Meloni. In questi mesi il fattore principale che sta determinando il rallentamento dell’inflazione è il calo del costo dell’energia, in discesa ormai da mesi, che è stato la causa più significativa alla base della crescita dell’inflazione in Europa nel 2022 (già nel 2021 si erano registrati i primi aumenti a causa, tra le altre cose, della riduzione dell’offerta da parte della Russia). Il calo del costo dell’energia non è riconducibile a misure adottate dal governo Meloni, ma a dinamiche internazionali, tra cui l’aumento degli stoccaggi di gas in Europa, la riduzione della domanda di gas delle industrie e l’aumento della produzione di energie rinnovabili. 

Secondo Eurostat, poi, a luglio l’inflazione nei Paesi dell’area euro è cresciuta del 5,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2022, in calo rispetto a giugno. Pure in questo caso, se si osservano le varie componenti dell’indice dell’inflazione usato da Eurostat, si scopre che gli elementi non strettamente legati all’energia non hanno registrato riduzioni significativamente diverse rispetto al resto dell’area euro. Con tutta probabilità un’altra ragione del calo dell’inflazione nell’area euro sta nella politica monetaria adottata dalla Banca centrale europea (Bce), che dallo scorso anno ha alzato varie volte i tassi di interesse. L’aumento dei tassi di interesse ha portato a un rallentamento dell’attività economica e, soprattutto, dei prezzi.

Il verdetto

Secondo Adolfo Urso, tra dicembre e luglio l’inflazione in Italia «si è dimezzata» dopo che il governo Meloni ha approvato a gennaio il decreto “Trasparenza”. È vero che l’aumento dei prezzi è rallentato, ma la dichiarazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy è scorretta.

A luglio l’inflazione in Italia era pari al 5,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno prima, a dicembre 2022 aveva segnato un +11,6 per cento. Ma il decreto “Trasparenza” non c’entra: per esempio il cartello con i prezzi medi dei benzinai è diventato operativo solo il 1° agosto.

L’inflazione sta calando da mesi anche nel resto dell’area euro: questa dinamica è spiegata dal calo del prezzo dell’energia e dall’aumento dei tassi di interesse della Bce.

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