Pubblicato: mercoledì 13 marzo 2019
Dieci cose sul M5s «da non dire a nessuno»: il fact-checking

Il 2 marzo 2019, il Blog delle stelle ha pubblicato un articolo intitolato “Cose sul MoVimento 5 Stelle da non dire a nessuno”, che rivendica i successi del M5s al governo con tono provocatorio. Secondo il Blog, infatti, nessuno sembra voler parlare di questi successi perché «del MoVimento 5 Stelle bisogna solo parlar male».

Tra i dieci risultati rivendicati dal Movimento ci sono, tra gli altri, la rimozione delle concessioni autostradali ai Benetton, il reddito di cittadinanza, “quota 100” e lo stanziamento di fondi per i truffati alle banche.

Ma su quanti provvedimenti ha ragione l’articolo? Abbiamo accettato la sfida di “parlarne”, verificando quanto è stato fatto ad oggi dal M5s.

«La forza politica con il più alto numero di laureati»

In passato, questo risultato è stato spesso rivendicato dal Movimento. Ce ne siamo occupati già nel 2015, quando l’allora deputato del M5s Alessandro Di Battista aveva dichiarato aveva dichiarato – a torto – che «l’88 per cento dei nostri è laureato»; e a maggio 2017, quando sullo stesso tema avevamo assegnato a Luigi Di Maio, per una dichiarazione simile, una “Panzana pazzesca”.

Insomma, la scorsa legislatura questo “record” non era vero. E in questa?

La Camera dei deputati fornisce una distinzione tra i gruppi parlamentari e i rispettivi titoli di studio dei suoi membri. Tra i deputati attualmente in carica, circa il 70 per cento sul totale sono laureati. In questo gruppo, gli esponenti laureati del M5s sono la componente più numerosa, circa un quarto (il 26,2 per cento). Il Movimento 5 Stelle ha quindi il maggior numero di laureati in senso assoluto, ma questo dipende chiaramente anche dal fatto che è stata la singola forza politica a ottenere più voti alle ultime elezioni (circa il 33%) e ad aver eletto più rappresentanti (227 alla Camera e 111 al Senato).

Guardiamo allora alle percentuali. I deputati pentastellati, oggi, sono in totale 220 dopo alcuni abbandoni. Tra questi, 165 sono laureati: il 75 per cento. Ci sono gruppi parlamentari che possono rivendicare risultati migliori: i rappresentanti alla Camera di Liberi e Uguali, ad esempio, sono in totale 14 di cui 12 laureati e, quindi, l’85,7 per cento.

Il Senato non ha invece pubblicato una tabella come quella della Camera. L’unica informazione ufficiale che proviene da questo ramo del Parlamento è quella relativa al numero totale di senatori laureati (151).

Secondo una nostra rielaborazione sulla base dei dati forniti da Openpolis (consultabile qui), i senatori del M5s non sono “i più laureati”, almeno in percentuale. Consultando le singole schede dei senatori, di cui Openpolis registra anche il titolo di studio (a differenza del Senato: si veda ad esempio qui e qui), solo il 43 per cento dei senatori del M5s (46 su 107) è in possesso di un titolo di laurea, contro il 66,6 per cento dei colleghi di Fratelli d’Italia (12 su 18) e il 70 per cento dei democratici (36 su 52).

Per molti dei senatori M5s, bisogna dire, Openpolis non registra il titolo di studio: questo avviene in misura molto maggiore, ad esempio, rispetto agli esponenti di Fratelli d’Italia o del Partito democratico, con cui abbiamo fatto il confronto.

Nel complesso, se confrontiamo il totale dei laureati (Camera e Senato) di M5s e Partito democratico scopriamo che nel primo caso si tratta, in totale, di 211 esponenti e nel secondo di 117. In conclusione, è possibile che il M5s abbia portato in Parlamento il maggior numero di laureati in senso assoluto, mentre in percentuale ci sono gruppi più “istruiti”.

«Siamo i firmatari di 8 provvedimenti su 10 fatti, ad oggi, da questo Governo»

Come abbiamo verificato in una nostra analisi del 7 marzo 2019, le cose non stanno proprio così.

I dieci provvedimenti a cui fa riferimento l’articolo sono, con ogni probabilità: il rapporto deficit/Pil al 2,04 per cento; il reddito di cittadinanza; la “quota 100”; il decreto “Dignità”; lo “Spazzacorrotti”; l’abolizione dei vitalizi; il cambio di rotta nella politiche migratorie; la legittima difesa; le riforme costituzionali e i risarcimenti per coloro che sono stati truffati dalle banche.

Solo quattro casi su dieci sono risultati del tutto rivendicabili dal M5s. Si tratta, nello specifico, del reddito di cittadinanza, del decreto “Dignità”, dello “Spazzacorrotti” e dell’abolizione dei vitalizi.

Due provvedimenti già approvati sono infatti rivendicabili dalla Lega: "Quota 100” e decreto Sicurezza (e in generale politiche migratorie).

Altri due sono rivendicabili dall’intero governo e sono la trattativa con la Ue per portare il rapporto deficit/Pil al 2,04% e il risarcimento per i risparmiatori truffati dalle banche.

Infine la legittima difesa, legge targata Lega, e le riforme costituzionali, care soprattutto al M5s, non sono ancora state approvate dal Parlamento, e dunque non sono provvedimenti di cui sia corretto rivendicare il merito.

«Grazie al Decreto Dignità le conversioni delle assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute oltre il 100 per cento»

Il cosiddetto decreto “Dignità” (87/2018), approvato a metà luglio e convertito in legge il 9 agosto dello scorso anno, ha introdotto alcune novità in tema di lavoro che, secondo il M5s, avrebbero contribuito a un aumento dei contratti a tempo indeterminato.

Rispetto al 2017, i dati relativi all’intero 2018 condivisi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps mostrano una generale crescita delle variazioni contrattuali che prevedono il passaggio da un contratto a termine o di apprendistato a uno a tempo indeterminato. Questo miglioramento era già in atto prima del decreto “Dignità”, ma si è accentuato una volta entrata in vigore la misura.

Nei primi sei mesi del 2018, quindi senza decreto Dignità, le trasformazioni dei rapporti di lavoro da contratti a termine o di apprendistato a contratti a tempo indeterminato erano aumentate del 44,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, passando da 183.025 a 264.264. Tra luglio e dicembre 2018 (dopo l’introduzione del decreto “Dignità”), le conversioni di rapporti di lavoro da tempo determinato a indeterminato sono poi aumentate del 72 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (da 189.229 a 326.594). Una cifra inferiore all’«oltre il 100 per cento» di cui parla il post.

Non è comunque semplice stimare gli effetti di uno specifico intervento legislativo. Bisognerebbe infatti valutare come sarebbero andate le cose senza senza quel provvedimento. Dunque, anche se è vero che le conversioni delle assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate, non è per forza detto che la causa sia l'introduzione del decreto “Dignità”.

«Abbiamo mandato soldi ai piccoli comuni di tutta Italia»

La legge di Bilancio per il 2019 (art. 1, co. 107) ha assegnato 400 milioni di euro ai comuni italiani per realizzare gli investimenti necessari per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e per la valorizzazione del patrimonio culturale. Il testo specificava che, entro il 10 gennaio 2019, dovevano essere assegnati i contributi con decreto del ministero dell’Interno. I beneficiari sarebbero stati tutti quei comuni la cui popolazione raggiungeva il numero massimo di 20 mila abitanti.

Proprio il 10 gennaio 2019 il capo del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del ministero dell’Interno Elisabetta Belgiorno ha infatti firmato il decreto per la distribuzione dei contributi per i piccoli comuni. L’elenco dei comuni beneficiari testimonia (in linea con quanto rivendicato dal M5s) che si tratta di località distribuite nelle diverse aree della nostra penisola.

«Abbiamo tolto la concessione ai Benetton perché il ponte [...] è crollato»

Il giorno successivo al crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto 2018, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva scritto su Facebook che erano state avviate le pratiche per la revoca della concessione ad Austrade per l’Italia. Un provvedimento simile era stato promesso anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, e da quello dell’Interno Matteo Salvini.

Come abbiamo sottolineato in una nostra precedente analisi, in Italia le autostrade sono di proprietà dello Stato e sono affidate in concessione a privati (come Autostrade per l’Italia) o a società a partecipazione pubblica (come Anas). La famiglia Benetton è la principale azionista di Atlantia, società che controlla Autostrade e che ha in gestione circa tremila chilometri della rete autostradale italiana.

Ai primi di marzo 2019 la concessione non è stata però revocata: farlo sarebbe tutt’altro che semplice. La revoca delle concessioni autostradali con un decreto legge ha un costo stimato - avevamo spiegato qui in base a quale calcolo - tra i 15 e i 20 miliardi di euro in indennizzi alla società. L’unico modo per evitare questi costi esorbitanti sarebbe dimostrare che Autostrade per l’Italia abbia commesso errori di adempimento nella gestione del tratto stradale crollato. Ma non è l’esecutivo, bensì la magistratura, il potere dello Stato chiamato a dimostrare eventuali errori di adempimento. Non è insomma possibile per il governo - a dispetto delle promesse fatte - procedere a questa revoca, senza aspettare un eventuale giudizio negativo dei giudici (o senza pagare indennizzi miliardari).

Lo stesso ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sembra non aver inoltre fornito precise informazioni circa lo stato della revoca durante un question time alla Camera del 28 febbraio 2019.

«Con la legge SpazzaCorrotti i corrotti vanno in carcere sul serio»

Il 18 dicembre 2018 è stato approvata la legge Anticorruzione (nota anche come “SpazzaCorrotti”). La legge (art. 1 comma 1) aumenta le pene per determinati reati di tipo corruttivo. Anche in passato, però, i corrotti andavano in carcere: la nuova misura inasprisce le pene per reati che già erano puniti con la detenzione.

Per esempio, sono state inasprite le pene accessorie e sono state aumentate le principali pene per i delitti di corruzione per l'esercizio della funzione (a 1-6 anni a 3-8 anni) e di traffico di influenze illecite (da 1-3 anni a 1-4 anni e sei mesi). Viene inoltre introdotta (art. 1 comma 1 lett.I) un’aggravante del delitto di «indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato» quando il responsabile è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio.

Nella legge, viene poi previsto il cosiddetto “Daspo per i corrotti” (misura presente anche nel programma elettorale del M5s), cioè il divieto per corrotti e corruttori di far parte della pubblica amministrazione e di avere affari con essa per un determinato arco di tempo.

Il divieto (art. 1 comma 1 lett. m) ha una durata da 5 a 7 anni in caso di condanne fino a 2 anni di reclusione. L’interdizione e il divieto diventano a vita se la condanna è superiore ai due anni.

«Stiamo portando in aula al Senato il Reddito di Cittadinanza e Quota 100»

Il decreto 4/2019 contiene al suo interno due delle misure bandiera del governo Conte: il reddito di cittadinanza e la “Quota 100”. È stato approvato al Senato il 27 febbraio 2019, qualche giorno prima della pubblicazione del post, e al 4 marzo 2019 è in corso di esame in Commissione alla Camera.

Le misure, dunque, sono già state «portate» al Senato e sono anzi alla fase successiva del loro iter.

«Silenzio, per favore, anche sulle trivelle!»

Per quanto riguarda le richieste di permessi di trivellazioni nel Mar Ionio, nei mesi scorsi Lega e M5s hanno mostrato di avere pareri opposti.

Da un lato, il M5s voleva sospendere le nuove ricerche di idrocarburi in attesa dell’approvazione del Piano per la transazione energetica sostenibile, e rideterminare i canoni di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi. Dall’altro lato, la Lega voleva aumentare i canoni alle aziende e tutelare i posti di lavoro. Numerose sono state comunque le critiche degli ambientalisti verso il M5s, accusato di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale.

A fine gennaio 2019, è stato però raggiunto un compromesso, stabilendo che i canoni per le concessioni siano aumentati di 25 volte – il M5s aveva inizialmente optato per 35 – e che le ricerche di idrocarburi siano sospese per 18 mesi.

«Alzeremo anche il salario minimo garantito»

Entriamo qui nel campo delle promesse. Il 12 luglio 2018 è stato presentato a firma di Nunzia Catalfo (M5s) il disegno di legge 658 che propone l’istituzione di un salario minimo orario. La finalità, come si legge all'art. 1, è quella di garantire ai lavoratori una «retribuzione complessiva proporzionata e sufficiente alla quantità e qualità del lavoro prestato».

Al 16 gennaio 2019 la proposta risultava in corso di esame al Senato, in commissione Lavoro, e quindi non si può rivendicare, al momento, un risultato concreto.

«Sono stati stanziati soldi per i truffati dalle banche»

Il Fondo indennizzo risparmiatori è previsto dalla legge di Bilancio per il 2019 (art. 1 co. 493) per intervenire a favore di coloro che sono stati coinvolti nel fallimento di alcune banche italiane (tra cui Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca). Per il fondo è stato previsto lo stanziamento di 1,575 miliardi di euro (525 milioni l'anno per il periodo 2019-2021). La tutela dei risparmiatori truffati era presente all’interno del programma elettorale del M5s.

La misura rischia però di essere bocciata dall’Unione europea, come evidenziato dal Sole 24 Ore. La Commissione europea, infatti, «ha contestato il fatto che la manovra non prevede, come precondizione per essere indennizzati, il riconoscimento della vendita fraudolenta (misselling) da parte di un giudice o di un arbitro» e critica la possibile platea di investitori rimborsabili.

In attesa di eventuali decisioni della Ue, possiamo comunque ritenere che per ora il M5s abbia ragione a rivendicare il risultato ottenuto.

In conclusione

Se è vero che il Movimento sta cercando di portare avanti parecchie promesse fatte e impegni presi in campagna elettorale, è però anche vero che è prematuro rivendicare tutti i risultati elencati. In due casi, poi, quanto scritto nel post sembra sbagliato o fuorviante.

Misure come il reddito di cittadinanza, la “quota 100” e il fondo per i risparmiatori truffati possono infatti considerarsi realizzate. Altre, come l’introduzione del salario minimo orario, sono ancora in fase di discussione, peraltro iniziale. Su altre ancora, il risultato ottenuto è stato esagerato, come nel caso della legge “Spazzacorrotti” o del “decreto Dignità”.

È poi sicuramente scorretto rivendicare di aver il più alto numero di laureati tra i propri rappresentanti e di aver tolto la cessione ai Benetton per il crollo del ponte Morandi a Genova.

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