Carlo Calenda

Covid-19: Calenda la fa troppo semplice sui record negativi dell’Italia

«Oggi siamo il Paese che ha più mortalità e più danni economici»

Pubblicato: 30 dic 2020
Data origine: 28 dic 2020
Macroarea questioni sociali

Il 28 dicembre, ospite a Stasera Italia su Rete 4, il leader di Azione Carlo Calenda ha criticato la gestione del governo dell’emergenza coronavirus. Secondo Calenda, infatti, l’Italia sarebbe il Paese (min. 0:43) che «ha più mortalità e più danni economici», una dichiarazione poi ripresa anche dal profilo Twitter ufficiale del programma televisivo.

Al di là della critica legittima all’esecutivo, abbiamo verificato la dichiarazione di Calenda, che la fa un po’ troppo semplice. Non c’è dubbio che a livello europeo e mondiale siamo tra i Paesi più colpiti, sia per decessi che per danni all’economia, ma non è possibile dire che in entrambi abbiamo il primato. Vediamo nel dettaglio il perché.

Abbiamo il record di morti?

Iniziamo con i numeri dei decessi da coronavirus. Secondo i dati raccolti e rielaborati da molteplici fonti dalla Johns Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti), da inizio epidemia al 28 dicembre l’Italia ha registrato oltre 72 mila morti da Covid-19, quinta posizione in valore assoluto, dietro a Paesi molto più grandi del nostro, come Stati Uniti, Brasile, India e Messico.

Se si guarda al numero dei decessi in rapporto alla popolazione, al 28 dicembre il nostro Paese aveva registrato quasi 1,2 morti ogni mille abitanti, un dato superato solo da quello di altri quattro Stati, ma più piccoli del nostro (Grafico 1). Davanti a noi ci sono Belgio e San Marino (entrambi 1,6 morti ogni mille abitanti), Slovenia e Bosnia-Erzegovina (entrambi poco sopra gli 1,2 morti ogni mille abitanti).

Grafico 1. Il numero di morti Covid-19 in rapporto alla popolazione – Fonte: Our world in data

I diversi criteri di conteggio

Se non si contano queste poche eccezioni, le statistiche sembrano dunque dare ragione a Calenda. Ma come abbiamo spiegato più nel dettaglio di recente, le classifiche di questo tipo vanno prese con molta cautela: il limite principale dell’argomentazione del leader di Azione è quella di confrontare tra loro dati non direttamente comparabili.

A livello internazionale, sebbene esistano delle linee guida pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ogni Paese segue dei criteri propri per conteggiare le morti da Covid-19. Per esempio, anche i cinque grandi Paesi europei – Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito – hanno metodologie di conteggio diverse tra loro: nei conti francesi, non ci sono i decessi nelle case, in quelli britannici quelli avvenuti 28 giorni dopo la diagnosi di contagio.

Per non parlare di casi estremi come quello della Russia, che di recente ha ammesso che i morti da Covid-19 non sarebbero solo gli oltre 55 mila registrati, ma oltre 186 mila.

I problemi del tasso di letalità e degli eccessi di mortalità

Con ancora maggiore cautela vanno maneggiati anche i dati sul cosiddetto “tasso di letalità apparente”, ossia il rapporto tra il numero dei deceduti con quello sul totale dei casi diagnosticati, di cui Calenda ha parlato (min. 2:55) il 17 dicembre a Otto e mezzo su La 7. Al momento, in Italia questa percentuale è del 3,5 per cento, tra le più alte al mondo.

Ma anche qui organizzazioni internazionali come l’Oms o l’Ocse hanno messo in guardia dalla tentazione di confrontare con troppa leggerezza queste percentuali, dal momento che dipendono molto dalle diverse capacità di testing. Durante la prima ondata, per esempio, l’Italia riusciva a testare solo i casi più gravi.

Molti Paesi simili all’Italia hanno poi registrato forti eccessi di mortalità quest’anno rispetto agli anni passati: ossia, nel 2020 ci sono stati molti più morti rispetto al passato recente e in numero maggiore rispetto a quelli ufficiali da Covid-19, segno che le autorità non sono riuscite a tenere il conto di tutte le morti riconducibili alla pandemia.

I dati sugli eccessi di mortalità possono dare un’immagine più fedele, come ordine di grandezza, sull’impatto della Covid-19 sui decessi reali avvenuti nei singoli Stati. Ma al momento è anche qui ancora presto per fare classifiche precise, anche se alcune elaborazioni mostrano che Paesi come Spagna e Regno Unito hanno registrato picchi di mortalità in eccesso superiori ai nostri.

Ricapitolando: sebbene le statistiche ufficiali mostrano che l’Italia sia tra gli Stati al mondo più colpiti in termini di decessi da Covid-19, è impossibile dire con certezza che siamo quelli che hanno «più mortalità».

Abbiamo «più danni economici» di tutti?

Veniamo adesso alla sfera economica della crisi causata dalla pandemia. Calenda parla di «danni economici», un’espressione abbastanza vaga, dal momento che può fare riferimento a diversi aspetti: dalla crescita del Pil all’occupazione, passando per la produzione industriale.

Qui ci concentreremo solo sul primo elemento, ossia l’andamento generale dell’economia, un indicatore che negli ultimi mesi è spesso stato rapportato con la mortalità da alcuni osservatori indipendenti (come quelli di Our world in data, progetto curato dall’Università di Oxford) per capire quali Paesi hanno conciliato di più la salvaguardia della salute con quella dell’economia.

Le previsioni di Fmi, Ocse e Ue

A fine 2020, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) uscite a ottobre scorso, il Pil italiano registrerà un calo del -10,6 per cento rispetto al 2019, un calo molto significativo – il peggiore tra i membri del G7 – inferiore però rispetto a quello stimato per Paesi come Argentina (-11,8 per cento) e Spagna (-12,8 per cento). Secondo le previsioni di dicembre 2020 dell’Ocse, invece, l’Italia perderà quest’anno il 9,1 per cento, una percentuale uguale a quella della Francia, ma più bassa di Paesi come il Regno Unito (-11,2 per cento) e India (-9,9 per cento).

Anche secondo le stime della Commissione Ue, uscite a inizio novembre scorso, a fine 2020 la Spagna registrerà un calo del Pil del -12,4 per cento, superiore al nostro -9,9 per cento (ma si aspetta che crescerà di più nel 2021). Il Regno Unito, secondo Bruxelles, segnerà invece un -10,3 per cento, crescendo meno dell’Italia anche nel 2021.

Ribadiamo che stiamo parlando di previsioni, con un conseguente ampio margine di incertezza. Per integrare il nostro ragionamento, possiamo però guardare i dati sul calo del Pil registrato nei primi nove mesi del 2020 (tre trimestri): qui siamo davvero ultimi in classifica?

Secondo i dati Eurostat più aggiornati, usciti a metà novembre, nei primi tre mesi del 2020 l’Italia – primo grande Paese europeo a essere colpito dalla pandemia – aveva perso il 5,5 per cento rispetto al trimestre precedente, un calo superato nell’Ue solo dal -5,9 per cento della Francia. La stessa Francia ha fatto peggio di noi nel secondo trimestre del 2020, con un -13,7 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

Anche la Spagna, con un -17,8 per cento, è scesa più di noi, che nel secondo trimestre 2020 siamo calati del 13 per cento. Il Regno Unito, nello stesso periodo, ha subito un -19,8 per cento del Pil. È vero però che nel terzo trimestre di quest’anno – luglio-settembre 2020 – Spagna e Francia sono risaliti più dell’Italia, nonostante per settimane il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avesse ripetuto che la nostra crescita sarebbe stata più alta della loro.

Discorso analogo vale se prendiamo in considerazione le variazioni dei trimestri 2020 con quelli del 2019: anche qui, siamo tra i peggiori, ma non il Paese peggiore.

Le stime dell’Inet, riprese da Ft

Qualche giorno fa, Calenda ha pubblicato su Twitter un grafico – ripreso il 24 novembre anche dal Financial Times – realizzato dal think tank statunitense Institute for new economic thinking (Inet). Il grafico mette in relazione il numero delle morti Covid-19 di vari Paesi – da prendere con le pinze, come abbiamo visto sopra – con una stima dei danni economici registrati nel secondo trimestre 2020, rispetto allo stesso del 2019.

Tra i danni economici, rielaborati dal think tank su dati del Fmi, sono considerati, oltre il calo del Pil, anche i debiti contratti per far fronte all’emergenza. Secondo questa stima – comunque «approssimativa», come la definisce la stessa Inet, e relativa a un periodo preciso, non a tutto il 2020 – l’Italia sarebbe stato il Paese economicamente più colpito (Grafico 2).

Grafico 2. Le stime dell’Inet sul rapporto tra morti Covid-19 e danni economici – Fonte: Inet

Ricapitolando: la previsione sulla crescita del Pil italiano a fine anno è tra le peggiori, ma non la peggiore; i dati sui trimestri del 2020 mostrano che il nostro Pil ha subito cali molto significativi, ma non i più significativi.

Prima di concludere, vanno sottolineate almeno due cose. In primo luogo, va ricordato che stiamo confrontando Paesi con ritmi di crescita diversi. Negli ultimi anni Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno sempre registrato aumenti del Pil più elevati del nostro. In secondo luogo, secondo le stime l’Italia sarà il Paese che riceverà più risorse dal Next generation Eu, circa 209 miliardi di euro su 750, segno che l’Ue stessa riconosce che siamo tra i Paesi più colpiti dalla crisi coronavirus (tra i criteri per l’assegnazione dei soldi viene però considerato anche il livello di disoccupazione registrato tra 2015 e 2019).

Il verdetto

Secondo Carlo Calenda, l’Italia è il Paese che «ha più mortalità e più danni economici» causati dall’emergenza coronavirus. Abbiamo verificato e il leader di Azione dà per certo qualcosa di molto difficile da stabilire.

In primo luogo, le statistiche ufficiali – tolte poche eccezioni – dicono che l’Italia sia davvero il Paese al mondo con più morti da Covid-19 in rapporto alla popolazione. Ma le classifiche internazionali di questo tipo contengono dati sui “morti” che vengono conteggiati con criteri diversi tra i vari Paesi. Confronti puntuali, dunque, non sono possibili.

Per quanto riguarda i danni economici, le previsioni sull’andamento del Pil italiano a fine 2020 dicono che il nostro Paese sarà tra quelli più colpiti, ma non il più colpito (a meno che non si guardi alla distribuzione dei fondi del Next generation Eu, che però tengono conto di diversi fattori). Si tratta pur sempre di previsioni, ma anche i dati trimestrali sull’andamento del Pil nel 2020 dicono che alcuni Paesi Ue hanno subito cali peggiori del nostro, anche se probabilmente vedranno una crescita futura più sostenuta.

In conclusione, Calenda si merita un “Nì”.

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